Ragadi al seno in allattamento: ecco come curarle e evitarle

ragadi seno allattamento

Last updated on Dicembre 29th, 2021 at 08:50 am

Le ragadi al seno in allattamento sono abbastanza frequenti dopo il parto. Anche se non tutte le donne ne soffrono, per fortuna! Sono dei tagli, spesso dolorosi e sanguinolenti che si formano sul seno durante l’allattamento.  Averle non è normale e non fa bene all’allattamento. Ecco come curarle ed evitarne la formazione.

Ragadi e allattamento

Nei primissimi giorni dopo il parto può essere normale avere i capezzoli un po’ più sensibili. Se sentite dolore e soprattutto, se vedete delle piccole crosticine o dei tagli, è opportuno correggere l’attacco al seno e evitare le cause che potrebbero aver provocato la ragade. Piccole o grandi che siano, le ragadi possono causare anche dolori molto intensi. Non bisogna sottovalutare questo dolore, né pensare, come spesso accade, che avere le ragadi sia normale.

Come si formano la ragadi al seno

La ragade si forma quando l‘attacco del bambino al seno non è corretto. Se  il bambino succhia solo il capezzolo, non apre bene la bocca e non succhia tutta l’areola, il capezzolo potrebbe essere sfregato o schiacciato tra la lingua ed il palato duro. In questo caso è facile che la pelle si sensibilizzi e sia soggetta a dei tagli. Il bambino deve succhiare non solo il capezzolo ma tutta l’areola. Il capezzolo, durante la suzione, deve essere in fondo al palato molle del bambino e non anteriormente nella bocca.

Attacco corretto al seno

Le ragadi possono formarsi anche quando si è in presenza di un seno molto turgido, oppure di un ingorgo mammario. In questi casi infatti, il bambino avrà molte difficoltà a succhiare bene il seno e potrebbe ferire il seno materno sfregando il capezzolo con la lingua.

Ragadi allattamento, altre cause

Oltre all’attacco scorretto, le ragadi possono essere provocate da strumenti artificiali utilizzati per l’allattamento. Paracapezzoli, tiralatte non adatto o anche detergenti troppo aggressivi. Questi infatti possono irritare il capezzolo e screpolarlo perché tendono a corrodere il normale film idrolipidico presente sulla pelle.

Come prevenire le ragadi al seno

Al contrario di quello che spesso sentiamo dire, non esiste un modo per prevenire le ragadi.

“Il ginecologo mi ha consigliato di sfregare i capezzoli con il guanto di crine”.

Sono le parole di Giulia, una mia amica che ha da poco avuto una bambina. Parole che mi hanno fatto rabbrividire. Come si fa a sfregare i capezzoli con un guanto di crine?

La verità è che non è necessario alcun trattamento speciale dei capezzoli o sui capezzoli. La natura, come sempre, deve fare il suo corso. Usando saponi o prodotti aggressivi come creme, deodoranti o anche talco, si rischia di eliminare i grassi protettivi naturali che la nostra pelle secerne.

Questo potrebbe predisporre i capezzoli alle ragadi.

Anche fodere di plastica, coppette assorbilatte sintetiche o conchiglie che mantengono i capezzoli umidi possono essere dannose o potrebbero rallentare la guarigione della ragade. Per non parlare poi dei paracapezzoli (in silicone o argento)  oggi usati e prescritti con grande facilità. Non è detto che questi strumenti possano alleviare il dolore durante la poppata. Anzi, potrebbero essere fonte di ulteriori complicazioni.

Come curare le ragadi al seno

Per curare le ragadi al seno, innanzitutto bisogna tenere sotto controllo:

Abbiamo più volte parlato su questo blog dell’importanza della posizione e dell’attacco corretto ripetendo come un mantra che: La chiave per un buon allattamento è un buon attacco.

Spesso le ragadi o il dolore al seno sono accompagnati anche da dolori muscolari o articolari della mamma che inizia improvvisamente a soffrire di mal di schiena. Per migliorare le cose la parola d’ordine è comodità. Una sedia a dondolo, una poltrona o anche il letto possono essere il luogo adatto per allattare in pieno relax. L’uso dei cuscini può agevolare il rilassamento muscolare.

Magari cambiare la posizione in cui allattate il vostro bambino potrebbe aiutarvi.

Provare la posizione a Rugby o quella semisdraiata potrebbe aiutarvi.

Anche la posizione del bambino è fondamentale.

  • Il corpo del bambino deve essere rivolto verso la mamma.
  • Il contatto pancia a pancia facilita un attacco corretto.
  • La testolina, se posizionata bene sull’avambraccio della mamma (non nell’incavo del  braccio) assumerà la posizione corretta.
  • Orecchio, spalla e fianco del tuo bimbo saranno così perfettamente allineati.
  • Il bimbo deve essere ben sostenuto, di modo che la mamma non abbia bisogno di chinarsi su di lui.
  • La bocca deve essere ben aperta (almeno 130 gradi) e le gengive devono oltrepassare il capezzolo.
  • Offrire il seno al bambino, porgendolo con la mano libera verso la sua bocca, può essere un buon modo per facilitare l’attacco corretto.
  • Il suo mento deve poter poggiare sul seno mentre il nasino deve sfiorarlo solo leggermente.

Il bambino non poppa al capezzolo ma al seno. Questo vuol dire che deve avere in bocca buona parte dell’areola.

Attenzione anche alla posizione delle labbra. Devono essere ben rivolte in fuori. Alcuni bimbi tendono a posizionare le labbra interiormente alla bocca. E questo potrebbe interferire con la suzione. Da evitare anche i rumori di schiocchi o di clic.

Cosa fare se il dolore da ragade persiste

Se il dolore e la ragade persistono non è necessario smettere di allattare. Sarà opportuno correggere l’attacco o comunque indagare sulle cause del dolore. Sopportare il dolore stoicamente non darà un premio alla mamma e non farà bene al bambino. La cosa prima cosa da fare è mettersi  in contatto con una consulente in allattamento. Le consulenti de La Leche League da 60 anni si occupano di sostenere ed aiutare le mamme che allattano e lo fanno in maniera gratuita. Sono volontarie che offrono il loro tempo alle mamme.

Inoltre bisogna iniziare a distinguere il tipo di dolore.

Gli esperti pensano che un po’ di indolenzimento nelle prime settimane dell’allattamento sia normale ma se il dolore si protrae oltre le prime due settimane bisognerà intervenire. So bene cosa significa avere dolore al seno. La mamma che deve allattare e soffre per il dolore, teme il momento della poppata e questo può scoraggiarla e farla soffrire anche emotivamente e non solo fisicamente.

Alcune teorie affermano che il dolore ai capezzoli può avere in parte un’origine ormonale che però dovrebbe essere limitata alle prime due settimane. Se poi il capezzolo è sano e non ha tagli o ragadi, il dolore dovrebbe scomparire.

Il campanello di allarme dovrebbe accendersi quindi se il dolore si protrae oltre le prime 2 settimane.

Se il dolore viene percepito solo all’inizio della poppata, o per tutta la poppata, fatelo presente alla vostra consulente che troverà sicuramente il modo di aiutarvi.

Ragadi al seno come curarle

I metodi naturali sono sempre i migliori. Spremete qualche goccia di latte alla fine della poppata. Mettetela sul capezzolo lesionato e lasciate asciugare all’aria. Il potere cicatrizzante e antibatterico del latte materno vi aiuterà. Per l’igiene del capezzolo, usare sempre acqua e saponi neutri. Evitare l’applicazione di creme o unguenti pubblicizzati come miracolosi. Spesso peggiorano la situazione.  Applicare lanolina pura (non ha bisogno di risciacquo) tra una poppata e l’altra può darvi un po’ di sollievo.

Se la ragade è molto dolorosa e perde sangue non dovete necessariamente smettere di allattare. Magari potreste evitare di attaccare troppo spesso il bambino e preferire il seno non compromesso, stando però molto attente ad evitare che il latte si ingorghi.

Per farlo sarà necessario svuotare regolarmente e con frequenza il seno con la ragade, magari con il tiralatte, o ancora meglio, se questo provoca dolore, tramite la spremitura manuale o la tecnica della pressione inversa che è un metodo per ammorbidire il seno.

Ma per curare le ragadi al seno è necessario prima individuare il tipo di dolore:

  • il dolore all’inizio della poppata, quello che scompare appena il latte inizia a fluire può indicare che c’è un problema di attacco del bambino. Quindi migliorare l’attacco può aiutare a calmare il dolore e far sparire la ragade;
  • il dolore durante tutta la durata della poppata può indicare che c’è non solo un problema di attacco ma anche di posizionamento del bambino, oppure un problema medico come il mughetto, soprattutto se, insieme al dolore, la mamma percepisce anche prurito o bruciore. In questo caso sarà opportuno rivolgersi al pediatra e far controllare la bocca del bambino. Se all’interno della bocca il medico troverà delle macchioline bianche è probabile che la diagnosi di mughetto sarà confermata. In questo caso non ci sarà bisogno di smettere di allattare ma sarà opportuno applicare una crema antimicotica.
  • se il dolore si manifesta durante gli intervalli tra una poppata e l’altra o se il capezzolo diventa bianco dopo la poppata, allora potrebbe trattarsi di vasospasmo o fenomeno di Raynaud o di candida. Anche in questo caso sarà sufficiente andare dal medico, farsi prescrivere una pomata adatta e osservare poche indicazioni in merito all’alimentazione in caso di candida.

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di Annarita Carbone

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