Smettere di allattare senza stress. I consigli delle mamme

smettere di allattare

Smettere di allattare senza stress è possibile

Abbiamo già parlato più volte su questo blog di come smettere di allattare.

Avevo raccontato la mia esperienza con Dario che ormai ha quasi 4 anni ed ho ricevuto molti feed-back e commenti positivi da mamme che hanno seguito il mio stesso percorso. Io ho smesso di allattare senza traumi. E ne sono felice. Questo ha resto la nostra vita più facile e ci ha spianato la strada verso nuovi modi di affrontare le situazioni che ogni giorno la vita ci propone.

Ma come fa una mamma che vuole smettere di allattare un bimbo più piccino? Magari un bimbo di un 1 o 2 anni?

Anche se la data di questo articolo ti sembra non più tanto recente, non preoccuparti. Io aggiorno continuamente i miei post blog e le informazioni sono sempre al passo con i tempi.

L’OMS raccomanda di proseguire l’allattamento fino ai 2 anni e oltre se mamma e bambino vogliono. Orami non ci sono dubbi su questa affermazione che sembra essere quasi un mantra quando si parla di allattamento.

Ma quando si parla di smettere di allattare, l’impresa non è delle più semplici. Proprio per questo motivo, rivolgersi ad una consulente professionale in allattamento IBCLC o ad una consulente volontaria de La Leche League potrebbe essere la soluzione.

Affidarsi alla competenza di un esperto del settore infatti, può aiutare moltissimo. Ma anche la conoscenza della mamma  e l’informazione possono fare molto. Avere le corrette informazioni in merito e soprattutto sentire le storie delle altre mamme, può essere di grande aiuto.

Ma andiamo per gradi.

Perché la mamma vuole smettere di allattare?

Per prima cosa, quando decidiamo di svezzare totalmente il nostro bambino dobbiamo chiederci se la motivazione che ci porta a fare questa importante scelta sia davvero forte.

Siamo convinte? Perché vogliamo smettere?  Parlando con alcune mamme che mi avevano detto di essere stanche e di voler svezzare il loro bambino, ho poi scoperto che sotto sotto, la loro scelta era la scelta dei loro familiari che, in un certo senso, pressavano per mettere fine a quel “rapporto morboso” (come spesso viene definito).

Magari un compagno che desidera più attenzioni e che si sente escluso dalla relazione che intercorre tra la mamme ed il bambino potrebbe spingere verso lo svezzamento, pensando in questo modo di riuscire a ritagliarsi uno spazietto in più.

Il ruolo del papà in allattamento

In realtà, abbiamo già visto e ribadito  molte volte che durante l’allattamento, il ruolo del papà è fondamentale non solo per la mamma ma anche per il bambino. Un papà premuroso che si siede o si sdraia accanto alla mamma e al bambino facendo loro delle carezze o offrendo alla mamma del cibo o dell’acqua, può essere di grande aiuto e può far sentire entrambi soddisfatti e appagati.

Un papà che aiuta la mamma nelle faccende di casa o che accudisce il fratellino maggiore, sicuramente sta partecipando in maniera attiva alla crescita del piccolo e della famiglia in generale.

Quindi un modo per ritagliarsi quello spazietto in più, potrebbe essere a esempio la sua partecipazione attiva.

Voi che ne pensate?

Dopo la poppata, il papà può cullare il bambino e dare così alla mamma la possibilità di riposarsi o di dedicarsi ad altre cose.

E non è vero che i bimbi allattati hanno un rapporto conflittuale con il papà. Tutt’altro. Attraverso l’allattamento il bambino acquisisce degli strumenti importantissimi che gli danno la possibilità di essere aperto ad altre relazioni. Il contatto pelle a pelle, gli sguardi con la mamma, le carezze del papà mentre il bimbo è al seno, sono esperienze indimenticabili  che  contribuiscono  al suo sviluppo psico-fisico e lo rendono più aperto alle relazioni ed al contatto.

Se non lo avete ancora fatto potreste leggere, oppure suggerire al vostro partner di leggere il libro di Alessandro Volta “L’allattamento spiegato ai papà. Il sostegno essenziale per mamma e bambino”. Un libro che mi ha aperto la mente e il cuore.

Tornando al vostro allattamento, vorrei aggiungere che preoccuparsi del giudizio altrui non serve.

Non tutte le persone sono informate sul tema allattamento. Non tutte conoscono le disposizione dell’OMS ( Organizzazione Mondiale della sanità) che raccomanda l’allattamento esclusivo fino ai 6 mesi del bambino e l’allattamento, dopo l’introduzione dei cibi solidi, fino ai due anni ed oltre del bambino. Ciò vuol dire che l’allattamento può proseguire fino a quando la mamma e il bambino lo desiderino. Disposizioni recepite e raccomandate anche dal Ministero della Salute.

Quando la mamma vuole smettere davvero di allattare

Ci sono poi volte in cui la  mamma è proprio convinta di voler smettere e in questo caso, a mio avviso, le cose risulteranno molto più semplici sia per lei che per il suo bambino.

Il piccolo sentirà la sua mamma convinta della scelta e capirà che è arrivato il momento di guardare altrove.

smettere di allattare in vacanza
Antonio in vacanza con mamma

 

Interruzione brusca o graduale?

Io, un po’ per carattere, un po’ per esperienza, tendo sempre a optare per una scelta più soft.

L’esperienza mi dice che un’interruzione brusca non fa mai bene né alla mamma né al bambino. Svezzare con dolcezza e con amore invece, renderà le cose più facili per tutti.

Prima di tutto bisogna cercare di pensare attentamente alla gestione delle poppate durante la giornata.

Quante poppate fa il bambino? Quali sono quelle per lui più preziose? Forse quella della notte? Quella del mattino? Entrambe?

Magari potremmo iniziare a togliere le poppate meno “necessarie” per il nostro bimbo. Quelle che sono distribuite durante la giornata e che non sono così fondamentali.

Sostituire le poppate notturne.

Con cosa potremmo sostituire queste poppate? Quando il nostro piccolo arriva e ci chiede di poppare e siamo al supermercato, o per strada e proprio non ci va di assecondarlo, potremmo provare a prenderlo in braccio, dargli una buona dose di coccole e offrire un diversivo come ad esempio il suo gelato o cibo preferito, o un gioco  o comunque qualcosa che possa distogliere la sua attenzione dalla richiesta appena fatta.

Ma di giorno si sa, le cose sono più semplici!

Quando arriva il momento della nanna, ecco che il nostro piccolo proprio non potrà fare a meno di attaccarsi al seno. Come ci comporteremo in questo caso?

La cosa fondamentale per la mamma è sicuramente quella di seguire il proprio istinto.

Se l’istinto ci dice di assecondare la richiesta del piccolo, allora potremmo allattarlo senza problema.

Offrire il seno per la poppata serale non vuol dire necessariamente far credere al bambino che potrà avere libero accesso al seno come accadeva in passato.

Se al contrario vogliamo evitare di allattarlo potremmo sostituire il momento della poppata con la lettura di una  favoletta o con un rito diverso. Un momento magico che diventerà speciale per la mamma e per il bambino. Ad esempio leggere una fiaba al buio con una speciale lucina che il bimbo stringerà nelle sue mani e si divertirà a puntare sul libro. Oppure un lumino di candela appoggiato sul comodino o ancora una canzoncina cantata all’unisono con la mamma. Insomma, qualcosa che sia davvero speciale per entrambi.

Una mamma una volta mi ha raccontato di aver utilizzato il gioco delle ombre cinesi per svezzare il suo bambino. Singolare no?!

Forse,  nonostante gli sforzi per distrarlo il bambino  chiederà comunque di succhiare prima di dormire ma probabilmente la poppata durerà pochissimo perché il piccolo  sarà già rilassato, sereno e predisposto alla nanna.

La sua mamma è stata con lui per diverso tempo e lo ha coccolato rassicurandolo in tutti i modi.  E questo ha già soddisfatto gran parte dei suoi bisogni. Non dimentichiamo che il bimbo al seno, soddisfa non solo la fame.

Se siamo fortunate e non chiederà di succhiare, non è detto che manterrà la linea per sempre. Magari capiterà a volte di doverlo assecondare ma pazienza, come dicevamo, ci vuole pazienza!

Se il giochetto della distrazione e delle coccole non dovesse funzionare, ancora pazienza. Provare e riprovare è necessario. Siamo mamme e lo sappiamo bene. Quel che è valido oggi potrebbe non essere valido domani. Ma potrebbe miracolosamente funzionare un giorno!

Smettere di allattare non è un gioco ma si può smettere giocando

Io personalmente, per smettere di allattare consiglio sempre la dedizione. Non possiamo pretendere di interrompere da un momento all’altro un rapporto che ci lega così profondamente. Per smettere di allattare ci dobbiamo dedicare ancora di più a nostro figlio.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che dobbiamo dedicargli tutto il tempo che gli occorre.

Non mi stancherò mai di dirlo: giocare è la chiave di tutto. Attraverso il gioco il bambino non solo elabora quello che sta succedendo ma addirittura riesce a tirare fuori le sue paure e i suoi dubbi.

Facciamolo giocare: con l’acqua se è estate. Con le costruzioni se è inverno e siamo chiusi in casa, con i giochi di imitazione.

Come scrive la psicoterapeuta Alessandra Costantini: Il gioco è il mezzo che permette ai bambini di imparare e sviluppare nuove competenze. Attraverso il gioco i bambini diventano grandi. I giochi di imitazione sono particolarmente importanti perchè i bambini imparano a comportarsi e ad agire come gli adulti. Riproducono le abitudini, i ruoli e i rapporti tra i membri della famiglia. Osservare i bambini durante questi giochi per esempio è possibile comprendere quale sia l’ambiente famigliare e sociale in cui sono inseriti.

I giochi di imitazione sono utili anche per capire le emozioni di un bambino e i suoi bisogni affettivi.

 

giocare con l'acqua

Il momento giusto per smettere di allattare

Se stai pensando di svezzare totalmente il tuo bambino dal seno, scegli un momento della vostra vita in cui non ci siano in ballo cambiamenti o eventi che per il bambino potrebbero essere traumatici:  inserimento al nido, alla materna, trasloco di casa, trasferimenti di città, anche se temporanei, e via dicendo.

Per il bambino, ogni cambiamento potrebbe essere percepito come un pericolo e aggiungere altro stress forse non fa bene a nessuno dei due.

Scegliamo quindi di svezzare il piccolo quando siamo tranquille, rilassate e quando sappiamo di poterci dedicare totalmente a lui, rassicurarlo e comprenderlo nei momenti difficili.

Magari durante le vacanze. Quando lontane dal lavoro o dagli impegni cittadini, possiamo avere il tempo materiale e mentale di dedicarci completamente alle  necessità del piccolo, distraendolo con qualcosa di veramente nuovo e divertente da fare, come una passeggiata in montagna a conoscere gli animale o un bel bagno a mare o in piscina. Insomma, qualcosa che tenga impegnata la mente di entrambi.

Se il bambino è distratto e si diverte con  dei giochi nuovi e divertenti, magari all’aria aperta, (si, lo so, lo abbiamo già detto, ma solo perchè il gioco è davvero importante)  sarà più facile accettare il distacco dal seno. Se invece è annoiato e non sa cosa fare, allora sì che tenderà, magari per noia, a chiedere di succhiare e si irriterà davanti al nostro rifiuto.

L’esperienza di Silvia che ha smesso di allattare la sua bimba di 22 mesi.

A parlare è Silvia, mamma della piccola Sophia .

A 22 mesi, la mia piccola prendeva il seno soltanto per addormentarsi. Durante i risvegli notturni poi, bastava darle il seno e crollava all’istante. Intorno ai 15 mesi avrei voluto svezzarla.  Pensando e ripensando mi chiedevo: “Come farò ad addormentarla? E a riaddormentarla?”. In fin dei conti non mi pesava così tanto allattarla ed ho continuato per altri 7 mesi. A dire il vero le persone attorno a me non erano molto favorevoli e spesso cercavano di farmi terrorismo: “Non riuscirai mai a toglierle in seno. Più passa il tempo, più sarà difficile – mi dicevano”. Io ho constatato che non è assolutamente così.

Appena mi sono decisa, realmente decisa a svezzarla, lei s è addormentata sfinita. Senza tetta. Al risveglio le ho offerto dell’acqua con il bicchiere e le ho raccontato una fiaba brevissima. Non ha fatto storie. Si è riaddormentata. E così ha fatto le altre notti. E quando mi ha chiesto di succhiare sono sempre riuscita a distrarla abbastanza facilmente lodandola per essere una bimba bravissima e offrendole delle alternative.

Ma credo che sia fondamentale non forzare i tempi e assecondare le esigenze dei nostri bambini.

 

L’esperienza di Carla che ha smesso di allattare il suo bimbo di due anni.

Quando ho deciso di smettere di allattare, Niccolò  aveva due anni. Il pediatra mi consigliò di mettere sul seno un liquido amaro e io, indecisa tra l’utilizzo del sale, del peperoncino e del limone, decisi che forse era il caso di sentire altre mamma. Mi rivolsi a La Leche League e imparai un mantra che feci mio: NON OFFRIRE, NON NEGARE.

Io cercavo di distrarlo continuamente con cibi nuovi e giochi nuovi. Tutto sembrava interessarlo. Il gioco dei travestimenti, in particolare, lo entusiasmava molto ed è rimasto il suo gioco preferito per svariati anni.

Con questa pratica, Nicolò si è svezzato nel giro di pochi mesi.

gioco travestimenti
ci divertiamo a travestirci

 

Quando il bambino si stacca da solo dal seno

A parlare è Anna, mamma di Riccardo.

“Ho aspettato a svezzare il mio bambino. Mi piaceva allattare e l’ho sempre trovato una grande comodità per tutti. Non c’era bisogno di portare in giro acqua, succhi di frutta, spuntini. Il suo spuntino ero io. Ho cercato di assecondarlo il più possibile. Ho cercato anche di imparare a fronteggiare gli sguardi indiscreti delle persone che mi guardavano con aria saccente e giudicante (mio figlio ha succhiato fino a 4 anni di età). Sapevo che prima o poi si sarebbe staccato e infatti è stato così. Ma lo ha fatto da solo, gradualmente.

Non so dire quando e come abbia smesso. So solo che un giorno ho pensato: “Ma da quanto tempo non lo allatto? E non ricordavo la risposta”. Ha iniziato a succhiare di rado. Sempre più di rado, fino a quando non ha definitivamente smesso. Senza alcuna forzatura”.

giocare con mamma
Giocare con mamma

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di Annarita Carbone