Allattare un bambino adottivo: cosa sapere sull'allattamento indotto

Anche senza una gravidanza si può provare a produrre latte e ad attaccare il bambino al seno. Ecco cosa dicono gli studi, cosa non promettono e con chi preparare il percorso.

Illustrazione a matita e acquerello: una mamma adottiva con i capelli corti brizzolati, seduta su una sedia a dondolo, tiene stretta al petto la sua bambina sotto una copertina verde, mentre la compagna inginocchiata accanto le posa una mano sulla schiena; su un mobile alle loro spalle c'è un tiralatte.
Illustrazione a matita e acquerello: un disegno, non una fotografia.

L'allattamento indotto è il percorso con cui una donna che non ha partorito quel bambino stimola il seno a produrre latte per allattarlo. Può riguardare una madre adottiva, una madre che accoglie un figlio nato da gestazione per altri o la partner che non ha portato avanti la gravidanza. Una revisione della letteratura pubblicata nel 2020 sul Journal of Human Lactation lo definisce proprio così: un percorso che permette a una donna che non ha partorito di allattare un bambino.

Questo articolo è informazione generale: non sostituisce il ginecologo, il pediatra o una consulente in allattamento, che conoscono te e il tuo bambino. Qui non trovi protocolli, farmaci né dosi: esistono metodi che usano medicinali, ma vanno valutati e prescritti da un medico, caso per caso.

Cosa dice la ricerca

Gli studi sull'allattamento indotto sono pochi e diversi tra loro. Due revisioni aiutano a orientarsi.

La prima, una scoping review di Cazorla-Ortiz e colleghi (Journal of Human Lactation, 2020), ha analizzato 24 articoli. Le conclusioni principali, dall'abstract:

La seconda, una revisione della letteratura di Mohd Hassan e colleghi (Malaysian Family Physician, 2021), ha trovato solo 17 articoli in 53 anni sulle esperienze delle donne che hanno indotto la lattazione. Gli autori concludono che il tema è poco studiato e raggruppano le esperienze in quattro aree: soddisfazione, aspetti emotivi, fattori che aiutano e difficoltà.

Cosa aspettarti, onestamente

Gli studi non fissano quanto latte produrrà una donna che induce l'allattamento, né in quanto tempo: non ti diamo numeri perché le fonti non ne danno uno valido per tutte. Le due revisioni concordano su un punto: il risultato varia molto da donna a donna.

Per questo conviene definire con il professionista che ti segue cosa significa «riuscita» per te. Per alcune famiglie è un allattamento esclusivo, per altre un allattamento parziale accanto al latte artificiale, per altre ancora il contatto al seno come momento di vicinanza. Sono obiettivi diversi e tutti legittimi.

Cosa sembra contare (Cazorla-Ortiz 2020)Cosa resta incerto
stimolazione del senoquanto latte si produrrà
età del bambinoil ruolo di una gravidanza precedente
interferenza del biberonquale protocollo funzioni meglio
sostegno ricevutoi tempi necessari

Farmaci e rimedi: solo con il medico

Alcuni percorsi prevedono farmaci. Non li nominiamo e non ne indichiamo le dosi: la scelta spetta al medico, che conosce la tua salute. Per informazioni sull'uso dei farmaci in allattamento esiste in Italia il servizio del Centro Antiveleni di Bergamo (ASST Papa Giovanni XXIII), raggiungibile al numero verde 800 883 300.

Diffida dei prodotti venduti online come «galattagoghi» naturali. L'NHS ricorda che non si sa abbastanza sui rimedi erboristici per garantire che siano sicuri durante l'allattamento.

Con chi preparare il percorso

L'allattamento indotto si prepara in anticipo, spesso prima che il bambino arrivi. Puoi rivolgerti a:

Nei percorsi adottivi i tempi di arrivo del bambino sono spesso incerti, quindi conviene parlarne con il professionista appena possibile. Il sostegno dopo l'arrivo conta quanto la preparazione: lo stesso vale per qualsiasi allattamento, come spiega la pagina sugli ospedali amici dei bambini.

Se durante la stimolazione compaiono dolore, una zona calda e arrossata o sintomi simili all'influenza, contatta il medico: possono essere i segni di una mastite.

I tuoi diritti al lavoro

Il Ministero della Salute ricorda che il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 disciplina congedi, riposi e permessi connessi alla maternità e alla paternità di figli naturali, adottivi e in affidamento. Su cosa ti spetta nel tuo caso possono informarti il datore di lavoro o un patronato.

Se l'allattamento non parte

Non tutte le donne che lo desiderano riescono a produrre latte, e la ricerca lo dice apertamente. Il legame con il tuo bambino non dipende da questo: pelle a pelle, contatto, voce e cura quotidiana costruiscono la relazione in ogni caso. Se vuoi leggere qualcosa di affidabile prima di iniziare, la pagina sui libri sull'allattamento raccoglie le guide ufficiali gratuite. Le altre pagine sono nella sezione allattamento e nell'indice del sito.

Domande frequenti

Si può allattare un figlio adottivo?

È possibile provarci, con un percorso di allattamento indotto seguito da un professionista. La ricerca, però, avverte che il risultato desiderato non si raggiunge sempre e varia molto da donna a donna.

Quanto tempo prima bisogna iniziare?

Le revisioni che abbiamo letto non fissano un tempo valido per tutte. Parlane il prima possibile con una consulente IBCLC o con il medico, che possono costruire un piano sui tempi del tuo percorso adottivo.

Servono per forza dei farmaci?

No. Secondo la revisione del 2020 i farmaci non sono sempre stati usati, mentre la stimolazione del seno era essenziale. Se un percorso prevede medicinali, la scelta e le dosi spettano al medico.

Il latte indotto è adatto al bambino?

Le fonti che abbiamo letto non confrontano la composizione del latte indotto con quello dopo un parto, quindi non possiamo dirti se sia uguale. Chiedi al pediatra di seguire la crescita del bambino.

Posso allattare anche se ho già avuto figli?

È possibile, ma la revisione del 2020 segnala che non c'è accordo sul fatto che una gravidanza o un allattamento precedenti aiutino. Il professionista che ti segue valuterà la tua situazione.