Ingorgo mammario: come riconoscerlo e risolverlo

ingorgo mammario

Last updated on Dicembre 21st, 2021 at 02:30 pm

L’ingorgo mammario è un aspetto ben noto ma poco studiato della lattazione e si verifica quando vi è un aumento della ghiandola mammaria dovuto ad un ingrossamento dei seni che diventano turgidi, tesi e molto gonfi. Purtroppo, quando si verifica questa condizione è davvero molto difficile che il bambino riesca ad attaccarsi al seno e bisogna intervenire. Avete mai provato a succhiare un palloncino gonfio? Ecco, quello che il bambino prova quando cerca di succhiare un seno gonfio è quasi lo stesso. Provate ad immaginare!

Ecco perché gli esperti sostengono che l’ingorgo mammario (da non confondere con il turgore mammario), sia una delle più frequenti cause di interruzione precoce dell’allattamento.

Turgore mammario

Si verifica soprattutto in concomitanza con l’arrivo della montata lattea e cioè quando la produzione del latte materno fa aumentare di volume il seno. Si tratta di una condizione fisiologica e quindi del tutto normalissima, specie nei primi giorni dell’allattamento, durante la fase della calibrazione.

Ingorgo mammario cos’è.

E’ quella condizione che si verifica quando il volume del latte nel seno supera la capacità di alveoli di immagazzinarlo. Se il latte ristagna nel seno e non viene rimosso, la sovradistensione degli alveoli può costringere le cellule secretorie del latte ad appiattirsi ed allungarsi, a volte fino alla rottura.

Inoltre, la mancata rimozione del latte impedisce anche la produzione,

“La distensione può portare a un’occlusione parziale o completa della circolazione sanguigna capillare intorno alle cellule alveolari, diminuendo ulteriormente l’attività cellulare. I vasi sanguigni congestionati perdono fluidi che vanno nello spazio dei tessuti circostanti, contribuendo in questo modo all’edema. La pressione e la congestione ostruiscono il drenaggio linfatico dei seni, causando la stagnazione del sistema che elimina tossine, batteri e pezzi consumati di cellule dal seno, predisponendo quindi il seno alla mastite (sia infiammatoria sia infettiva).

In aggiunta, una proteina chiamata FIL (“feedback inhibitor of lactation”, inibitore retroattivo della lattazione) si accumula nella ghiandola mammaria durante la stasi del latte diminuendo ulteriormente la produzione.

L’accumulo del latte e l’ingorgo che risulta sono i principali fattori scatenati per l’apoptosi, o morte programmata delle cellule, che causano l’involuzione della ghiandola secretoria della mammella, il riassorbimento del latte, il collasso delle strutture alveolari, e la cessazione della produzione. Descrizioni dell’estrazione di latte eccezionalmente denso o filamentoso da un seno ingorgato possono essere un segno clinico di una possibile involuzione ghiandolare. Questo potrebbe spiegare l’addensamento del latte a (densità aumentata o fluidità diminuita) come risultato secondario al riassorbimento di fluido e un accumulo di cellule adipose nella ghiandola” – fonte La Leche League.

Ingorgo mammario sintomi

Quando si è in presenza di ingorgo mammario i sintomi sono inconfondibili:

  • Le mammelle (ma anche la sola areola) sono dure, gonfie e dolenti.
  • La pelle appare molto tesa e lucida.  E questo può accadere solo ad un seno, oppure, in maniera più frequente a entrambi;
  • Il capezzolo, molto spesso, tende ad appiattirsi;
  • Il latte fuoriesce con difficoltà, a volte si può manifestare una lieve perdita di gocce di latte da uno o entrambe i seni;
  • Possono formarsi dei noduli ai lati dell’areola oppure anche nella parte del seno che si protrae verso l’ascella.

 

Ingorgo al seno, tutte le possibili cause

Fra il terzo ed il quinto giorno dal parto, la normale pienezza del seno e il turgore mammario potrebbero evolvere in un ingorgo. Questo accade solitamente perché:

  • Il seno non viene drenato correttamente, per cui il latte si accumula negli alveoli che tendono prima a gonfiarsi e poi a rompersi, provocando un edema della mammella; questo può accadere ad esempio se il bambino ha preso delle integrazioni di latte o di glucosata durante la permanenza in ospedale;
  • Talvolta l’ingorgo può verificarsi anche se il seno viene drenato, proprio per via dell’iperproduzione di latte.
  • Gli ingorghi possono variare da una donna all’altra ed anche nella stessa donna con bambini diversi e sembra che le donne che hanno già allattato al seno tendano a sviluppare ingorghi in maniera più grave rispetto a quelle che si trovano alla prima esperienza di allattamento.

Secondo uno studio condotto da Humenick nel 1994, si possono indentificare quattro differenti schemi di ingorghi:

  1. un aumento progressivo del livello di ingorgo che raggiunge l’apice tra il terzo e il sesto giorno e che poi diminuisce;
  2. un ingorgo minimo che subisce scarse variazioni nel corso del tempo;
  3. più di un picco di ingorgo con periodi di minor tendenza a ingorgarsi negli intervalli;
  4. ingorghi intensi per tutta la durata del periodo oggetto di studio (2 settimane).

Durante lo studio la durata dell’intervallo tra le poppate, la loro lunghezza e frequenza erano molto simili, per cui, qualunque sia lo schema di ingorgo, la cosa migliore sarebbe allattare a lungo e spesso seguendo determinate strategie che adesso andiamo ad affrontare – Fonte: Il libro delle risposte volume 1 –  La Leche League.

Inoltre, la cosa davvero importante, a prescindere dalla causa dell’ingorgo, è che si intervenga in maniera tempestiva per far si che l’ingorgo venga risolto.

Per prevenire l’ingorgo mammario

Per evitare di andare in contro all’ingorgo mammario sarebbe opportuno:

  • Favorire la corretta rimozione del latte. Ciò vuol dire cercare di attaccare subito il bambino appena nato e allattare al seno con frequenza senza stabilire orari per permettere di drenare il seno in maniera funzionale.
  • Allattare dai due seni in maniera alternata, cercando di svuotare bene il seno prima di cambiare posizione e seno.
  • Evitare di distanziare le poppate guardando l’orologio. Il bambino deve essere allattato a richiesta e mai quando è completamente affamato. Se il bambino si innervosisce perché ha atteso troppo tempo, potrebbe essere agitato e l’attacco potrebbe essere più difficoltoso.
  • Favorire il contatto pelle a pelle che, a prescindere dall’ingorgo mammario è sempre consigliato.
  • Controllare sia la posizione del bambino che l’attacco. E’ importante che l’attacco sia efficace affinché il bambino dreni bene il seno.
    Se ci si accorge che il bambino non succhia in maniera efficace potrebbe essere opportuno aiutarlo mantenendo il seno con la mano a “C” oppure a “U”. In questo modo potremmo aiutarlo nel suo lavoro.
    Anche la spremitura manuale può essere utile per svuotare completamente il seno nel caso in cui lo sentiamo ancora pieno.
  • Evitare la vita frenetica e concedersi del tempo. Stare al caldo, fare una doccia calda oppure respirare e allattare in un posto tranquillo possono favorire il benessere della mamma e la buona riuscita della relazione di allattamento.
  • Praticare dei lievi massaggi al seno o con il getto di acqua della doccia o anche con le mani per stimolare l’emissione del latte.
  • Utilizzare biancheria intima adeguata, quindi reggiseni adatti, non sintetici e che non comprimono ma indumenti morbidi e in fibre naturali.
  • Evitare l’utilizzo di coppette assorbilatte sintetiche o conchiglie raccoglilatte o ancora dispositivi per l’allattamento che potrebbero provocare irritazioni e infezioni. Se tali dispositivi vengono suggeriti dal personale sanitario, si dovrà cercare di utilizzarli per il minore tempo possibile. Magari solo 20 minuti prima della poppata. Quanto basta per permettere un minimo di raccolta del latte al fine di ammorbidire l’areola.
  • Usare la tecnica della compressione del seno, nel casoil bambino non stia effettivamente succhiando (mantenere il seno con la mano a “C” o “U”, comprimere il seno quando la suzione è meno efficace, rilasciare la compressione quando il bimbo deglutisce). Questa tecnica è utile anche  per i bambini sonnolenti, che si addormentano spesso al seno o che succhiano in maniera non propriamente efficace. In questo breve video, la consulente IBCLC Martina Carabetta, vi spiega come praticare  la compressione del seno durante la poppata.

 

L’ingorgo mammario, se non adeguatamente curato e trattatopotrebbe avere come conseguenza la mastite, cioè l’infiammazione della ghiandola mammaria che si infetta per via della proliferazione dei batteri all’interno dei dotti lattiferi.

Ma la mastite non è l’unico problema a cui si va in contro.

Ingorgo mammario possibili complicazioni

Il trattamento precoce dell’ingorgo potrebbe evitare, oltre alla mastite, anche altre possibili complicazioni come:

  • scarso accrescimento del bambino: se non riesce ad attaccarsi bene il bimbo potrebbe avere problemi di alimentazione e crescere poco;
  • dolore ai capezzoli: se l’areola è troppo turgida e il capezzolo piatto,  il bambino oltre ad avere difficoltà a succhiare tenderebbe a slittare sulla pelle dell’areola provocando delle lacerazioni dolorose o ragadi;
  • maggior rischio di mastite: la mamma potrebbe avere dolore al seno, arrossamento, malessere generale e febbre;
  • diminuzione della produzione del latte.

Ingorgo mammario rimedi

In caso di ingorgo mammario i rimedi sono diversi e un po’ li abbiamo già accennati. Innanzitutto è opportuno sapere che non bisognerà smettere di allattare ma al contrario bisognerà intervenire con alcune facili azioni che porteranno sicuramente beneficio alla mamma e al bambino.

Per il trattamento dell’ingorgo i rimedi sono:

  • Fare una doccia calda, massaggiare oppure  fare degli impacchi caldi sul seno prima della poppata per favorire la fuoriuscita del latte. Il massaggio deve essere effettuato partendo dall’attaccatura del seno, con movimento circolatorio e regolare verso il capezzolo;
  • Allattare molto spesso. Anche 10-12 volte al giorno, cercando di ridurre la distanza tra una poppata e l’altra che non dovrebbe mai superare le 2 ore (l’intervallo si calcola a partire dall’inizio della poppata e non dalla fine);
  • Lasciare sempre che il bambino svuoti bene il seno prima di passare all’altro seno. Le evidenze dicono che l’ingorgo si gestisce meglio se si cambia seno quando il bambino si stacca da solo.
    Nel caso in cui il seno sia ancora non propriamente vuoto e il bambino sia sazio, si può intervenire con la spremitura manuale o con un buon tiralatte per svuotarlo completamente.
  • Per ammorbidire il seno sarebbe davvero utile praticare il metodi della pressione inversa di Cotterman, di cui parleremo più avanti;
  • Impacchi freddi tra una poppata e l’altra possono dare sollievo alla mamma e ridurre eventuali edemi al seno.

Ingorgo mammario: il metodo della pressione inversa di Cotterman

E’ un intervento semplice e molto utile soprattutto nei primi 15 giorni dopo il parto e specialmente quando la mamma ha ricevuto flebo durante il travaglio. In questo caso in fatti, potrebbe esserci un ritardo nello smaltimento dei liquidi.

La pressione inversa RPS, si effettua con una delicata pressione del seno con le dita per ammorbidire l’area immediatamente vicina all’areola.

Le mamme possono imparare ad effettuare la pressione inversa dal personale sanitario o dalla consulente IBCLC. e sarebbe opportuno che venisse esercitata prima di ogni poppata.

I due pollici devono essere poggiati di piatto alla base del capezzolo esercitando una lieve pressione. Poi si devono ruotare di 1/$ di giro i pollici ripetendo prima verso la destra, poi verso la sinistra del capezzolo, anche alternando la posizione delle mani. Questo permetterà al tessuto areolare di espandersi favorendo la riduzione dell’edema e permettendo al bambino di attaccarsi e svuotare il seno.

La pressione deve essere sempre lieve e non tale da procurare dolore alla mamma. Può essere esercitata anche con le altre dita – fonte La Leche League.

Come effettuare la pressione inversa con dita diverse dai pollici – fonte La Leche League

 

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di Annarita Carbone

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