Quanto deve crescere il neonato allattato al seno?

Allattamento

Quanto deve crescere il neonato allattato al seno? Una domanda che le mamme si pongono spesso.

Non è facile determinare la crescita che un bambino allattato al seno deve rispettare. Le tabelle che troviamo negli studi dei medici pediatri, a parte qualche rara eccezione, sono quelle del National Centre for Health Statistics (Nchs) del 1977 . Tabelle stilate sulla base di dati raccolti su bambini nutriti prevalentemente con formula artificiale.

Capita quindi che il lieve calo di peso, la crescita lenta o il mancato rispetto dei percentili allarmino il medico. Così la mamma rischia di andare in confusione. Ma capire quanto deve crescere il bambino allattato al seno è davvero importante.

Se la crescita del bambino è lenta

Molte mamme riferiscono che, vista la crescita un po’ lenta, il pediatra ha suggerito l’integrazione di latte artificiale. Ed è questa a volte, la saponetta che permette all’allattamento di scivolare nel burrone andando a farsi benedire. Mi scuso per questa metafora un po’ forte ma mi capita sempre più spesso di sentire storie del genere.

Come quella di Anna che racconta: “Il bambino all’inizio cresceva bene. Poi la crescita ha iniziato a rallentare e il pediatra ci ha prescritto la formula. Per paura che Matteo non crescesse abbastanza, abbiamo iniziato integrare”. In casi come quello di Anna, il latte materno inizia a diminuire e come una reazione a catena, l’allattamento termina nel giro di poche settimane. A quante di voi è successo? ditemi la verità!

Ma quanto deve crescere il bambino allattato al seno?

Allattamento crescita

In realtà bisognerebbe tener presenti tanti fattori quando si parla di crescita di un bambino allattato al seno. Primo fra tutti il fatto che la curva di crescita cambia continuamente durante il primo anno di vita.

Durante i primi 3 mesi di vita l’accrescimento si aggira ai 210 e i 300 grammi a settimana (fonte La Leche League) Con il passare del tempo però la crescita rallenta. Tra i 9 e i 12 mesi i bambini allattati crescono più lentamente, per cui l’accrescimento medio in questa fascia di età è di circa 9 grammi al giorno.

Sia chiaro, alcuni bambini crescono molto di più rispetto a queste stime minime. Se il bambino cresce tanto e cresce bene, non dovete pensare che stia crescendo troppo. E non c’è bisogno di diminuire le poppate, come consigliano a volte alcuni pediatri poco informati sull’allattamento. Se il bambino cresce vuol dire che le cose vanno bene e continuate a fare quello che state facendo, cioè un ottimo lavoro!

Le tabelle di crescita Oms

Per comprendere quanto deve crescere il bambino allattato al seno è importante prendere come punto di riferimento le tabelle che l’Oms ha lanciato il 27 aprile 2006.

Secondo l’Oms, la crescita minima per il bambino allattato al seno deve essere 450 grammi al mese nel primo trimestre. Non meno, altrimenti il dato diventa preoccupante.

Le tabelle sono la conclusione di un percorso iniziato nel 1994 quando era stata riconosciuta l’inadeguatezza delle curve del National Centre for Health Statistics (Nchs) del 1977.

Queste tabelle, lo ripetiamo, erano basate su un campione di neonati statunitensi alimentati in maniera prevalente con il latte artificiale.

Per produrre le nuove curve di crescita, l’Oms ha condotto tra il 1997 ed il 2003, uno studio analizzando un campione di 8440 bambini.

Lo studio OMS e le tabelle di crescita del neonato

I bambini stottoposti allo studio provenivano da paesi misti: Brasile, Ghana, India, Norvegia, Oman e Stati Uniti d’America e dovevano seguire degli standard di alimentazione molto rigorosi.

Innanzitutto l’allattamento esclusivo per almeno 4 mesi. E quando parliamo di allattamento esclusivo intendiamo solo ed esclusivamente latte materno senza aggiunta di acqua, tisane, succhi di frutta ecc.).

Il secondo requisito era l’allattamento al seno continuato fino ad almeno 12 mesi. Il terzo l’introduzione di alimenti complementari nutrizionalmente adeguati tra i 4 e i 6 mesi.

Inoltre, i bambini dovevano crescere in un ambiente che riducesse al minimo il rischio d’infezione. Dovevano essere vaccinati secondo gli schemi locali, avere un rapido accesso alle cure in caso di malattia.

Le madri non dovevano fumare né in gravidanza né dopo.

Alcuni studi hanno decretato l’influenza negativa che il fumo di sigaretta ha sullo sviluppo del feto. Influenza che continua anche dopo il parto e tende a compromettere la curva di crescita del neonato.

Sappiamo tutti che l’Oms ha decretato l’importanza dell’allattamento esclusivo per lo meno fino al 6° mese di vita del bambino. Mentre all’epoca dell’inizio dello studio, l’Oms raccomandava l’allattamento esclusivo al seno per 4-6 mesi.

Ma torniamo al punto di partenza. Per sapere quanto deve crescere il bambino allattato al seno, dobbiamo prendere in considerazione le nuove curve di crescita. E come si fa, direte voi?

Facile: sul sito dell’OMS sono pubblicate tutte le tabelle e tutte le statistiche divise per età e sesso. Le nuove curve e un manuale di formazione per l’uso, sono scaricabili gratuitamente dal sito dell’Oms all’indirizzo https://www.who.int/childgrowth/standards/weight_for_age/en/

Questione di misure

Come scrive il professor Adriano Cattaneo, medico del Burlo Garofalo di Trienste: è tutta questione di misure.

Le misure antropometriche erano rilevate longitudinalmente a 1, 2, 4 e 6 settimane, poi ogni mese fino a 12 e ogni 2 mesi fino a 24. In ogni Paese, un campione di bambini tra 18 e 71 mesi di età ha fornito dati antropometrici trasversali con intervalli di età di 3 mesi.

In questo modo è stato possibile, costruire curve molto precise, per maschi e femmine, riguardanti peso e lunghezza/altezza per età, peso per lunghezza/altezza, e indice di massa corporea (Bmi) per età.

Mi rendo conto che le tabelle non siano di facile lettura per i non addetti ai lavori, quindi, più avanti proverò a darvi dei valori di riferimento.

Altri fattori importanti sulla crescita del neonato

Prima di tutto però dobbiamo tener conto di alcuni fattori importanti per comprendere quali parametri bisogna tener presente per capire se il neonato sta crescendo bene oppure no.

Spulciando su Laviadellatte, il blog di una consulente IBCLC che mi piace molto e che seguo con grande interesse, ho letto questa frase che mi è subito piaciuta un sacco. Michela Notarangelo, sul suo blog scrive: “possibile che siano necessari strumenti matematici per vedere se il bambino sta bene?  Nella maggior parte dei casi no”.

Ed è proprio questo il punto.

Come specifica il prof. Adriano Cattaneo: “Se genitori e operatori baseranno le loro decisioni riguardanti l’alimentazione dei bambini solo sulla comparazione tra un dato puntuale (peso per età, per esempio) e lo standard, potrebbero esserci inutili consigli sulle modalità e la frequenza dell’allattamento al seno, inutili integrazioni con latte artificiale, inutili prescrizioni per un aumento o una diminuzione della quantità di latte artificiale, o inutili consigli riguardanti l’alimentazione complementare (o l’alimentazione in generale, quando il bambino non prende più latte materno), come succedeva con le vecchie curve“.

Allora come comportarsi? Il peso è davvero così fondamentale o ci sono altri fattori da prendere in considerazione in merito alla crescita del neonato?

Oltre al peso del bambino e ai percentili ci sono altri segnali che la mamma deve prendere in considerazione quando sta allattando il suo bambino.

E questi variano a seconda dell’età del bambino.

Tra la 2° e la 6° settimana, un bimbo che cresce bene avrà recuperato e addirittura superato il peso alla nascita (dopo il calo fisiologico) entro i primi 10-15 gg dal parto. I bambini prematuri ci mettono un po’ di più ma comunque ce la fanno se sono alimentati correttamente.

E’ vero che “ogni bambino è a se” (una frase che sento sempre più spesso) ma in media, un bambino allattato al seno in cui la gestione dell’allattamento sia ottimale prende circa 30 grammi al giorno durante i primi 2- 3 mesi.

E’ pur vero però che si saranno delle settimane in cui crescerà di più e delle settimane in cui crescerà di meno. Si tratta di un valore approssimativo e non bisogna allarmarsi se la crescita del bambino segue un andamento diverso. Per comprendere bene il concetto di crescita settimanale vi consiglio di leggere questo post blog di Michela Notarangelo che parla in maniera specifica dell’accrescimento settimanale.

Quanto deve crescere il bambino intorno ai 4 mesi di vita.

Intorno ai 4 mesi di vita i bambini allattati iniziano a rallentare il loro ritmo di crescita, per cui dalla media di 30 grammi al giorno di cui abbiamo parlato poco sopra, si passerà ai 18-20 grammi giornalieri fino ad arrivare ai 12 grammi al giorno.

Questo secondo le tabelle Oms, per cui se il pediatra si allarma per questo calo di crescita, la mamma dovrebbe assicurarsi che il pediatra stia consultando le tabelle giuste. E’ nel diritto della mamma informarsi su quali siano i punti di riferimento del medico quando si parla di crescita del suo bambino.

Lo so, può essere stressante per la mamma fare un calcolo giornaliero ma con gli strumenti che ci sono oggi e con gli smartphone non sarà difficile fare una media della crescita giornaliera.

Altre misure del neonato in crescita

Inoltre anche circonferenza cranica e lunghezza del bambino devono essere tenute sotto controllo. L’aumento di queste misure è segnale positivo di uno sviluppo adeguato.

La crescita media in lunghezza è di circa 2,5 cm al mese mentre la circonferenza cranica è di circa 1,3 millimetri al mese nei primi 6 mesi. L’aumento di circonferenza cranica è indice di accrescimento cerebrale.

Un buon fattore da tenere sotto controllo è la produzione delle feci. Se il bambino si scarica almeno due o tre volte al giorno (alcuni bambini sono più discontinui ma va bene ugualmente), se le feci sono gialle e bagna almeno 5 -6 pannolini con la pipì, non ci sono motivi per cui preoccuparsi. Se il bambino è vigile, non fa fatica ad attaccarsi e succhia bene, e soprattutto se il pediatra valuta che non ci sono malattie o segnali di malattia, allora la mamma può stare tranquilla.

Ma se la mamma nota che qualcosa non va e ha dubbi sulla crescita del bambino o sulla gestione dell’allattamento, potrebbe chiedere aiuto ad una consulente per l’allattamento IBCLC.

Sul sito dell’AICPAM (Associazione Italiana Consulenti Professionali in Allattamento Materno) potete trovare l’elenco delle consulenti. Ce ne sono tante sul territorio italiano che fanno assistenza anche a domicilio. Tra queste, molte sono ostetriche, pediatri e operatori della salute.

Se la crescita parte bene e la mamma continua, durante il corso delle settimane, a gestire l’allattamento in maniera corretta, non c’è motivo per cui la crescita dovrebbe arrestarsi, oppure precipitare.

Se la crescita inizia a calare improvvisamente, cerchiamo di analizzare cosa è successo nei giorni addietro.

E’ cambiato qualcosa?

A volte l’introduzione di nuove modalità di gestione del bambino possono provocare dei problemi. Ad esempio, se la mamma inserisce il ciuccio, oppure il biberon, o ancora i paracapezzoli o altri interferenti dell’allattamento, il bambino potrebbe risentirne. Per questo motivo è importante rivolgersi ad un esperto del settore che possa aiutarci a valutare bene cosa stia succedendo.

Gli esperti hanno riscontrato che un uso sistematico del ciuccio, oppure di altri dispositivi o mezzi che servono per “calmare” il bambino possono influire sulla crescita.

Diminuendo il tempo che il bambino poppa a seno materno, questi interferenti contribuiscono indirettamente allo scarso aumento di peso. I ricercatori hanno visto che l’uso del ciuccio nelle prime settimane può provocare modalità di suzione meno efficaci.

Inoltre, la suzione al ciuccio manda al cervello del bambino un errato messaggio di sazietà. Il bambino, quando succhia il ciuccio si calma e “tende ad ignorare” il reale stimolo della fame.

Il calo fisiologico del neonato

Ma per comprendere bene il fenomeno della crescita del neonato, bisogna partire da un concetto fondamentale: ogni neonato che sia allattato o no al seno, tende a perdere peso durante i primi giorni dopo il parto.

Si tratta di un fenomeno che i medici indicano con il termine “Calo fisiologico”.

La parola stessa lo dice. Il calo è fisiologico, nel senso che avviene come naturale conseguenza dopo la nascita a causa dell’eliminazione dei liquidi in eccesso e del meconio (prime feci).

Per essere considerato tale (cioè fisiologico), il calo ponderale deve essere compreso intorno al 5-7% del peso del bambino alla nascita.

Non è detto, anzi, è sicuramente controproducente somministrare liquidi come aggiunte di formula artificiale o glucosata dopo la nascita per cercare di arrestare il calo fisiologico. Mentre invece è stato accertato che i bambini le cui mamme avevano ricevuto consigli e informazioni corrette in merito all’allattamento al seno, tendevano a perdere meno peso rispetto ai bambini allattati artificialmente. E’ però sempre importante che i primi giorni dell’allattamento siano gestiti in maniera funzionale per cui sia le mamma che il personale sanitario devono accertarsi che la gestione dell’allattamento avvenga nella maniera corretta.

Quando l’allattamento è gestito correttamente, il neonato allattato al seno tende a recuperare interamente il peso alla nascita nel giro di 10-15 giorni. Per il bambino prematuro magari può essere necessario più tempo ma è molto importante che la mamma si affidi a persone competenti del settore e che controlli il peso del bambino. Se questi non recupera il peso alla nascita, allora bisognerà risalire al problema cercando una consulente per l’allattamento che possa aiutare la mamma ad incrementare la produzione di latte materno.

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di Annarita Carbone