Allattare a lungo. A tetta alta

Allattare a lungo

Sono ormai ovunque. Nei supermercati, sulle panchine del parco giochi, per strada e in spiaggia. Le mamme che allattano bambini grandicelli, in pubblico, sono sempre più numerose.

A dispetto, in realtà,  delle facce sorprese e sconcertate di chi proprio non ci può passare e pensa a intervenire elargendo consigli (non richiesti) su come gestire il bambino, o su cosa succederà al bambino se continua a succhiare il latte.

Perché: “Allattare un bimbo grande è una cosa sbagliata”!

Questo è il concetto entrato nella nostra cultura da quando, a partire dagli anni 50 e poi di più negli anni 70, il femminismo più sfrenato ha coinvolto molte donne convincendole di dover riacquistare l’indipendenza dopo il parto. Ma l’allattamento non è egemonia del bambino sulla mamma. Non è schiavitù. Tutt’altro.

Allattare un bambino, piccolo o grande che sia, è libertà.

Libertà di girare ovunque senza doversi  trascinare dietro l’occorrente per preparare il biberon. Libertà di soddisfare i bisogni del bimbino e di calmarlo quando è nervoso. Libertà di continuare a dormire di notte mentre lui succhia e dorme avvolto nel calore della mamma.

Come scriveva Helen Ball:

“Dormire vicino al bambino è un modo per rendere efficace l’allattamento notturno e ridurre al minimo le interruzioni del sonno dei genitori”.

Invece nella nostra cultura odierna, un genitore attento ai bisogni del bambino viene spesso criticato. Una mamma che allatta il suo bambino, secondo il proprio desiderio e secondo il desiderio del bambino stesso, viene criticata da quelli che cercano di spaventarla:  “Se lo allatti troppo a lungo potrebbe viziarsi e poi sarà difficile staccarlo”. Questo è la frase che mi sono sentita ripetere in continuazione.  Insieme all’altra frase tipica:  “Il latte, dopo i primi mesi di vita del bambino, non è più nutriente. Anzi, diventa acqua”. Ma la  peggiore che io abbia mai sentito è però questa:

“Allattare un bambino troppo a lungo potrebbe causargli  problemi psichici ”.

Me lo ha detto un medico al quale mi sono  rivolta per un piccolo problema di salute.  Se vuoi farti due risate (sono ironica. In realtà ci sarebbe da piangere se non ci fosse da ridere. Leggi questo mio post blog dal titolo “Aria nella pancia”. L’ho scritto di getto dopo la visita dal mio gastroenterologo. Mi ricordo bene, ero furiosa con il medico).

E poi, sempre cercando su internet, ho trovato un interessante documento del Ministero della salute stessa che redarguisce in un certo senso, alcuni medici. Sentite cosa scrive il Ministero della salute:

“Con una certa frequenza la stampa sostiene l’ipotesi che un allattamento di lunga durata
implichi una mancanza di autonomia infantile. Alcuni professionisti sanitari, attribuendo
all’allattamento al seno di lunga durata infondate connotazioni negative sullo sviluppo
affettivo e sociale del bambino, di fatto incoraggiano l’interruzione dell’allattamento
materno, senza considerare pienamente la perdita di un beneficio di salute maternoinfantile.
Inoltre alcuni addetti alle cure quotidiane dei bambini presso gli asili nido ne
condizionano l’accesso con l’interruzione dell’allattamento al seno.
Una colpevolizzazione, senza fondamento, della donna che allatta
Continuamente vengono segnalate situazioni in cui la scelta della donna di allattare al
seno nel secondo anno di vita del bambino ed oltre è oggetto di colpevolizzazione se
non addirittura di strumentalizzazione giudiziaria come accaduto per controversie in
cause di divorzio“.

 

Vorrei porre l’attenzione su questo concetto citato dallo stesso Ministero della salute: “Colpevolizzazione della donna senza fondamento”. La mamma che allatta è spesso vittima di pregiudizio oltre che giudicata per quello che fa.

Infatti solo le mamme veramente determinate e che credono nell’allattamento materno ignorano questi luoghi comuni e vanno avanti “A tetta alta”.

Talvolta è molto difficile riuscire a gestire i sentimenti di frustrazione e ansia provocati dal giudizio altrui. E anche le mamme che vanno avanti “A tetta alta”, soffrono, pur continuando sulla loro strada.

 

Ma provare imbarazzo e ansia quando si allatta un bambino grandicello non è giusto

Le mamme che, sulla scia di questi consigli, smettono di allattare, proprio perché si lasciano intimorire e convincere da questi falsi miti, stanno ignorando i loro bisogni e quelli dei loro bambini. Ma questo non è giusto.

L’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) si è pronunciata a favore dell’allattamento prolungato stabilendo che il latte materno, da solo, costituisce la fonte nutrizionale necessaria e sufficiente per i primi 6 mesi di vita del bambino e resta l’alimento più importante per tutto il primo anno e anche oltre. Fino ai due anni e oltre, mamme, capito!

“I motivi per cui si allattano bambini di età superiore all’anno – spiegano dalla Leche League – sono  gli stessi per cui si allatta un neonato: è un modo di coccolarli, di rassicurarli e di calmarli. Le mamme allattano i figli più grandicelli perché ne capiscono i bisogni, vogliono dar loro conforto e sicurezza, perché apprezzano la vicinanza che crea l’allattamento, riconoscendone i vantaggi per la salute”.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che il latte materno non cambia la sua composizione per tutta la durata della lattazione. Non è vero che perde il suo valore nutritivo quando il bambino cresce. Anzi, mantiene inalterate tutte le proprietà, compresa quella immunologica che ha protetto il bimbo nei primi mesi di vita.

Il Tas del Ministero della Salute (tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno), rinnovato nel gennaio del 2015, ha riconosciuto l’importanza dell’allattamento al seno oltre il primo anno di vita elencando i benefici per lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino.

Se vuoi saperne di più vai su questo link.

Cosa vuol dire allattamento prolungato

Allattamento prolungato (o anche A termine – come dicono gli esperti del settore) vuol dire allattare un bimbo grandicello. Un bimbo che ha messo i denti, che cammina e che il più delle volte parla correttamente. E questo significa creare con lui un rapporto di elevata complicità. Quando il bimbo chiede il seno e succhia, esprime in maniera palese la sua soddisfazione. Anche il neonato esprime il suo senso di appagamento e di benessere al seno ma con un bimbo grande i segnali che arrivano alla mamma sono diversi. Con i gesti compiuti, con la parola, con il comportamento, il bambino più grandicello ci trasmette un mondo d’amore. Lo stesso amore che noi gli trasferiamo con il latte di mamma e con il nostro.

Ricordo ancora quando mio figlio, staccandosi dalla tetta, mi guardò negli occhi e mi disse: mamma, sei un gelato alla fragola. E così scrissi di getto questo post blog dal titolo Sapore di mamma.

Per mia natura mi sono sempre fidata delle mie sensazioni e  pur ascoltando le parole degli altri, ho sempre dato ascolto al mio cuore. Ma in questo caso non posso fermarmi al mio pensiero per questo ho iniziato ad approfondire la conoscenza sul tema allattamento prolungato e ho trovato, anche grazie a La Leche League e alle sue consulenti, un mondo di informazioni.

Il pensiero comune che  l’allattamento a termine potesse influenzare negativamente il bambino quindi mi ha spinta a cercare voci autorevoli. Medici, psicologi, esperti sulla fisiologia dell’allattamento. Ne ho trovati davvero tanti che la pensano in modo diverso dalla massa .Primo tra tutti Il pediatra e scrittore Willliam Sears.

“Alcuni tra i bambini fisicamente ed emotivamente più sani che ho incontrato nella mia carriera, sono quelli che sono stati allattai per anni”  – ha dichiarato William Sears (pediatra, padre di 8 figli e scrittore di numerosi libri di pediatria). I bambini più timorosi e attaccati alla mamma sono invece quelli che a cui è stato richiesto di essere troppo indipendenti troppo presto”.

“Un bambino allattato vede tutti i suoi bisogni di dipendenza soddisfatti – continuano dalla Leche League – ed è per questo che la vicinanza e la disponibilità della mamma attraverso l’allattamento è il modo migliore di aiutarlo a crescere. I bambini più grandicelli hanno il mondo intero da esplorare e l’allattamento fornisce loro un momento tranquillo e calmo nella loro vita in costante movimento”.

Io ho sperimentato di persona i vantaggi che si hanno quando si prova l’allattamento prolungato (a termine).

Sto allattando Dario (23 mesi),  nonostante il parere contrario di familiari e amici che continuano a dirmi di smetterla. “Tuo figlio è troppo dipendente da te. Appena ti allontani inizia a cercarti”. Questo è quello che gli altri vedono e io sono felice così.

Sono felice che mio figlio mi cerchi quando non mi vede. Perché quando vado via lui lo sa. Se mi allontano da lui io lo avviso sempre. Mi abbasso, lo guardo negli occhi e gli dico: “Mamma va via per un po’. Torno presto. Tu resti qui e fai il bravo”. Certo, a volte piange ma dura poco.

Quando lo lascio con la babysitter o in una ludoteca, lui gioca ed è sereno. Mangia tutto e dorme. Se non fosse sereno non svolgerebbe tutte queste attività così importanti per lui. Sono convinta che questa sua sicurezza sia data dal fatto che, quando vuole, può venire dalla sua mamma e succhiare liberamente.

Diverso è stato con  Antonio (6 anni). Durante l’inserimento al nido, quando aveva 16 mesi circa, Antonio ha avuto alcuni problemi. Io ero molto presa dal lavoro e lui era spesso affidato alla tata o alla nonna. Cosa che non gli piaceva affatto. Durante l’inserimento non voleva che io uscissi dalla classe e anche dopo qualche settimana, faceva un po’ di fatica a rilassarsi. Anche la notte si svegliava spesso. Le educatrici mi consigliarono di smettere di allattare ed io, spinta anche dalle pressioni esterne, mi feci convincere.

Smettere di allattare in questo modo fu un trauma, per entrambi.

Da mamma inesperta e poco informata sull’allattamento, non sapevo ci fossero dei modi davvero soft per smettere di allattare. Non sapevo si potesse smettere di allattare senza  traumi, senza far soffrire il mio bambino. Per cui quando seguii il consiglio di quelle educatrici, la situazione precipitò totalmente.

Le cose peggiorarono molto.

Da allora Antonio ha iniziato a manifestare ansia ed insicurezza. Anche ora ha sempre bisogno di mille attenzioni e, fino ad un anno fa,  non mi era possibile lasciarlo in una ludoteca o baby club con degli animatori. Quando ci provano si attaccava a me come una cozza allo scoglio e non c’era verso.

Questo per dirvi:  “I bambini decidono autonomamente quando smettere di succhiare, senza che questo pensiero diventi un’ossessione per noi. Tutti prima o poi perdono interesse per il seno e l’allattamento può proseguire finché il bambino non si senta abbastanza grande da non averne più bisogno” .

L’allattamento prolungato non è sbagliato

Quindi mamma cara che stai cercando un po’ di conforto, ti invito a stare serena, ad allattare il tuo bambino secondo le raccomandazioni dell’OMS fino a quando tu e lui lo riteniate opportuno. Non stai sbagliando nulla, non lo stai mettendo in pericolo e se ti dicono che tuo figlio è capriccioso perché lo allatti ancora, non ci credere. Se ti dicono che tuo figlio è viziato perché lo allatti spesso, non ci credere. Tu sei la mamma. Fidati di te e di lui. non sentirti inadeguata ma sentiti felice e serena. Stai costruendo il suo futuro di uomo, di donna e di persona speciale.

Ah, dimenticavo, se vai dal pediatra o da un qualsiasi medico che cerca di farti sentire inadeguata e di colpevolizzarti per la tua scelta, porta con te questo documento del Ministero della Salute, stampalo e mostralo al medico. Magari fatti spiegare bene cosa intende dire e parlatene. Magari potresti contribuire anche tu a migliorare la sua formazione sul tema allattamento. Se ti va firma anche tu la petizione pediatri informati su allattamento al seno.

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di Annarita Carbone