Induzione al parto: quando un travaglio viene avviato e come

Un parto indotto non è un parto «sbagliato». Ecco che cosa dicono le linee guida sull'induzione, quali metodi esistono, che cosa succede se non funziona e come partecipare alla scelta.

Illustrazione a matita e acquerello: in una stanza d'ospedale una donna incinta a termine, seduta sul letto, ascolta un'ostetrica che le spiega le opzioni dalla sedia accanto, mentre il compagno aspetta seduto con una borsa sulle ginocchia.
Illustrazione a matita e acquerello: un disegno, non una fotografia.

Molte donne descrivono il proprio parto indotto come «innaturale», come se il corpo non avesse fatto la sua parte. È una sensazione comprensibile, ma l'induzione è uno strumento medico: si avvia il travaglio quando aspettare comporta più rischi che intervenire. Il servizio sanitario inglese (NHS) la definisce semplicemente un travaglio «avviato artificialmente», comune quando la gravidanza va oltre il termine o c'è un rischio per la mamma o per il bambino.

Questo articolo è informazione generale: non sostituisce il ginecologo, l'ostetrica o il medico, che conoscono te e la tua gravidanza. Non indichiamo farmaci, dosi né protocolli: li decide il reparto, con te.

Perché viene proposta l'induzione

Secondo l'NHS i motivi principali sono tre:

Le settimane esatte a cui un ospedale propone l'induzione dipendono dai protocolli locali: non le riportiamo, perché quelle che abbiamo letto sono inglesi. Chiedi al tuo punto nascita quali segue. L'NHS sottolinea comunque che la scelta di essere indotta o no è tua, dopo aver discusso vantaggi e svantaggi.

Anche in Italia il principio è lo stesso. Il Ministero della Salute, richiamando le «Cure Amiche della Madre» dell'OMS, include l'induzione tra gli atti invasivi da usare solo se necessari a causa di complicazioni, che in quel caso «devono essere spiegate e condivise con la donna».

I metodi: ormoni, «fettuccia» e palloncino

Prima dell'induzione vera e propria, l'NHS descrive lo scollamento delle membrane: durante una visita interna l'ostetrica o il medico passano un dito intorno al collo dell'utero per separare le membrane, il che libera ormoni (prostaglandine) che possono avviare il travaglio. Può essere fastidioso e lasciare crampi o piccole perdite di sangue.

Metodo (secondo l'NHS)Come funziona
Ormoni per via vaginaleovulo, gel o dispositivo inserito in vagina
Ormoni per boccacompresse
Dispositivi meccaniciun palloncino pieno d'acqua o un dilatatore che allarga il collo dell'utero
Rottura delle acque e fleboa volte servono per accelerare il travaglio

Chi cerca «parto indotto con fettuccia» di solito si riferisce a un dispositivo vaginale a rilascio graduale di ormone. Le linee guida inglesi del NICE (NG207, 2021) notano che i sistemi vaginali a rilascio controllato si possono togliere più facilmente di gel e ovuli. Nome commerciale e tempi non li riportiamo: chiedi in reparto.

Che cosa aspettarti

L'NHS è onesto su alcuni punti che è meglio sapere prima:

Se l'induzione non funziona

Una delle ricerche più frequenti è «induzione con fettuccia non funziona». Succede: l'NHS scrive che l'induzione non sempre riesce e il travaglio può non partire. In quel caso ostetrico e ostetrica valutano te e il bambino, e possono proporre un altro metodo, un taglio cesareo, oppure di aspettare qualche ora e rivalutare.

Non è un fallimento tuo. Se un cesareo si rende necessario, la pagina su quanti cesarei si fanno in Italia e perché spiega quando l'intervento è indicato. Se hai già avuto un cesareo, l'induzione ha regole proprie, spiegate nella guida al parto vaginale dopo cesareo.

E i metodi naturali?

Bagni caldi, cibi piccanti, rapporti sessuali, tisane e integratori: l'NHS scrive che non ci sono modi dimostrati per avviare il travaglio da sola a casa, e che degli integratori a base di erbe non si conosce la sicurezza per te e per il bambino. Avere rapporti non fa male, aggiunge, ma vanno evitati se le acque si sono rotte, per il rischio di infezione.

Le domande da fare (nostro suggerimento)

  1. Perché mi proponete l'induzione, e che cosa succede se aspetto?
  2. Con quale metodo cominciate, e che cosa farete se non funziona?
  3. Quanto tempo potrei restare in reparto prima del travaglio?
  4. Potrò avere l'epidurale e una persona accanto a me?
  5. Come verrà controllato il bambino durante l'induzione?

Se dopo il parto ti resta la sensazione di non aver avuto voce, parlane: con l'ostetrica, con il consultorio, oppure leggendo la pagina su rispetto e consenso durante il parto. Se tristezza e senso di colpa non passano, la guida sulla depressione post partum dice a chi rivolgerti. Le altre guide sono in gravidanza, parto e dopo.

Domande frequenti

Che cos'è la fettuccia per indurre il parto?

È il nome popolare con cui molte donne indicano un dispositivo inserito in vagina che rilascia gradualmente un ormone per preparare il collo dell'utero. Secondo le linee guida NICE questi sistemi si rimuovono più facilmente di gel e ovuli. Che cosa userà il tuo reparto, e per quanto tempo, chiedilo a loro.

Quanto dura un'induzione al parto?

Non c'è una durata fissa. L'NHS scrive che di solito servono molte ore perché i trattamenti inizino a funzionare, e che a volte serve più di un metodo. Per questo l'induzione si fa in ospedale, con ostetriche e medici disponibili.

Il parto indotto fa più male?

Secondo l'NHS il travaglio indotto è in genere più doloroso di quello che inizia da solo, ma essere indotta non limita le opzioni di analgesia: puoi chiedere tutte quelle disponibili nel tuo ospedale, epidurale compresa.

Posso rifiutare l'induzione?

L'NHS scrive che la scelta è tua, dopo aver discusso vantaggi e svantaggi con medico e ostetrica. In Italia il Ministero chiede che gli interventi come l'induzione siano spiegati e condivisi con la donna. Se rifiuti, chiedi come verranno controllati te e il bambino nell'attesa.

Ci sono modi naturali per far partire il travaglio?

Secondo l'NHS non ci sono modi dimostrati per avviare il travaglio da sola a casa, e degli integratori a base di erbe non si conosce la sicurezza. Prima di provare qualsiasi rimedio, parlane con l'ostetrica.