Gravidanza e parto. In Italia ancora troppi cesarei.

Ci risiamo. Ancora la solita canzone. In Italia si fanno ancora troppi parti cesarei!

Nonostante la scienza abbia da tempo appurato che la mamma corra più rischi con il cesareo e che bisognerebbe preferire il parto naturale, stando all’ultimo rapporto annuale sulle nascita elaborato dal CEDAP del 2015 (un po’ vecchiotto direi – ndr), un bambino su tre nasce con il taglio cesareo che in termini percentuali si traduce nel 34% delle nascite effettuate con intervento chirurgico.

A livello europeo, questa percentuale fa collocare il nostro paese in vetta alle classifiche del paese meno virtuoso.

E’ vero che rispetto agli anni precedenti i dati mostrano un miglioramento ma siamo ancora lontani dal raggiungimento dei valori auspicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (15% massimo) e che ci si aspetterebbe da un paese come il nostro.

Ad operare di più in sala parto sono sicuramente le cliniche private e le case di cura accreditate dove il 52% dei parti sfocia in un cesareo, quasi sempre programmato, contro il 30% circa delle nascite con cesareo negli ospedali pubblici.

Quali sono i motivi?

Molti pensano che dietro l’abitudine di eseguire molti tagli cesarei ci sia la volontà degli ospedali o dei medici di lucrare su un intervento chirurgico a tutti gli effetti e che costa non poco al sistema sanitario nazionale.

Ci sono tuttavia altri fattori che concorrono a far alzare la media dei tagli cesarei.

In primis l’aumento l’età media delle mamme che si aggira attorno ai 31 anni.

I motivi per cui si ritarda il momento del concepimento per le donne italiane sono molteplici e dovuti sicuramente ad un evoluzione generazionale ma anche e soprattutto a fattori di ordine sociale.

Quale che sia il motivo comunque, a livello medico, con l’aumento dell’età delle mamme aumentano anche malattie come fibromi uterini e endometriosi che richiedono talvolta necessariamente il ricorso al bisturi.

Una parte significativa dei parti con taglio cesareo avviene per diretta richiesta delle mamme che non riescono a superare la paura di affrontare il dolore legato al parto.

Secondo gli esperti, per ridurre in maniera significativa il numero dei cesarei basterebbe un maggiore accesso alle informazioni riguardanti il parto e anche un maggiore accesso alla possibilità di usufruire dell’epidurale. Spesso infatti, gli ospedali in cui si fanno più cesarei sono proprio i piccoli centri, cioè quelli in cui vi è un giro di nascite inferiore ai 500 bambini l’anno.

Nei grandi ospedali dove nascono più di 1000 bambini l’anno si tende a ricorrere meno al cesareo e ciò riguarda essenzialmente la capacità della struttura e del personale sanitario di gestire eventuali emergenze al momento della nascita.

Visite di controllo e diagnostica.

Non sono solo i parti cesarei ad aumentare. Anche le visite di controllo e le ecografie sono sempre più numerose del dovuto.

Ci sono casi in cui le visite frequenti sono necessarie, come quando si è in presenza di una gravidanza a rischio. Ma nel caso di una gravidanza normale in cui non si hanno disturbi e in cui tutto procede per il meglio, fare più di 4 visite di controllo non è necessario. I dati parlano di visite frequenti effettuate dopo il terzo mese di gestazione ma: “la cosa migliore – spiegano gli esperti – sarebbe effettuare la prima visita entro la 12° settimana”.

Stessa cosa per le ecografie. In media una donna esegue tra le 3 e le 4 ecografie. ” Un numero elevato – dicono gli esperti, che sarebbe giustificabile sono nel caso di una gravidanza a rischio. In tutti gli altri casi ne basterebbero 1 o al massimo 2.

Aumenta il ricorso a metodi di procreazione assistita

Nel 2002 l’1,3% dei parti avveniva con il ricorso ad una tecnica di procreazione assistita. Oggi questa percentuale si è alzata fino a raggiungere quasi il 2%

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di Annarita Carbone