VBAC: si può avere un parto naturale dopo un cesareo?

Un cesareo non obbliga a un secondo cesareo. Ecco che cosa dicono le linee guida sul parto vaginale dopo cesareo, che cosa non dicono e come prepararti al colloquio con chi ti segue.

Illustrazione a matita e acquerello: una donna incinta seduta in poltrona parla con un'ostetrica che le mostra un semplice schizzo su un foglio, mentre il primo figlio gioca con i cubetti di legno sul tappeto accanto a lei.
Illustrazione a matita e acquerello: un disegno, non una fotografia.

VBAC è la sigla inglese di vaginal birth after caesarean, cioè parto vaginale dopo un taglio cesareo. È la domanda che molte donne si fanno appena scoprono di aspettare il secondo figlio: se la prima volta è finita in sala operatoria, anche la seconda andrà così? La risposta delle fonti ufficiali è: non necessariamente.

Questo articolo è informazione generale: non sostituisce il ginecologo, l'ostetrica o il medico, che conoscono la tua storia clinica. Qui non trovi una valutazione del tuo caso né percentuali di successo inventate: trovi che cosa dicono le linee guida che abbiamo letto, che cosa resta da chiedere e a chi.

Che cosa dicono le fonti ufficiali

Il servizio sanitario inglese (NHS) lo scrive in modo diretto: se hai avuto un bambino con il cesareo, questo non significa per forza che i figli successivi dovranno nascere allo stesso modo. Secondo l'NHS, la maggior parte delle donne che hanno avuto un taglio cesareo può avere in sicurezza un parto vaginale per il figlio successivo, anche se in travaglio può servire un monitoraggio in più. La stessa pagina aggiunge che ad alcune donne può essere consigliato un nuovo cesareo, a seconda che resti l'opzione più sicura per loro e per il bambino.

Le linee guida britanniche del NICE sul parto cesareo (NG192, in vigore; le singole raccomandazioni risalgono a edizioni diverse) chiedono a chi consiglia la futura mamma di mettere sul tavolo tre cose:

In Italia il Ministero della Salute ricorda che il taglio cesareo è un «intervento chirurgico non privo di rischi» e che deve essere eseguito solo quando ci sono le condizioni cliniche che lo rendono necessario. Per il quadro dei numeri italiani c'è la guida su quanti tagli cesarei si fanno in Italia.

Il rischio di cui si parla: la rottura dell'utero

La rottura d'utero è l'apertura della cicatrice lasciata dal cesareo durante il travaglio.

Il NICE lo mette così: alle donne che hanno avuto fino a quattro cesarei va spiegato che il rischio di febbre, di lesioni alla vescica e di lesioni chirurgiche non cambia in base al tipo di parto programmato, ma che il rischio di rottura dell'utero è più alto se si programma un parto vaginale.

Non riportiamo una percentuale: non l'abbiamo trovata in una fonte ufficiale letta per questa pagina, e un numero medio direbbe poco sulla tua cicatrice. Chiedi al ginecologo di spiegarti che cosa significa il rischio nel tuo caso, con le parole e i numeri che usa lui.

Secondo il NICE (NG192)Che cosa significa per te
Monitoraggio elettronico del battito fetale in travaglioti verrà proposto un monitoraggio continuo
Reparto con accesso immediato al cesareo e trasfusioni in sedeconta dove partorisci, non solo come
Un parto vaginale precedente aumenta la probabilità di riuscitala tua storia completa pesa nella valutazione

Se il travaglio va indotto

Una parte delle donne che sceglie il parto vaginale dopo cesareo arriva al momento in cui si parla di induzione, per esempio perché la gravidanza va oltre il termine. Le linee guida NICE sull'induzione (NG207) chiedono di discutere con la donna che ha un cesareo alle spalle alcuni punti precisi: l'induzione può aumentare il rischio di cesareo d'urgenza, comporta un rischio di rottura dell'utero, e i metodi meccanici (come il palloncino) vanno valutati anche per il rischio di infezione. Lo stesso documento indica limiti specifici per alcuni farmaci induttori in presenza di una cicatrice uterina: è un punto da far spiegare al ginecologo, non da decidere da sola.

Se la nascita va anticipata, il NICE prevede che la donna con un cesareo precedente possa scegliere tra induzione e cesareo programmato, e che la discussione venga annotata in cartella. Come funziona l'induzione in generale è spiegato nella pagina sull'induzione al parto.

Esperienze e testimonianze: come leggerle

Chi cerca «esperienze di parto naturale dopo cesareo» trova storie serene, storie finite con un secondo cesareo e racconti di rottura d'utero. Nessuna dice come andrà il tuo parto, perché dipende da fattori che una testimonianza non riporta quasi mai.

Usale per farti venire domande, non per avere risposte. Se una storia ti ha spaventata, portala al colloquio: «ho letto di una donna a cui è successo questo, nel mio caso può succedere?» è una domanda legittima. E se il primo parto ti ha lasciato paura o ricordi pesanti, dillo: l'NHS scrive che a chi ha ansia per il parto dovrebbe essere offerta la possibilità di parlarne con un professionista che la sostenga in gravidanza e in travaglio. Se ritieni di non essere stata trattata con rispetto la prima volta, c'è una pagina dedicata a rispetto e consenso durante il parto.

Una nota sui rimedi «per favorire il parto» che compaiono nelle stesse ricerche, come l'olio di enotera: l'NHS scrive che non ci sono modi dimostrati per avviare il travaglio da sola a casa e che degli integratori a base di erbe non si conosce la sicurezza. Prima di prendere qualsiasi prodotto, parlane con l'ostetrica o il ginecologo.

Le domande da portare al colloquio

Queste domande sono un nostro suggerimento per non uscire dalla visita con dubbi:

  1. Il mio cesareo precedente è compatibile con un tentativo di parto vaginale? Che tipo di incisione è stata fatta sull'utero?
  2. Quali sono, nel mio caso, i rischi di un nuovo cesareo programmato e quelli di un parto vaginale?
  3. Come verrà controllato il travaglio, e l'ospedale ha accesso immediato alla sala operatoria e alle trasfusioni?
  4. Se il travaglio non parte da solo, che cosa propone e con quale metodo?
  5. Che cosa succede se cambio idea durante la gravidanza?

Porta con te la lettera di dimissione del primo parto. Per le altre guide su gravidanza, nascita e primi mesi trovi tutto nella sezione gravidanza, parto e dopo e nell'indice delle nostre guide.

Domande frequenti

Dopo un cesareo il secondo parto deve essere per forza un cesareo?

No. Secondo l'NHS un cesareo non significa necessariamente che i figli successivi debbano nascere allo stesso modo, e la maggior parte delle donne con un cesareo alle spalle può avere in sicurezza un parto vaginale. A volte però un nuovo cesareo resta l'opzione più sicura: lo valuta il ginecologo con te.

Qual è la percentuale di riuscita del parto vaginale dopo cesareo in Italia?

Non la riportiamo. Il dato italiano non era nelle fonti ufficiali lette per questa pagina, e le linee guida italiane dedicate al cesareo non sono state consultate. Il NICE indica solo che un parto vaginale precedente aumenta la probabilità di riuscita. Chiedi al tuo ospedale i suoi dati.

Quanto tempo deve passare tra un cesareo e un parto vaginale?

Le fonti lette per questa pagina non indicano un intervallo minimo, quindi non ne scriviamo uno. Il tempo trascorso dal cesareo è una delle informazioni che il ginecologo considera: chiedi a lui se, nel tuo caso, la distanza tra le gravidanze cambia qualcosa.

Posso essere indotta se ho avuto un cesareo?

Le linee guida NICE lo prevedono, ma chiedono di discutere prima i rischi: più probabilità di cesareo d'urgenza, rischio di rottura dell'utero, idoneità dei metodi meccanici. Indicano anche limiti specifici per alcuni farmaci in presenza di una cicatrice. La scelta del metodo si fa con il ginecologo.

Dove conviene partorire se voglio provare un parto vaginale dopo cesareo?

Secondo il NICE, in un reparto con accesso immediato al cesareo e con trasfusioni disponibili in sede, con monitoraggio elettronico del battito del bambino durante il travaglio. Chiedi all'ospedale che hai scelto se offre queste condizioni e come gestisce di solito questi parti.