Parto naturale dopo un cesareo. Vbac (Vaginal Birth After Cesarean). L’esperienza di una mamma.

Vbac
Vbac parto naturale dopo cesareo

Il parto naturale dopo un cesareo, cioè il Vbac, (Vaginal Birth After Cesarean), si può fare!

Ormai non è più una novità. Molte mamme lo sanno.

Quante volte ne abbiamo sentito parlare?

Tante volte sicuramente ma quante domande ci siamo fatte!

Sarà sicuro, ce la farò, e se qualcosa dovesse andare storto?

Le evidenze scientifiche parlano chiaro. Il Vbac è sicuro.

E io voglio regalarvi oggi il racconto e l’esperienza vissuta in prima persona da una mamma speciale. Una delle più affezionate lettrici di Telodicemamma.

Vbac, l’esperienza di Morena, una mamma come noi.

Vbac parto dopo cesareo

Morena Mancinelli, (la mamma che vedete nella foto), mia amica e collega ha deciso, in occasione della SAM 2020 (Settimana mondiale dell’allattamento), di condividere il toccante racconto del suo incredibile Vbac con voi lettrici del blog Telodicemamma.

Un regalo per me, straordinario.

Vi avviso, il post blog è un po’ lunghetto o comunque di una lunghezza poco consigliata quando si tratta di blog ma io vi assicuro un racconto emozionante, pieno di esperienze incredibili in cui la mamma, con l’aiuto delle sue bambine e di professionisti adeguati, riesce a prendere la strada giusta. Giusta per lei. un racconto che può essere un aiuto per chi vuole provare la strada del Vbac.

Buona lettura care mamme.

Adesso lascio la parola, hops! La penna a Morena.

La mia prima gravidanza.

Quando 5 anni fa, a causa di miei problemi di salute, decisi di far nascere Ambrosia con cesareo, ero piuttosto disinformata.

Non sapevo realmente cosa mi aspettasse, né in termini di dolore fisico né in termini emotivi.

Non sapevo che mi sarei trovata in una stanza fredda e piena di luci con un’equipe medica, sebbene gentile e preparata, che mio marito non avrebbe tagliato il cordone, che non ci sarebbe stata poesia e dolore “costruttivo” nel parto.

Con il cesareo, mia figlia stava bene ma non l’avevo partorita io. Un medico l’aveva data al mondo.

Non sapevo che non sarebbe stato un parto, ma solo un’operazione. Io pensavo solo a non mettere in pericolo mia figlia, il resto era secondario. “Basta che nasca”, almeno così credevo.

Il post-intervento però mi ha fatto prendere coscienza di molto altro.

Io non avevo partorito, io ero stata tagliata. Io non avevo fatto nascere mia figlia, un medico l’aveva data al mondo.

Mi sentivo inadeguata.

Il senso di incompletezza di quel mancato parto andava ad aggiungersi alla mia costante sensazione di “non l’ho potuto fare perché non sto bene”.

A nulla serviva il sentirmi dire: “Ambrosia è sana, questo è l’importante!”, “Col parto naturale non sai quanto si soffre!”.

Io mi sentivo una mamma e una donna a metà.

In quel momento credevo che un cesareo fosse una tomba e che, sempre per i miei problemi di salute, non avrei avuto altri figli.

Poi un giorno girovagando on-line in cerca di un terapista per l’armonizzazione della cicatrice del cesareo (una tecnica utile per chi come me sentiva la cicatrice come un corpo estraneo, un’interruzione nel corpo stesso, una zona di… nulla) lessi un acronimo: Vbac!

Vbac, vaginal birth after cesarean.

“Cooooosa?”. Non ci potevo credere. Si poteva partorire naturalmente dopo un cesareo, addirittura dopo due (conosco qualche donna mitologica ma in verità reale che ci è riuscita dopo 3, in Campania, la Regione d’Italia col più alto tasso di cesarei).

Iniziai a leggere, a informarmi. In quel momento non volevo altri figli ma l’idea che il cesareo non fosse una tomba mi rincuorò molto.

Dopo alcuni anni…decisi che la mia seconda bambina l’avrei partorita io

Ambrosia iniziò a chiedere una sorellina con insistenza. Il giorno della doppia stanghetta sul test non si fece attendere.

Dopo la gioia iniziale per l’arrivo della nuova vita, mi promisi solennemente che questa l’avrei partorita io.

Lo dissi al ginecologo alla prima visita.

Lui era interdetto, ero di appena 3 settimane, chissà quante cose sarebbero successe nei 9 mesi successivi.

Lui però capì e mi disse: “Farò tutto quello che posso per assecondare il tuo desiderio”.

Fu più difficile convincere mio marito e mia madre che non avremmo corso rischi.

In questo mi aiutarono le linee guida dell’OSM che, laddove la gravidanza sia fisiologica e non ricorrano nuovi o vecchi motivi per ripetere un cesareo, prescrivono che a ogni donna pre-cesareizzata va proposto un parto naturale.

E ancora di più. Che le percentuali di rottura di utero in pre-cesareizzate erano solo leggermente più alte di quelle in primipare con utero mai operato.

Nove mesi di esercizi

Mamma Pilates

Furono 9 mesi intensi, di esercizi di rilassamento, di sblocco del bacino e trattamento della cicatrice da un’osteopata.

Mesi di olio di enotera e tè alle foglie di lampone per avviare naturalmente il travaglio (non si consiglia l’induzione del parto su un utero già tagliato per non aumentare il rischio di rotture), di letture, di alti, di bassi.

Al quinto mese la mia salute iniziò a ribellarsi: mi si bloccò il ginocchio, non potevo piegarlo.

Al sesto mese mi si spostò un’anca.

Al settimo mese mi venne la tosse asmatica a causa del reflusso gastrico (la piccola ospite puntava i piedi sullo stomaco).

Tossendo mi incrinai una costola.

Chi se ne frega, io devo partorire naturalmente” dicevo mentre prendevo in braccio Ambrosia che ormai pesava 23 kg.

Ma la bambina nella pancia era podalica

Appena entrata nel terzo trimestre, all’ecografia di routine, un altro colpo: “Celeste era podalica“.

Non ci potevo credere, non riuscivo a rassegnarmi.

Ambrosia a quella stessa epoca gestazionale era in posizione perfetta e io non ci avevo creduto, non avevo creduto né in me né in lei.

E ora che ci sto credendo con tutta me stessa, la natura mi dice di no.

Piangevo disperata, come una bambina, e Ambrosia mi consolava.

Una sua frase mi diede la forza di crederci ancora: “Mamma, tu ci riuscirai. E se non ci riesci, io vengo con te”.

Lei sembrava così sicura che alla fine sarebbe andato tutto bene.

Il ginecologo diceva di non disperare, che c’era ancora tempo, di avere fede, che si sarebbe girata.

Ma io non volevo più restare a guardare.

La Moxa

Mi consigliarono la manovra di rivolgimento, la moxa, l’agopuntura, gli esercizi, le posture ma io non volevo fare nulla, non volevo ci fosse un intervento esterno, ero convinta che la natura fosse perfetta e che se Celeste si presentava con il sederino, invece che con la testa, un motivo doveva pur esserci.

Chi ero io per interferire?

La mia volontà di partorire naturalmente valeva più del benessere di mia figlia? Certo che no.

Mi ero quasi rassegnata quando in un gruppo di mamme mi consigliarono di parlare con la bambina, di accarezzarla, di indicarle la strada della capriola passando la mano sulla pancia.

Mi presi del tempo, mi misi seduta comoda e parlai a mia figlia, indicandole il tragitto.

Le dissi che se per qualche motivo aveva deciso di rimanere podalica e di non girarsi, io l’avrei capita ma che se si fosse girata, sarebbe stata una nascita migliore per lei e per me.

Le spiegai tutti gli aspetti positivi in tutti i dettagli e conclusi dicendo “ma se non ti girerai comunque, io ti amerò lo stesso, nello stesso modo”.

Finalmente cefalica

All’ecografia successiva, a 32 settimane, mia figlia era perfettamente cefalica.

Per la prima volta sentii che partorire naturalmente non era solo un mio capriccio ma anche una sua volontà.

Ma la strada era ancora lunga.

Il giorno che entrai al nono mese iniziai ad avere numerosi problemi ai denti, con conseguenti sedute dal dentista assai dolorose e stressanti; poi problemi alle articolazioni temporo-mandibolari e infine, 10 giorni prima del parto, la terribile nevralgia del trigemino tornò a farmi visita.

Ero disperata. Non stavo bene fisicamente, non stavo bene emotivamente.

Sembrava che il mondo mi fosse contro, che l’universo non volesse proprio che io riuscissi a partorire naturalmente.

Riconsidera il cesareo” avevano ripreso a dirmi in famiglia “potrai partorire prima della fine del tempo e senza dolori e potrai prendere prima i farmaci per stare meglio”.

Io piangevo e dicevo di no, avrei partorito naturalmente. Solo in un caso avrei ceduto, se il mio desiderio avesse messo in pericolo mia figlia. Con tanta ansia, paura e molto dolorante, arrivai alla fine della gravidanza.

Ci siamo quasi

Il pomeriggio avevamo visto dei cari amici di famiglia, io ero stanca e mi dissero: “Resisti, è finita, questa sera cambia la luna”.

Non ci avevo mai creduto, ma lo avevo sempre sentito dire, per cui a mezzanotte mi affacciai e la luna era piena.

Preparai le ultime cose, feci il bagno e le pulizie, poi andai al letto.

Alle 3 di notte mi svegliai strana, avevo delle leggere contrazioni, irregolari per lo più e stavo perdendo il tappo mucoso che spesso segna l’avvio del travaglio ma che a volte può avvenire anche molti giorni prima. Ancora non sapevo quale fosse il mio caso.

Il travaglio per il vbac deve essere veloce

Poi alle 8 del mattino, non posso descrivere la gioia di pronunciare la frase: “Mi si sono rotte le acque”.

Alle 10 arrivo in ospedale, il mio ginecologo mi visita ma il collo dell’utero è ancora posteriore: “Sei indietro purtroppo. Ma non disperare, in ostetricia può accadere tutto”.

Ero sconfortata, già immaginavo ore e ore di travaglio che poi sarebbero terminate in cesareo perché in un Vbac è necessario che i tempi siano veloci, visto che un utero già tagliato non può essere sottoposto a un travaglio lungo.

Avverto contrazioni medie, il tracciato rileva poco e niente, la bambina dorme. Così fino alle 13.

Poi arriva la mia ostetrica-angelo che aggiunge che per lei facciamo presto, nonostante le premesse, nonostante fossi considerata come una primipara poiché col primo cesareo avevo partorito a 38+4 senza travagliare.

Le contrazioni aumentano e si regolarizzano, alle 15 i dolori sono ingestibili, urlo, mi voglio buttare dalla finestra.

Li sento tutti sulla cicatrice, pare mi stiano facendo il cesareo in quel momento.

Ma la mia ostetrica e il mio ginecologo, che mi ha fatto nascere 39 anni fa, sono con me e così mio marito.

Imploro l’epidurale, loro fanno di tutto per prendere tempo perché spesso l’epidurale rallenta la dilatazione e io non me lo posso permettere.

L’epidurale nel vbac è sconsigliata ma…

Alle 17 finalmente arriva l’anestesista, sono a 4/5 cm.

Con l’epidurale è come in una favola, non sento più i dolori ma mi dilato lo stesso in fretta.

Alle 19 sono a dilatazione completa ma siccome l’effetto dell’anestesia è finito chiedo un rabbocco, la mia ostetrica è contraria ma io quei dolori non li posso sentire. Rabboccano.

Le contrazioni rallentano. Io spingo, la testa della bambina scende ma subito risale, non riesce a passare la sinfisi pubica.

Inizio ad agitarmi. Qualcosa non va.

Sono stremata, ho spinto a vuoto per ore, nel frattempo è finito anche l’effetto dell’anestesia ma mia figlia non è ancora nata.

Spingo ancora, tocco i suoi capelli con le mani. Ma appena finita la spinta, lei torna su.

Inizio ad agitarmi, inizio a dirmi: “C’è qualcosa che non va”. Mio marito è tranquillo ma vedo il ginecologo e l’ostetrica parlare piano, sempre più spesso.

Le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere.

No, non voglio il cesareo, non ci credo che non la so partorire“.

Le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere.

Non può essere che noi non siamo così.

L’ostetrica prende acqua calda e tanto olio.

Mi dice di fare la spinta della mia vita.

Mio marito, il ginecologo e l’anestesista mi incitano.

Io spingo con tutte le forze che ho. L’ostetrica afferra la testa di Celeste che esce fino al naso e ora non può più tornare indietro.

Sento il fuoco tra le mie gambe, poi, 20 secondi dopo, Celeste sguscia fuori.

Eccola!

Vbac dopo parto SAM2020

Un cordone davvero corto

Non la tirare troppo” mi dicono mentre me la mettono sulla pancia “Il cordone è davvero corto”.

Ecco perché la testa a ogni spinta risaliva, ecco perché all’ottavo mese non si girava.

Ecco perché è uscita con entrambe le manine sul viso, perché è nata già combattente.

Guardo il mio ginecologo che 39 anni fa mi ha fatto nascere e che oggi mi ha fatto rinascere, insieme a Celeste.

Da quel 15 settembre 2019, quando parlo della nascita delle mie figlie, dico sempre: “Quando ho partorito”, perché io le ho partorite entrambe, perché grazie al Vbac ho fatto pace col mio primo cesareo.

Oggi Celeste ha un anno e nonostante i miei problemi di salute che sono proseguiti anche dopo la sua nascita, la sto ancora allattando. Buona SAM 2020 da Morena, Ambrosia e Celeste con la certezza che noi donne possiamo fare tutto.

Di Morena Mancinelli