Sgridare i bambini. Ecco perché non serve.

È pensiero comune, tra i genitori che la classica urlataccia sia sinonimo di autorevolezza. In realtà urlare innesca meccanismi malsani che spesso diventano ingestibili. Imparare alcune tecniche può aiutare a disinnescare la miccia.

“Vai a lavarti le mani”, “Metti a posto la stanza”, “Abbassa il volume della TV”, quale mamma non ha pronunciato queste parole durante la sua vita, con un acuto che avrebbe fatto invidia a un’aquila? E quale mamma non ha ottenuto la risposta: “Mamma, non urlare!”

Educare i figli investendo poco o niente sulla comunicazione è un fattore che influenza in maniera negativa molte famiglie ma secondo gli esperti si tratta di un lato importante che non andrebbe mai trascurato.

Perché urlare ai figli sarebbe non solo inutile, ma anche dannoso, per entrambe le parti.

Sgridare i bambini

«Non sempre il genitore ha la percezione di urlare tanto di frequente con i propri figli, specie quando urlare diventa una vera e propria abitudine. La maggior parte delle coppie che si rivolge a noi presenta problemi che apparentemente hanno poco a vedere con le urla ma sono più oggettivi: lamentano figli disubbidienti o aggressivi a scuola. Solo dopo, analizzando le cose, ci rendiamo conto che molti problemi derivano proprio dalla maniera in cui si comunica in casa. In questo caso si possono attivare delle strategie per cercare di migliorare le cose» spiega Tiziana Boldrini, educatrice e mediatrice familiare di Milano.

Cosa dice la scienza

Secondo una ricerca condotta dalla Harvard Medical School, l’urlo degli adulti avrebbe un effetto dannoso sul cervello dei bambini. E il danno riguarderebbe non solo l’aspetto psicologico ma anche l’aspetto anatomico del cervello.

La ricerca

*L’analisi condotta su 51 bambini ha evidenziato la riduzione del corpo calloso cerebrale, cioè di quel cavo composto da cellule nervose che mette in comunicazione i due emisferi tra loro. Questo comporterebbe, oltre che una interazione difficoltosa tra i due emisferi, anche conseguenze sull’umore e sul comportamento dei bambini.

*Urlare accentua ancora di più lo stress dell’adulto che, avendo perso la capacità di comunicare in maniera efficace, inizia a provare sentimenti negativi.

Nei piccoli

Sgridare i neonati

L’urlo, specie nei bambini molto piccoli, provoca una condizione di stress dovuta all’aumento della produzione di cortisolo, l’ormone dello stress. Quando questo accade, l’attività celebrale aumenta in maniera considerevole, per cui il bambino si trova a dover fronteggiare (inconsciamente), una situazione che non è in grado di gestire e che diventa troppo impegnativa dal punto di vista emotivo e anche fisico.

In psicologia

*Alcuni psicologi paragonano l’urlo ad una frustata sul cervello che lascia segni indelebili. Secondo gli esperti, se protratto nel tempo e molto frequente, l’urlo dei genitori potrebbe provocare problemi comportamentali e anche sintomi depressivi.

*Quando il genitore urla, il bambino si sente come polverizzato, per cui perde la concezione del tempo e dello spazio, andando in confusione.

Le statistiche

Secondo le statistiche, i bambini tendono a riprodurre il modello educativo casalingo quando si trovano in società, per cui statisticamente, i figli di genitori che urlano tendono ad essere più aggressivi a scuola e alzano più facilmente la voce, proprio perché cercano di riprodurre quella modalità comunicativa non adeguata.

A volte serve. L’importante è che non si tratti di un atto di umiliazione per il bambino.

Quando si è in una situazione di pericolo, oppure quando si vuole richiamare l’attenzione del bambino, alzare la voce può essere necessario e non è un’azione da demonizzare.

*Urlare ai propri figli non può essere un’abitudine educativa ma se accade in modalità sporadica, seppur giornaliera, è accettabile e fisiologico. L’importante è che non si tratti di un atto di umiliazione per il bambino.

Spiegare sempre

Quando accade che l’urlo è stato così forte da aver spaventato il bambino, allora è necessario andare a riparare allo sbaglio fatto, spiegando al bambino le motivazioni della nostra reazione spropositata.

*Sarà necessario poi chiedere al bambino di non ripetere più quel comportamento che ci fa tanto soffrire e lavorare insieme per evitare che si possa arrivare a livelli di tensione così alti.

Mamme multitasking

A volte è solo la fretta che impedisce ai genitori di ascoltare le richieste dei figli.

*«Stanchezza eccessiva e stress possono essere tra le cause che portano i genitori ad alzare la voce. Quando si è stanchi di ripetere sempre le stesse cose o quando non si ha tempo per intervenire in maniera calma e amorevole, allora si tende ad alzare la voce perché in quel momento di stanchezza non si riescono a trovare metodi alternativi che sembrano efficaci. Ma non deve essere una giustificazione, soprattutto se alzare la voce inizia a diventare l’unica modalità educativa adottata» spiega la Boldrini.

Il consiglio dell’esperta

L’autoanalisi: Rendersi conto di cosa funziona nella propria famiglia è fondamentale. Fare mente locale sui momenti positivi in cui i figli hanno ascoltato e ubbidito può aiutare il genitore ad attingere alle proprie risorse per cercare di riprodurre quello che c’è di positivo.

Il controllo: Perdere il controllo non è mai sano. Cercare di controllarsi e gestire la rabbia è necessario. Misuriamo il nostro stato emotivo, in modo da poter prendere una pausa anche di pochi secondi dalla situazione e riprendere così il controllo evitando di sfociare in comportamenti poco funzionali al ruolo genitoriale.

Cambiare qualcosa: È la società che ci impone di essere sempre pronti a correre. Se non riusciamo a far quadrare i tempi, forse dovremmo cambiare qualcosa nell’organizzazione della casa e della gestione familiare.

Educare, non accudire: Rendere i figli autonomi, insegnargli a prendersi cura di sé stessi e dell’ambiente in cui vivono è un gesto di grande amore da parte del genitore. L’armonia familiare migliora e ne beneficia l’umore di tutti in casa.

Comunicare nel modo giusto

*Una postura del corpo o una espressione del viso, ma anche un semplice sguardo o talvolta il silenzio, possono dire molto più di una sgridata. Se poi a queste aggiungiamo anche una spiegazione su quelle che sono le nostre ragioni e sul perché di quella determinata cosa, nella maggior parte dei casi il bambino recepirà il messaggio e farà tesoro del nostro comportamento, addirittura imitando l’adulto.

Metodi educativi alternativi

Gli esperti consigliano di seguire il metodo elaborato dallo psicologo americano Thomas Gordon che prevede di educare attraverso il “messaggio io” o “ascolto attivo”.

*Ascoltando in maniera empatica, il bambino sarà messo in condizione di capire cosa è successo. Il genitore dal suo canto sarà in grado di spiegare la regola, trasmettendo al bambino il motivo per cui quella determinata cosa non va fatta. La maggior parte dei genitori che mettono in atto questo metodo, difficilmente hanno bisogno di ricorrere alla sgridata o alla punizione.

Amorevoli, non permissivi

Educare i figli con un atteggiamento amorevole e con gentilezza non vuol dire trasformare i bambini in piccoli tiranni a cui è permesso tutto. Vuol dire stabilire delle regole e far sì che il bambino le rispetti ma senza utilizzare alcun tipo di punizione, emotiva o corporale.

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista Viversani e Belli nr 27/20019

Viversani e belli

Libri da leggere

L’urlo di mamma. Un libro che ha cambiato la mia vita. Un libro che mi ha insegnato a pensarci sopra due volte prima di urlare. Leggetelo ai vostri figli e non ne resterete indifferenti.

Articolo di Annarita Carbone con la consulenza della dottoressa Tiziana Boldrini, educatrice e mediatrice familiare di Milano.