Milk sharing – Condivisione del latte materno. Ma la pratica è sicura?

Allattare con il latte umano proveniente da altre mamme è un’usanza antica che si perde nella notte dei tempi.

Un tempo c’erano le balie che allattavano tutti i bambini che non potevano, per le ragioni più disparate, essere allattati dalle loro mamme. Le prime tracce risalgono al 2000 a.C e questo ruolo salvavita si è evoluto in una professione, con tanto di leggi e contratti che ne regolavano la pratica, compreso il requisito di visita medica.

Una pratica che è stata poi interrotta a causa dei dubbi riguardanti il rischio di trasmissione di malattie e della comparsa sul mercato, delle formule artificiali.

Da qualche anno a questa parte però, soprattutto in America si sta assistendo ad una rinascita della condivisione del latte materno grazie ad alcune mamme che, producendo una quantità di latte in esubero, hanno lanciato la vendita del latte on line.

Ma si tratta di una pratica sicura? Gli esperti nutrono forti dubbi sulla sicurezza della vendita on line del latte e mettono in guardia tutte le mamme.

Quali sono i rischi

Durante il Meeting delle Pediatric Academies Societies (PAS) di Baltimora i ricercatori del Cohen’s Children Medical Center di New York hanno messo in luce i rischi relativi alla condivisione e/o vendita del latte materno non controllato e non regolamentato.

Tali rischi riguardano non solo la trasmissione di malattie virali o batteriche, ma anche la trasmissione di malattie relative la cattiva conservazione del latte materno che per mantenere le sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali ha bisogno di essere conservato seguendo regole ben precise.

Secondo Ruth Milanaik, uno degli esperti del Cohen Centre, “I medici dovrebbero incoraggiare la condivisione del latte attraverso apposite banche“.

Le banche del Latte In Italia.

L’Italia è il secondo paese in Europa per numero di banche del latte attive. “Abbiamo a disposizione attualmente 36 le banche del latte funzionanti – spiega Maria Pia Galasso, neonatologa e responsabile della Banca del Latte Galatea di Cosenza. La maggior parte dei centri si trova nell’Italia settentrionale ma anche al sud si sta lavorando molto per incentivare la formazione del personale sanitario e per incrementare le attività ospedaliere che permettano di lavorare al meglio con le banche. L’obiettivo primario della banche del latte è quello di promuovere l’allattamento al seno diretto, dalla mamma al bambino ma quando per un qualsiasi motivo questo non è possibile è importante che si possa accedere alle banche per avere a disposizione latte umano donato”.

E Cosenza sta diventando, grazie all’attività della dottoressa Galasso e del suo team, una realtà centrale.

La Banca Galatea è attiva già dal 2007 e sta mettendo in atto un processo di regionalizzazione. Ciò vuol dire che la banca ha come obiettivo principale quello di permettere a tutti i reparti di Terapia intensiva Neonatale della Calabria (Catanzaro, Reggio Calabria e altri ospedali di zona) di poter usufruire del latte materno di banca per alimentare i piccoli pazienti prematuri o affetti da gravi patologie per i quali il latte materno è un vero e proprio salvavita.

All’interno dell’Ospedale di Cosenza, nel dipartimento materno infantile è stato attivato anche uno sportello informativo e di ascolto per le mamme che fonda i suoi principi sui 10 passi dell’Unicef – Oms. “L’info point – continua Galasso – lavora grazie al supporto dell’associazione Gocce di Mamma in cui il personale, formato adeguatamente per mettere in atto le buone pratiche di nascita, è a disposizione per consulenze, aiuto e supporto a tutte le mamme, specie a quelle che hanno delle difficoltà. Per le mamme che allattano cerchiamo di diffondere anche la cultura della donazione. Attualmente abbiamo 70 donatrici e grazie a loro i piccoli pazienti prematuri ricoverati in Tin che non possono essere allattati direttamente dalla loro mamma, riescono a prendere comunque il latte materno”.

Per ascoltare la testimonianza delle mamme che hanno allattato i loro bambini prematuri e sono diventate donatrici e per avere maggiori informazioni su donazione e conservazione del latte guarda questo video dell’Associazione Gocce di Mamma.

Chi può donare

Le mamme che producono latte in esubero e vogliono metterlo a disposizione di altre mamme che per svariati motivi non hanno potuto allattare possono rivolgersi all’ AIBLUD (Associazione Italiana Banche del Latte Umano donato).

Come specificano dallAIBLUD “Possono diventare donatrici tutte le mamme in buona salute e con un corretto stile di vita che allattano durante il primo anno di vita del proprio bambino e che producono una quantità di latte superiore alle necessità della propria prole. Le donne che aderiscono alla donazione devono rispondere ad un questionario anamnestico e sottoporsi ad un semplice screening che consiste nella valutazione della storia clinica e nell’esecuzione di esami sierologici.

Alcune banche del latte che lavorano soprattutto con i prematuri raccolgono il latte delle mamme che hanno partorito da non più di 6 mesi.

“Questo perché – spiega Maria Pia Galasso – alcune banche si occupano dei neonati prematuri ma non è escluso che si possa raccogliere il latte delle mamme che hanno partorito da più di 6 mesi. In questo caso quel latte andrà a coprire la fascia di età dei bimbi che sono maggiori di 6 mesi”.

Ogni banca del latte è organizzata per prelevare il latte a domicilio fornendo alle mamme tutto l’occorrente per raccogliere il latte e conservarlo.

A Cosenza ad esempio, grazie ad un protocollo di intesa con i Vigili Urbani sono gli stessi Vigili che si recano a casa delle donatrici e che raccolgono i contenitori pieni lasciando altri contenitori da riempire.

Chi può richiedere il latte di banca

Le mamme che vogliono usufruire del latte donato possono fare richiesta alle singole banche del latte che, dopo la domanda valuteranno ogni singola situazione.

“In questo momento – spiega Galasso – solo i bambini ricoverati presso le Tin degli ospedali possono usufruire del latte di banca ma non è escluso che per alcuni bambini come quelli affetti da gravi malformazioni cardiache o da altre patologie, le cui mamme non hanno potuto allattare per motivi seri, si possano fare delle eccezioni. La nostra tendenza è comunque sempre quella di aiutare ogni mamma, di sostenerla e di metterla in condizione di allattare il proprio bambino”.

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di Annarita Carbone