Allattamento al seno e marketing: il Codice internazionale, spiegato bene

Dal 1981 un codice dell'OMS limita la pubblicità del latte artificiale, dei biberon e delle tettarelle. Non vieta nessun prodotto: protegge il diritto dei genitori a scegliere con informazioni libere.

Illustrazione a matita e acquerello: una mamma con il foulard, il bambino in braccio, si ferma davanti a una vetrina piena di biberon, tettarelle e barattoli di latte in polvere senza scritte, sotto un grande manifesto con un neonato sorridente che stringe un biberon.
Illustrazione a matita e acquerello: un disegno, non una fotografia.

Il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno è un insieme di regole adottato dall'Assemblea mondiale della sanità nel 1981 per limitare il marketing dei prodotti che possono sostituire l'allattamento. Non è contro chi usa il latte artificiale: non ne vieta la produzione, la vendita o l'uso. Vieta le tecniche di vendita che spingono i genitori a decidere sotto pressione commerciale.

In questa pagina non nominiamo marchi e non giudichiamo aziende o strutture: spieghiamo cosa prevede il Codice, come si applica in Italia e cosa puoi fare tu se ti accorgi di una pubblicità dove non dovrebbe esserci.

Da dove viene il Codice

Secondo l'opuscolo del Ministero della Salute Allattare al seno — Un investimento per la vita, il Codice «è stato elaborato dall'OMS tra il 1979 e il 1981, con la collaborazione di altre agenzie (UNICEF), dell'ONU e di esperti di governi, associazioni professionali, organizzazioni non governative e industria privata».

La pagina ufficiale dell'OMS dedicata al documento ricorda che l'Assemblea mondiale della sanità lo adottò il 21 maggio 1981 con 118 voti. Il Ministero aggiunge che il voto fu «a stragrande maggioranza, con voto favorevole anche dell'Italia» e che l'obiettivo del Codice è «tutelare l'allattamento».

A quali prodotti si applica

L'opuscolo del Ministero elenca i prodotti coperti:

Cosa vieta e cosa no

Il punto che crea più equivoci è questo: il Codice, scrive il Ministero, «non ostacola la produzione, la vendita e l'uso dei prodotti che copre; ne limita solamente il marketing». Lo scopo dichiarato è aiutare i genitori a prendere decisioni informate e indipendenti da interessi commerciali.

Il Codice vietaIl Codice non vieta
offerte speciali, sconti, esposizioni promozionali e omaggiprodurre e vendere latte artificiale
campioni gratuiti a famiglie e operatori sanitariusarlo, se è la scelta della famiglia o un'indicazione medica
poster, calendari e oggetti pubblicitari in ospedali e consultoriche il pediatra lo prescriva quando serve

Se nutri il tuo bambino con il latte artificiale, il Codice non parla di te: parla di come ti vengono presentati i prodotti. La pagina su chi sceglie di non allattare affronta proprio questo equivoco.

Come si applica in Italia

Gli Stati che hanno sottoscritto il Codice si sono impegnati a tradurlo in leggi nazionali. Secondo l'opuscolo del Ministero, «Al momento l'Italia ha integrato parzialmente il Codice nel suo ordinamento legislativo (DM 82/2009 con relative sanzioni DM 84/2011)», regolamentando il marketing delle formule per lattanti e vietando, sulla lettera di dimissione dall'ospedale, uno spazio prestampato per prescrivere sostituti del latte materno quando non necessari.

Il Codice ha anche un ruolo negli ospedali: per ottenere il riconoscimento di ospedale amico dei bambini una struttura deve applicare i 10 Passi e rispettarlo, come ricorda lo stesso opuscolo.

A livello internazionale, l'OMS nel suo foglio informativo sull'alimentazione dei lattanti raccomanda di introdurre o rafforzare leggi che limitino il marketing di formule e biberon in linea con il Codice e con le successive risoluzioni dell'Assemblea. L'OMS coordina anche una rete di monitoraggio, chiamata NetCode, che lavora perché i sostituti del latte materno non siano commercializzati in modo inappropriato.

Chi è IBFAN Italia

IBFAN Italia si presenta sul proprio sito come un'associazione senza fini di lucro che promuove l'allattamento materno e sostiene le madri e gli operatori, e che fa parte della rete internazionale IBFAN (International Baby Food Action Network). Tra le sue pubblicazioni, il sito elenca materiali come «Il Codice Violato» e «Occhio al Codice!». L'opuscolo del Ministero indica il suo sito come riferimento per approfondire il Codice.

È un'associazione, non un ente pubblico: i suoi materiali sono una fonte utile per capire il Codice, ma le regole vincolanti in Italia sono quelle dei decreti citati.

Come riconoscere il marketing, in pratica

Qualche situazione in cui vale la pena farsi una domanda (sono suggerimenti nostri, non un elenco ufficiale):

Non sei tu a dover fare l'ispettrice. Ma se qualcosa ti sembra pubblicità, chiedi a chi ti segue un'informazione indipendente, per esempio l'opuscolo del Ministero, che è gratuito. Nei primi giorni dopo il parto è il sostegno a fare la differenza, non i campioni. Le altre guide sono nella sezione allattamento.

Domande frequenti

Il Codice vieta il latte artificiale?

No. Secondo il Ministero della Salute il Codice non ostacola la produzione, la vendita e l'uso dei prodotti che copre, ma ne limita solo il marketing. Il latte artificiale resta disponibile e, quando serve, il pediatra può indicarlo.

Il Codice è una legge in Italia?

Il Codice è un documento dell'OMS. Secondo l'opuscolo del Ministero, l'Italia lo ha integrato solo in parte con il DM 82/2009 e le sanzioni del DM 84/2011, che regolano soprattutto il marketing delle formule per lattanti.

Perché in ospedale non mi hanno dato campioni di latte?

Perché il Codice vieta a produttori e distributori di fornire campioni gratuiti alle famiglie e agli operatori sanitari. Non significa che il latte artificiale ti sia negato: se serve, viene indicato dal personale sanitario.

Cos'è IBFAN?

È l'International Baby Food Action Network, una rete internazionale di cui fa parte IBFAN Italia, associazione senza fini di lucro che promuove l'allattamento e pubblica materiali sul rispetto del Codice.

Cosa posso fare se vedo una pubblicità vietata?

Puoi chiedere spiegazioni alla struttura in cui l'hai vista, per esempio alla direzione sanitaria dell'ospedale. Non abbiamo verificato un canale nazionale ufficiale per le segnalazioni, quindi non ne indichiamo uno.