Le mamme, le persone più criticate al mondo. Ecco come imparare a rispondere con efficacia.

Mamme

Non c’è nulla da fare, appena spunta la pancia ecco che tutti si sentono in diritto di dire la loro.

Non ti riposi abbastanza, non fai abbastanza movimento, non ti curi oppure il contrario. Sei incinta, mica malata! Non devi eliminare certi cibi, mangia tutto e via dicendo. O al contrario, sei incinta, non mangiare questo e non bere quell’altro.

Quando nasce il bambino poi non ne parliamo. Una mamma, più delle altre persone è continuamente esposta a critiche che provengono da ogni lato. Critiche che a volte possono fare molto male.

Ma come reagiamo quando qualcuno ci critica? Le risposte possono rivelare molto di noi ma sappiamo davvero come darle? Scopriamo come fare con l’aiuto della psicologa.

Per alcune persone criticare sembra essere uno stile di vita e quando incontriamo una di loro restiamo quasi spiazzati. Avere la risposta pronta non è sempre facile.  Ci piacerebbe rispondere a tono ma non siamo abituati. Il più delle volte il nostro io interiore si sente ferito e ci sentiamo disarmati e confusi. Ma è giusto scusarsi per il proprio modo di vivere?

«Imparare a rispondere in maniera adeguata alla critica si può – spiega Alessandra Costantini, psicologa, psicoterapeuta di Roma. Anche se non esiste una risposta preconfezionata c’è sempre una linea che può essere seguita per rispondere in maniera efficace. È la qualità della relazione che ci dice come poter rispondere. E nel dare la risposta, specie se abbiamo intenzione di conservare quella relazione, sarebbe preferibile adottare comportamenti assertivi cioè cercare di affermarsi di fronte all’altro».

Distanza o vicinanza?

Dal modo in cui rispondiamo alla critica probabilmente dipenderà il futuro di quella relazione. Se vogliamo creare distanza possiamo avanzare le nostre ragioni e prenderci la libertà di zittire la persona dicendo apertamente che non abbiamo gradito quel genere di critica. Se invece vogliamo migliorare la qualità della relazione, possiamo fare delle domande aperte e cercare di capire perché quella persona ci sta criticando.

Quando caschiamo dalle nuvole

Può capitare che chi ci critica ponga l’accento su una parte di noi che non riconosciamo. Gli esperti, in questi casi, chiamano in gioco la cosiddetta finestra di Johari. Cioè una sorta di schema che analizza una relazione collettiva. «Nelle relazioni – spiega Costantini – mettiamo in campo molte cose a noi conosciute ma anche parti a noi sconosciute. La critica a volte ci mostra questa parte di noi che sarà cieca fino a quando l’altro non ce lo dirà o fino a quando noi non ci accorgeremo di averla». La nostra risposta alla dipenderà dal modo in cui ci viene posta e da chi ce la pone.

Costruttiva o distruttiva?

Quando la critica è costruttiva è probabile che ci arrivi in una maniera che scatena in noi la voglia di fare meglio. È però necessario che questa critica non sia un biasimo ma sia una valutazione dell’altro che ci sta dicendo che potremmo fare meglio.

*La critica distruttiva invece è di solito avanzata in maniera negativa e tende a denigrare o offendere la persona a cui è rivolta, creando sentimenti di disagio o offendendo l’interlocutore.

Quando la critica è un biasimo

Può succedere che la critica non abbia un valore costruttivo in quella relazione ma sia un biasimo. Questo accade quando la persona che ci critica, nonostante le nostre domande aperte o le nostre spiegazioni, continui a tenere il punto. Ad esempio se ci criticano per il nostro abbigliamento, eccessivamente scuro, noi possiamo rispondere spiegando che è la nostra religione a imporci questa scelta. Se la persona che ci muove la critica continua ad insistere su quel punto, vuol dire che non sta tenendo conto dei nostri sentimenti e delle nostre ragioni. Questa critica è un biasimo e in questo caso possiamo defilarci interrompendo la conversazione, anche in modo brusco.

Intervista alla dottoressa Alessandra Costantini di Roma

Che cos’è la critica?

La critica è prima di tutto un’opportunità. L’etimologia della parola ci dice che criticare vuol dire valutare iniziando a porsi delle domande. È un’opportunità perché ci permette di valutare non solo la relazione che abbiamo con chi ci critica, ma anche noi stessi.

Cosa accade nella relazione quando qualcuno di critica?

Al momento della critica, tra i due interlocutori si crea un vuoto in cui bisogna mettere delle informazioni. Ad esempio se il nostro datore di lavoro ci dice che abbiamo sbagliato a fare un determinato lavoro, dentro di noi viene a crearsi un vuoto da colmare. Così iniziamo a chiederci: «Dove ho sbagliato? Cosa potrei migliorare?».

Come possiamo reagire?

È consigliabile non ribattere in simmetria con la critica ma rispondere con curiosità utilizzando sempre la prima persona: «Come mai mi sta dicendo questa cosa?» Oppure con umorismo, buttandoci sullo scherzo, o ancora, se ci sentiamo a disagio con quella persona, mettere dei paletti e difenderci con risolutezza.

È importante valutare chi ci sta criticando?

La risposta che diamo a chi ci critica dipende anche molto dalla natura della relazione. Anche qui dobbiamo porci delle domande e rispondere di conseguenza: «Chi ci sta criticando ha con noi una relazione alla pari? Qual è il suo obiettivo? La critica riguarda la mia persona o il mio operato?».

Il suggerimento degli esperti

«Se vogliamo imparare a rispondere in maniera funzionale alla critica – spiega Alessandra Costantini –  possiamo tener presente il modello ASCI (Analisi Strutturale del comportamento interpersonale), molto utilizzato in psicologia, elaborato da L.S. Benjamin e da Pio Scilligo. Seguendo questo schema la persona può muoversi all’interno di 4 quadranti che mostrano i vari comportamenti quando si è in relazione. C’è quindi, in ordine orario, il quadrante Libero, Protettivo, Critico e Trascurante. L’obiettivo della persona sarà passare dal quadrante Critico che è l’insieme dei comportamenti che formano la critica, al quadrante opposto che è quello Libero in cui è possibile esprimere emozioni in modo congruente all’impatto che ha avuto su di sé la critica. Se l’altro ignora e mira solo a ferire allora si sta muovendo dal quadrante Trascurante. In questo caso è una buona idea usare l’emotività scatenata e allontanarsi senza troppe spiegazioni muovendosi nel quadrante Protettivo con un sincero: Così no, basta!».

Le critiche più comuni

Le critiche più comuni possono riguardare la sfera personale oppure l’operato della persona. Le prime si collocano all’interno di un’area che riguarda i valori più intimi come il carattere, l’orientamento sessuale, le scelte familiari. Quelle che riguardano l’operato invece riguardano il modo di vestire, di alimentarsi, le scelte lavorative.

*A seconda di come viene mossa, la critica può suscitare sentimenti diversi, oltre a darci un messaggio psicologico sulla relazione. Quelle che toccano i punti critici possono risultare talmente sgradevoli da compromettere la natura della relazione.

* A volte la critica può riflettere un nostro bisogno, per cui noi tendiamo a fare molta attenzione a ciò che ci dicono gli altri. «Si tratta di una condizione abbastanza frequente –continua Costantini perché in ogni società c’è il bisogno di essere non solo accettati ma di avere valore. Il feedback dell’altro è importante per noi e su quello possiamo creare parte della nostra autostima».

Difendersi con l’arma giusta.

Se il nostro livello emotivo ce lo permette possiamo rispondere con umorismo: Ridiamoci su! Perché l’umorismo ristabilisce parità nella relazione e mitiga il clima.

*Perché sei vegetariana? Mangia una polpetta, ti fa bene. Quando ad una cena, sia essa di lavoro o di famiglia, a casa o in un ristorante non mancano i giudizi a volte pungenti sulla nostra scelta di essere vegetariani, (in tutte le diverse varianti) possiamo imparare a difenderci mettendo in campo un po’ di umorismo. “Si, non mangio carne e allora? Nessuno studio ha mai rivelato che mangiare soia renda noiosi!”.

*Perché non mi chiami mai? Alcune persone esordiscono lanciando all’altro l’accusa di non telefonare abbastanza spesso. Se chi ci parla è una nostra cara amica che davvero abbiamo trascurato possiamo darle ragione e chiederle scusa con la promessa di impegnarci di più. Ma se la persona, nonostante le nostre scuse, continua ad incalzare, possiamo difenderci e avanzare un tono ironico: «Hai ragione, non ti chiamo chissà perché!».

Nelle relazioni amorose

*Sei ancora single, possibile che tu non abbia trovato l’uomo giusto? Alla soglia dei 30-40 anni, se non hai ancora un partner fisso, gli altri ti guardano con sufficienza e ti ricordano che dopo i 40 il termine inglese “single” così cool, potrebbe tramutarsi nel più volgare e spregiativo “zitella”. E allora? Il nubilato può essere il vero stato di grazia di una donna che ama prendersi cura di sé. Si possono fare tante cose se non hai un partner. «Sai che in molte città d’Italia esistono eventi riservati solo ai single. Non vorrei mai perderli per colpa di un compagno!».

*Sei ancora fidanzata con quel tipo? Non sai che i rapporti troppo lunghi rischiano di naufragare?

Nell’epoca 2.0 che è evoluta nel 3.0 e anche nel 4.0, la vita di coppia troppo datata sembra essere obsoleta. Tutto è accelerato, veloce. Tutto deve essere fresco e nuovo. Una relazione lunga che dura da anni non viene considerata vintage come un bel cappotto, ma stantia e quindi da buttare. E allora? Intanto non esiste nessuna statistica che indichi le relazioni più durature come le più fallimentari. «La mia storia con lui è come un buon vino, più invecchia e più sa di buono!».

Quando sei mamma e quando non lo sei.

*Sei una mamma troppo permissiva. Dovresti essere più severa Chi ha detto che essere poco severi significhi non avere regole? Alcune mamme scelgono di educare i loro figli secondo l’accudimento amorevole ma questo non vuol dire assenza di regole. Vuol dire solo che le regole, anziché imposte, vengono spiegate tramite il dialogo e l’ascolto reciproco.  «Un bambino coccolato o un adolescente ascoltato avrà più fiducia negli altri e nelle sue capacità. Lo dice la scienza!».

*Pensi solo alla carriera. Quando ti deciderai ad avere dei figli e dedicarti alla famiglia? Raggiungere una brillante carriera fa parte di un progresso sociale che ha guidato movimenti politici per decenni. Scontri, battaglie, lotte sono state condotte per far sì che le donne potessero raggiungere questo ambito traguardo e lavorare al pari degli uomini. E questo include anche la libertà di diventare o non diventare madre. Per chi sceglie di non avere figli, ci sono tante cose belle che non includono i bambini: viaggiare, uscire con gli amici, andare a teatro, avere una brillante carriera senza doversi sentire in colpa per aver lasciato i figli “parcheggiati” a casa con la tata o a scuola. Ai più indiscreti ed impiccioni si può rispondere: «Mi piacerebbe molto avere figli ma il mio cane non ama i bambini!».

Articolo di Annarita Carbone con la consulenza della dottoressa Alessandra Costantini, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva di Roma.

La versione originale dell’articolo è stata pubblicata sulla rivista Vivrsani e belli.