Latte di mamma

Last updated on Novembre 6th, 2016 at 11:17 pm

Allattare il mio bambino. L’unica, la prima cosa che ho pensato quando ho scoperto che il test di gravidanza era positivo.

L’ho sentito nel mio cuore, prima che nella mia testa. L’ho sperato, l’ho voluto, l’ho cercato. Ancor prima di pensare al sesso, al nome, al modo in cui dirlo a mio marito e agli altri, io ho pensato al latte. Non vedevo l’ora di poter stringere il mio bimbo tra le braccia e dargli tutto l’amore del mondo attraverso il mio latte. Perché io non sono stata allattata e nemmeno le mie tre sorelle. Ma questo poco importa. Si può sempre recuperare nella vita.

Era il 5 febbraio del 2007 quando feci il test di gravidanza. Ero in ufficio e, mentre facevo una piccola pausa, decisi di fare il test. Non potevo aspettare un attimo di più. In cuor mio sapevo già la risposta ma volevo una certezza. Entrai in bagno e dopo 5 minuti ne uscii stordita, spaesata, confusa dalla gioia. Era lì. Il mio bambino era nella mia pancia. Nel mio corpo. Eravamo una cosa sola e anche se il parto ci avrebbe diviso, saremmo stati così per sempre. Perché è così il legame che lega una madre al proprio figlio.

I N D I S S O L U B I L E !

Inizialmente non ero molto ferrata sull’argomento allattamento. Pensavo che tutto sarebbe stato naturale. Io avrò latte pensavo. Io avrò tutto il latte che servirà al  mio bambino. Ne ero convinta e non pensavo ad altro.

Quando poi quell’esserino minuscolo  (si fa per dire: 4 kg tondi tondi) è venuto alla luce l’ho immediatamente attaccato al seno in base alle indicazioni dell’ostetrica di turno, o meglio della quarta ostetrica di turno. Perché il mio travaglio è durato 26 ore ed essendo sfociato poi in un cesareo d’urgenza, ho avuto il piacere di assistere al cambio della guardia per ben quattro volte.

Il piccolo Antonio urlava, piangeva disperato e io non vedevo l’ora di attaccarlo al seno. Era un leone affamato. Lui sembrava già essere esperto. Mi cercava con le manine. Con la testa e con la bocca pareva volermi afferrare. Sembrava già esperto e in effetti lo era. Perché i piccoli, al contrario di quanto molte persone affermano, la memoria atavica ce l’hanno eccome!

 

Il colore dei primi giorni.

Per i primi tre – quattro giorni il latte aveva un colore giallognolo. “Si chiama colostro” mi disse l’ostetrica, e  in effetti lo sapevo anche io. Lo avevo letto su qualche libro o rivista. E poi dopo qualche giorno arrivò la montata lattea, con la febbre e tutti gli inconvenienti  del caso.

Ma ho allattato. Ho proseguito. Ero determinata.  Anche quando il bimbo aveva 3 mesi e si è verificato il terribile scatto di crescita, io ho continuato ad allattare. Anche quando il pediatra mi diceva che dovevo dare a mio figlio una piccola aggiunta, io ho continuato. Non mi sono mai persa d’animo e ho cercato di chiudere occhi e orecchie dinanzi a chi mi diceva cose del tipo: “Basta con questo latte. Ormai il bambino non è più neonato”. Oppure “Adesso è ora di passare al latte artificiale. Non vorrai mica stare sempre al suo servizio?” Ho cercato sempre di circondarmi di persone positive che credevano in me e nel mio desiderio ed ho eliminato quelle che cercavano di contrastarmi.

Antonio è stato allattato per 18 mesi. Con il secondo invece mi sono spinta un pochino più in la. Mi correggo, mi sto spingendo. Perché Dario ha 25 mesi e il latte artificiale non lo ha ancora mai neppure visto da lontano. Solo lattedimamma!

di Annarita Carbone