Una giornata con i bimbi del carcere

Bimbi del carcere

Ieri ho avuto una grande fortuna. Quella di conoscere i bimbi,  figli delle detenute del carcere di Rebibbia. Li ho conosciuti durante una bella giornata di sole, in un giardino, nel cuore del quartiere San Lorenzo, a Roma.

L’associazione romana A Roma Insieme Leda Colombini e L’esercito della Salvezza hanno organizzato un incontro speciale tra loro e gli asinelli. Io e la mia amica e collega Rory Cappelli siamo andate con i nostri bimbi. Ci siamo divertite, abbiamo intervistato gli organizzatori, giocato con i bambini, accarezzato gli asinelli, i coniglietti e poi  insieme abbiamo realizzato questo servizio per Repubblica.

I bambini che vivono in carcere erano lì con i nostri bambini. Uguali nel comportamento, identici nel gioco, identici nel relazionarsi agli altri. Socievoli, carini e felici di stare all’aria aperta. Hanno condiviso giochi e sorrisi con i loro coetanei Ma non avevano le mamme accanto. Avevano le loro amiche volontarie. Quegli angeli che si prendono cura di loro. Quando sono arrivata in quel giardino bellissimo, tutto colorato, pieno di giochi e di animali, pieno di verde e gente sorridente, non avevo idea che quelle ragazze fossero delle volontarie. Accudivano i bimbi, li accompagnavano, li abbracciavano, li proteggevano mentre camminavano (alcuni quasi ai primi passi).  E proprio  lì ho conosciuto Elena. Lavora con questi bimbi da 12 anni. Ogni sabato va in carcere, li prende e li porta fuori. Lei seguiva passo passo Daniel. Un bel bimbo di 15 mesi con dei grossi occhi azzurri. “Li portiamo ogni sabato in un posto diverso – mi ha raccontato Elena con un occhio sempre puntato sul piccolo.  Li lasciamo liberi di giocare, di divertirsi, li facciamo stare all’aperto e poi, di sera, li riportiamo alle mamme”.

Che vita fanno questi bimbi in carcere? – le ho chiesto.

“Loro vivono in simbiosi con le mamme. In ogni cella ci sono due o tre mamme di nazionalità varia. Anche italiane. La maggior parte hanno commesso piccoli reati. Alcune hanno avuto e ottenuto la sospensione della pena per far nascere il bambino e sono tornate quando il bimbo aveva circa un anno. Altre sono rientrate subito dopo il parto. In questo momento c’è un bimbo di un mese nella nostra sezione femminile. La mattina prendiamo i bimbi e li accompagnamo a scuola. Frequentano la scuola comunale”.

Poi ho conoscituto Francesca Danese.  Si occupa del sociale da molti anni. E’ stata assessore alle Politiche sociali e abitative del Comune di Roma ma continua a battersi per le famiglie.  “Sto lottando da anni – ha raccontato commossa – per far si che una grande villa dell’Eur,  sequestrata alla mafia, diventi una casa di accoglienza per questi bambini e per le loro mamme. Un posto in cui le detenute possano far crescere i bambini,  lontano dall’ambiente carcerario. Purtroppo ci sono state molte polemiche e lamentele da parte di alcuni politici (e anche una interpellanza parlamentare da parte di Renato Brunetta)  ma spero che il progetto riesca a decollare per offreire finalmente a questi bimbi e alle loro mamme una concreta possibilità di recupero per un futuro reinserimento nella società “.

Quando ho sentito queste parole mi si è stretto il cuore. E mi sono chiesta: Come vivranno queste mamme? Come si svolgerà la loro giornata? Allora ho pensato di chiedere un permesso al direttore del carcere. Ho deciso di andare lì dentro a sentire la loro voce.

E’ vero, sono detenute, ma sono anche mamme. Mamme come noi. E hanno bimbi, bellissimi. Come i nostri.

Vi aggiornerò care amiche. Presto!

di Annarita Carbone