Disastro a scuola

Last updated on Novembre 28th, 2020 at 08:32 am

 

Finalmente la giornata è  finita. I mostriciattoli a letto, le luci soffuse. Anche il pigiama, che a volte sembra un mostro, più che un’isola felice (non ho mai voglia di spogliarmi e di lavarmi alla sera), è apparso miracolosamente sul mio corpo. Lo avevo messo su senza accorgermene, presa come sempre dal turbine di cose che ho da fare. E in quel turbine è finito anche il pigiama.

Tutto è perfetto per iniziare una bella serata con me stessa. Un libro, un film o una chattata con le amiche? Ci penserò tra qualche minuto. Ma  mentre cerco di raggiungere il divano, una vocina mi chiama. Eccolo li. E’ lui.  lo zaino di  Antonio. Antonio è un bambino molto carino. Simpatico, fantasioso ed estroverso. Anche gentile e delicato, ma soprattutto sensibile. Ha solo un piccolo difetto: lo zaino!

Perché lui, come la maggior parte dei bimbi, non fa caso a cosa ci metta dentro. Vero,  mamme di matricole elementari? Vi prego, ditemi di si!

Quella vocina insistente che continua a chiamarmi, alla fine mi ha convinto. Lo apro. E dopo una serie di cartacce, succhi di frutta vuoti mezzi sgocciolanti e disegni vari arrotolati trovo il quaderno di Italiano, poi quello di storia e poi quello di matematica.

Oddio. Mi sto sentendo male.  Antonio, durante l’ultima settimana di scuola, è molto peggiorato. Quelli che prima erano semplici errori di distrazione, adesso hanno invaso tutto il quaderno diventando degli orrori.

Accanto al disastro più totale: esercizi eseguiti nel modo sbagliato, lettere messe a casaccio e cancellature megagalattiche, campeggiano le scritte della maestra Claudia che, a caratteri cubitali scrive: “Perché hai scritto mandolino, quando invece io avevo detto più volte di scrivere violino?” . Oppure: “Gravemente insufficiente”. O ancora: “Mamma, buttati dalla finestra, tuo figlio è stupido”! No, questo l’ho solo immaginato io. Sarà perché sono ormai le 23,30 e non mi reggo in piedi? Questa giornata dovrà pur finire! Rimetto tutto a posto, chiudo lo zaino e vado a letto.

L’indomani mattina mi armo di pazienza e chiedo spiegazioni ad Antonio. Abbiamo prima rifatto insieme l’astuccio o meglio, quel che resta dell’astuccio dopo una settimana di scuola. Dinanzi alla mia domanda: “Ma che è successo? Perché questi brutti voti?” Lui, con la solita calma mi risponde che si, ha preso dei brutti voti ultimamente, ma non è mica l’ultimo della classe. Ce ne sono alcuni peggiori di lui. E allora?

Allora cerco su internet qualcosa che mi faccia recuperare un po’ di fiducia e di coraggio e digito su google: “disturbi dell’apprendimento”. Perché le insegnanti di Antonio già da tempo mi facevano presente che il bambino, sembra essere attento in classe, sembra aver capito le spiegazioni, sembra essere centrato e presente, ma poi, quando si tratta di lavorare, dimostra di non ave capito nulla.

Non una correlazione plausibile tra le  milioni di recensioni ed articoli scritti in merito ai disturbi dell’apprendimento e la situazione di mio figlio.  “Ma perché sta peggiorando così tanto”?

La risposta, dopo giorni di osservazione e ore passate ad arrovellarmi il fegato ed il cervello, la trovo in me. Quando per un periodo di tempo sono presa dalle mie cose: il lavoro, le lavatrici, la casa nuova da arredare, le amiche che vorrei vedere o una mostra di Matisse che proprio non posso perdere.  Quando sto con lui e non mi concentro abbastanza, ecco che lui trova il modo di attirare la mia attenzione. E’ il suo modo per dirmi: “Mamma, io ci sono. Perché non mi stai ascoltando?  Perché non mi guardi un po’ di più? “ E’ il suo modo per farmi capire che si, è cresciuto, ma non del tutto.