Coronavirus. Perché le donne reagiscono meglio degli uomini.

Covid-19 donne

Secondo i dati raccolti sia in Italia che in altri paesi toccati dalla pandemia come la Cina, il nuovo Coronavirus è pericoloso per tutti ma le donne reagiscono meglio degli uomini.

Le donne sono non solo meno colpite dall’infezione, ma anche quando contraggono il virus manifestano sintomi meno gravi e hanno maggiori probabilità di sopravvivenza.

Gli scienziati non riescono ancora a rispondere alla domanda: perché le donne reagiscono meglio degli uomini?

Gli immunologi giurano che il fenomeno del “gender gap” potrebbe nascondere uno dei segreti per combattere e sconfiggere il virus.

Il rapporto è di 6 a 4

Le donne reagiscono meglio degli uomini e il rapporto è 6 a 4. Il Report of the Who – China joint mission on Coronavirus disease 2019, diffuso dall’OMS lo scorso 28 febbraio rivela che l’infezione da Covid-19 colpisce soprattutto gli uomini. Un dato confermato in Italia dall’Istituto Superiore di sanità secondo il quale le donne sono meno soggette all’infezione. Su 10 persone infette e ricoverate presso i reparti di terapia intensiva, 6 sono uomini e 4 donne. Inoltre le donne hanno molte più probabilità di sopravvivere con una percentuale di decessi del 7,2% contro il 4,1% delle donne ammalate.

Le ipotesi degli esperti sul perché le donne reagiscono meglio

Diverse sono le ipotesi degli scienziati: in primis la predisposizione genetica alla risposta immunologica del fattore ormonale ma anche gli stili di vita.

Coronavirus: le donne hanno un’aspettativa di vita più elevata

Le donne hanno comunque un’aspettativa di vita maggiore prima dei 90 anni. Oltre questa soglia la mortalità femminile aumenta fino a raggiungere la parità con quella dei coetanei maschi. “Il dato è semplice da spiegare – affermano gli esperti. Ci sono meno uomini che arrivano a quest’età mentre le donne sono in media più longeve”.

Hamlet latte materno

Il sistema immunitario delle donne risponde meglio al coronavirus

Le donne sarebbero tendenzialmente più reattive e risponderebbero con maggiore efficacia all’aggressione di agenti patogeni esterni. E questo discorso sembra valere anche con l’avanzare dell’età, fino appunto ai 90 anni di cui si è detto sopra.

Nell’individuo di genere femminile infatti i globuli bianchi si riducono in maniera più lenta (rispetto all’individuo maschile) e le cellule cosiddette Natural Killer tendono a riprodursi più rapidamente man mano che si va avanti con l’età.

Una questione di ormoni

Un altro aspetto importante riguarda il fattore ormonale.

Secondo gli immunologi gli estrogeni fungono da protettori sul fisico rendendolo più resistente alle infezioni.

Lo stile di vita delle donne le rende meno a rischio coronavirus

Le statistiche parlano chiaro. Gli uomini sono più colpiti dalla letalità dell’infezione perchè statisticamente sono più soggetti ad altre malattie come il diabete, malattie cardiovascolari, problemi respiratori cronici o tumori. Ma questo dipende anche molto dagli stili di vita. Secondo queste statistiche infatti gli uomini presentano uno stato di salute compromesso a causa della maggiore propensione al consumo di tabacco e alcool, fanno minore attenzione alla dieta ed hanno una minore capacità di gestire lo stress in maniera funzionale. “Si tratta di fattori che indeboliscono il sistema immunitario e lo stato di salute e che quindi potrebbero spiegare la maggiore vulnerabilità maschile all’infezione di Covid-19.

Le donne in gravidanza non sono a rischio con il coronavirus

gravidanza glifosato

Benchè siano considerate come una categoria a rischio, per ora le donne in gravidanza sembrano essere poco colpite dal virus. Al momento si stimano nel mondo pochi casi di Covid-19 in gravidanza.

Secondo uno studio condotto dall’OMS su un campione di 147 donne l’8% ha sviluppato sintomi importanti della malattia ma di questi solo nell’1% dei casi le condizioni sono state critiche.

Il rischio dunque non appare particolarmente elevato, anche perchè il virus non è stato rilevato nè nel liquido amniotico nè nel sangue neonatale prelevato dal cordone ombelicale delle donne infette.

Sul sito Epicentro dell’ISS sono scaricabili i documenti elaborati dalla comunità scientifica italiana dei neonatologi, pediatri, ginecologi e ostetriche che hanno aderito all’Iniziatica dell’Istituto di istituire un gruppo di lavoro coordinato dal Centro nazionale di prevenzione delle malattie e di promozione della salute (CNaPPS) per analizzare e divulgare gli aggiornamenti sul Covid-19 in gravidanza parto e allattamento.

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Articolo di Annarita Carbone

(Fonte Viversani e belli Speciale Coronavirus. Servizi di Silvia Finazzi e Chiara di Paola).