Allattamento: come intervenire nella fase della calibrazione.

Last updated on Maggio 3rd, 2021 at 06:08 pm

Anche se l’allattamento è una cosa naturale, non sempre riusciamo a farlo con naturalezza, anzi, sono molti i problemi che insorgono nelle prime due fasi, delicatissime. La prima fase, di cui abbiamo già trattato in un precedente articolo,  è quella della preparazione e dell’avvio all’allattamento.   La seconda fase è quella detta della calibrazione. La terza è quella del mantenimento che poi termina con lo svezzamento, ma questo lo vedremo in futuro.

La fase della calibrazione

La calibrazione è la fase in cui il corpo materno apprende quanto latte dovrà produrre per il suo bambino. Tutte le mamme hanno bisogno di calibrare la quantità di latte necessaria da fornire al piccolo.

Dopo il parto, a prescindere dalla loro volontà di allattare, il corpo materno produce prima il colostro e poi il latte. L’incapacità congenita di produrre latte è legata a gravi patologie ed è una condizione molto rara che riguarda meno di una donna su mille (L’arte dell’allattamento materno. La Lech League – Edizioni da mamma a mamma – pag4).

Quella quantità di latte iniziale che potremmo definire standard, dovrà poi essere prodotta su misura per il bambino e aumenterà o diminuirà a seconda della frequenza della suzione o della durata della poppata. Il corpo della mamma impiega circa 4-6 settimane per calibrare la quantità di latte e sono proprio queste le settimane in cui è fondamentale allattare a richiesta.

Quando insorgono problemi durante la calibrazione, o perché non si allatta a richiesta, o perché al bambino sono state somministrate aggiunte o succhiotti, l’allattamento stenta  a decollare. In questo caso si possono fare due cose: consultare una consulente in allattamento ed informarsi il più possibile.

La mia esperienza di allattamento

Quando un bambino nasce, anche una mamma sta nascendo. Che bella questa frase!

Mi ha fatto capire tante cose e mi ha aperto la strada a questo meraviglioso mondo che conoscevo già, ma in veste di figlia. Quando vedo una mamma che allatta sia essa una donna, una capretta, una mucca o un cane, mi emoziono sempre. E’ una scena che mi tocca e che mi fa pensare al senso della vita: dare tutta te stessa a tuo figlio per farlo stare bene e per crescerlo con amore.

Quando nacque Antonio che ha ormai quasi 7 anni, io feci così. Ebbi diversi problemi legati alla fase della calibrazione, probabilmente perché in ospedale avevano somministrato a mio figlio un paio di poppate di latte artificiale, per cui il mio corpo sembrava produrre meno latte di quanto servisse al piccolo che sembrava sempre affamato. Una volta mio marito, preso dalla disperazione (il piccolo urlava da 3 ore),  provò a dargli un’aggiunta di latte.

Lo aveva visto fare all’infermiera dell’ospedale mentre io ero in visita.  Antonio aveva solo una settimana e buttò giù 100 grammi di latte artificiale. Io piansi per un bel po’. Poi mi asciugai le lacrime e  mi misi al computer per cercare una consulente della Leche League. Ne avevo sentito parlare al corso pre- parto.

Con il loro aiuto iniziai l’allattamento a richiesta.  Allattare a richiesta. Quante volte lo avevo sentito dire. Eppure non riuscivo a farlo, soprattutto perché attorno a me molte persone mi contrastavano. “Ma vuoi allattarlo di nuovo? – sentivo dirmi da amici e parenti.  Lo hai appena fatto. Così lo vizierai e basta”. Ma io ho ignorato tutti e l’ho fatto. Ho allattato a richiesta ed ho iniziato a produrre la giusta quantità di latte per mio figlio.

Cosa vuol dire allattamento a richiesta

Allattare a richiesta  vuol dire che non devono esserci limiti di orari o di poppate. Il bambino deve poter poppare quanto vuole e quando vuole. E’ di fondamentale importanza attaccare il bambino ogni volta che lui vuole e ogni volta che la mamma lo desidera, senza preoccuparsi di stare a controllare l’orologio.

E’ anche fondamentale non somministrare al bambino succhiotti, aggiunte di latte artificiale, acqua o tisane. Lo stomaco di un neonato è grande poco più di una nocciolina. Se lo riempiamo di tisane, latte artificiale o acqua, il bimbo si sazia, non chiede il seno e il corpo materno riceve un messaggio errato comportandosi come se il bimbo non avesse fame e producendo, di conseguenza, meno latte.

Anche cullare il bambino mentre piange, in attesa magari dell’orario della poppata può essere considerato un gesto che interferisce con l’allattamento. Quel tempo infatti, provoca nervosismo, irrequietezza nel bambino che poi, troppo nervoso, affamato e stanco, farà fatica a poppare bene.

Quando nacque Dario (ora 2 anni), il pediatra mi raccomandò di allattare ogni 3 ore e di attaccarlo solo per cinque – dieci minuti a  seno. Inoltre, mi  suggerì di somministrare al bimbo tisane al finocchio e camomilla. “Per calmarlo” , mi disse. Poi mi diede una bella lista di cibi da evitare. Stando a quella lista non avrei potuto mangiare nulla. Niente verdure, niente latticini, pomodori. Niente di niente.

Quei consigli furono devastanti per me. Allattavo, avevo due bambini ed ero sempre affamata. Ho poi scoperto che la mamma in allattamento può mangiare tutto. 

L’esperienza aiuta le mamme

Ovviamente, essendo al secondo figlio e quindi più sicura di me stessa,  dopo il primo momento di sconforto, rinsavii e non lo ascoltai minimamente. Il mio  allattamento decollò alla grande. Hops, dimenticavo, continua ancora!

A volte  Dario non mangia nulla per settimane intere, soprattutto quando ha problemi di denti o un po’ di diarrea. Durante questi periodi lui mangia solo latte materno ed il suo peso non cala mai. Nemmeno di un grammo.

Dario è nato in estate e proprio in estate i bambini dovrebbero avere la possibilità di poppare più spesso e per un tempo più lungo. Hanno sete e il latte materno, composto per lo più da acqua, li soddisfa, per cui è  il caso di lasciarli  fare. Loro sanno regolarsi autonomamente e sono in grado di determinare, attraverso la suzione, la giusta quantità di latte che la mamma deve produrre. Quando nascono, i bambini sono già esperti e lo sono molto di più di noi. Lasciamoli fare e impariamo da loro.

Recuperare un allattamento si può.

Se durante le prime settimane non avete condotto un allattamento a richiesta non preoccupatevi. Il corpo materno è collaudato per rispondere pienamente anche ad eventuali imprevisti dovuti ad  esempio a comportamenti errati o ad impedimenti. Anche se le potenzialità della mammella e  degli ormoni non sono state sfruttate abbastanza, allatterete sicuramente con successo ma dovrete impegnarvi un po’ di più per riuscire nel vostro intento.

Supponiamo ad esempio che il bimbo venga tenuto in incubatrice per un po’ di tempo e che alla mamma sia permesso di vederlo solo per poche ore al giorno. In questo caso il corpo materno non viene stimolato abbastanza e produrrà meno latte. Quando quella stessa mamma però avrà il bimbo accanto a sé tutto il giorno, potrà iniziare con l’allattamento a richiesta. E con un impegno costante,  il corpo inizierà a rispondere alle nuove esigenze del bambino e produrrà più latte.

Ricordo ancora lo stupore e l’emozione di aver intervistato una mamma adottiva che è riuscita ad allattare la sua bambina. Non credevo fosse possibile, eppure è accaduto. e ti va di leggere il mio articolo dal titolo: “Ho allattato la mia bambina adottiva, ora aiuto altre mamme”, sono sicura che anche tu sarai invasa dalle emozioni di questo racconto.

Quando l’allattamento sarà decollato e ti sentirai un po’ più tranquilla, riuscirai anche tu a renderti conto se il tuo bambino sta bene, cresce bene, e se sta succhiando il seno in maniera efficace. 

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di Annarita Carbone