Violenza ostetrica, i racconti di voi lettrici

Dopo il mio articolo dal titolo “Violenza Ostetrica, maglia nera alla Capitale”, si sono moltiplicati i commenti delle mamme che hanno voluto condividere,  con voi lettrici del blog e con me che scrivo, le loro storie toccanti.

E’ sorprendente quanto siano diverse le esperienze di noi mamme in quanto a gravidanza e parto.

Nella maggior parte dei casi, purtroppo la fisiologia del parto non viene rispettata. Ci sono poi delle eccezioni, dei casi in cui le mamme riescono ad incontrare sul loro cammino delle ostetriche e degli operatori sanitari che le aiutano e le accompagnano in questo bellissimo percorso.

Vorrei iniziare il cabaret dei racconti con le parole di una psicologa di Roma che ho conosciuto alla mia prima esperienza di parto. Lei ha tenuto il mio corso pre parto. Grazie a lei ho conosciuto La Leche League che mi ha supportato nel mio percorso di allattamento.

Manuela Tommassetti:

Mamme informatevi e giungete al vostro parto con cognizione e consapevolezza. Non siete oggetti e i vostri bambini non devono sbrigarsi a nascere per far piacere a qualcuno.
L’episiotomia non è una prassi, l’epidurale neppure, il cesareo non si sceglie, il contatto con il bambino non è un optional, l’assistenza e il sostegno del personale sanitario non sono favori accordati ma diritti sacrosanti. Gli atti medici senza consenso dovrebbero essere rarità di emergenza in casi di vita o morte e non banale routine.


Ognuna di voi deve sapere cosa sta per accadere, quali sono le alternative, poter esprimere il proprio intento, fare un piano del parto, opporsi di fronte alla fretta ingiustificata, denunciare chi non lavora bene. Informarsi e non affidarsi al camice a prescindere. Entrate in sala parto pensando che volete partorire, e non che devono farlo nascere. Siete voi, mamme papà e nascituri, gli attori principali e i registi del film”!

Paola scrive dalla Sicilia.

Mio figlio è sano , mio figlio è un miracolo . Io ho cicatrici nel corpo nella mente e nell’ animo . Ero pronta a soffrire, ero pronta a combattere … ma nessuno mi aveva preparato ad affidarmi a dei carnefici forti della loro onnipotenza e del mio bisogno disperato.

Ho partorito 9 anni fa . 18 ore di travaglio su una sedia da scuola al buio nella stanza con altre due donne che avevano partorito e che dovevano riposare . Non dovevo lamentarmi perché disturbavo. L’osterica mi diceva che avrei dovuto pensarci prima …ovvero mentre me la godevo. Dopo 14 ore di travaglio mi ha infilato un ferro dentro e mi ha rotto il sacco e mi ha detto di non dire che era stata lei e mi ha rimandato in camera e io ho fatto tutto il corridoio con l’umiliazione di perdere sul pavimento tutti i liquidi .

Mio figlio era bloccato da un giro di cordone sulla fronte … mi hanno fatto un’ episiotonia a crudo … mi sono saliti a spingere in due sulla pancia (il giorno dopo avevo il ventre nero ) hanno letteralemete tirato mio figlio fuori da me, prima provando con la ventosa o poi con la pinza … e l’ostetrica mi diceva che non ero buona neppure a spingere. La realtà  era che mio figlio con il cordone alla fronte non sarebbe mai potuto uscire e necessitava di parto cesareo che loro avevano scartato per tenere  bassi i costi .

Durante tutto questo avevo 6 persone su di me che si dicevano “finché c è battito andiamo avanti . Morale mio figlio è nato e io non l’ho visto per due giorni: 15 giorni di incubatrice e 5 ecofrafie celebrali” .

 

Mara ha partorito a Roma 15 anni fa. E’ lei a confermare, ancora una volta, quanto scritto nella mia inchiesta. Ecco le sue parole:

Dopo aver letto l’articolo e le storie delle altre mamme, mi rendo conto che quattordici anni fa mi hanno trattato come se non esistessi, mi hanno sbeffeggiato perché mi lamentavo. Chiedevo solo  di essere assistita da qualcuno…

Mi sono ritrovata da sola senza neppure una parola di conforto, dopo sette ore di travaglio.  Ero in panico totale e non riuscivo più a farmi visitare. Per questo hanno deciso per un cesario. La cosa tragica é che il chirurgo si è tolto i guanti e se ne è andato, perché offeso da una mi frase. Ma lui non si rendeva conto di quanto stessi soffrendo.

Un’ infermiera, per tranquillizzarmi,  mi disse che ero lagnosa come tutti quelli del sud. Ne vogliamo parlare che oltre alla epidurale mi hanno dato del valium?  Purtroppo non ho prove per questo.

Dal momento che mi hanno distesa sul lettino io non ricordo più niente ed il risveglio é stato simile a quando si ha l’anestesia totale. Avevo già provato l’anestesia  per altri interventi. Al  risveglio stavo malissimo:  vomito e collo… gonfio.  Un incubo é stato quel giorno e pensare che è una cosa naturale e meravigliosa il parto. 

Il racconto  di Nicoletta:

“Ho partorito all’ospedale Villa San Pietro di Roma quattro anni e mezzo fa. Sono arrivata lì all’una di notte dopo aver perso il tappo. Mi ha aperto un’ostetrica col grembiule insanguinato e sporco di ogni liquido corporeo esistente e già lì volevo fuggire. Mi fanno subito un prelievo di sangue bucandomi 3 volte perché avevo le contrazioni e non aspettando che finissero non trovavano la vena.

Mi visita una specializzanda e quando finisce esordisce così:”ma che è sto schifo?”…io ero terrorizzata…avevo semplicemente fatto una cura con una crema vaginale nei giorni precedenti ed erano rimaste tracce…perdo subito le acque e mi ritrovo in piedi completamente zuppa..con una pozza d’acqua sotto i miei piedi…al ché avviso di aver rotto le acque..l’ostetrica mi dice, molto “carinamente”, “se le vuole riprendere?”….mi accorgo che il liquido è leggermente tinto ma loro dicono che non è preoccupante.

Mi portano in sala travaglio e mi “dimenticano” fino alle 8e30 del mattino quando, stremata, chiedo a mio marito di chiamare qualcuno. Arriva un medico che dopo avermi visitato decreta che ho un centimetro di dilatazione e inizia ad urlarmi contro, asserendo che devo alzarmi, camminare, fare scale, dice che sono pigra, che non voglio sacrificarmi per mio figlio. Lo ascolto, lo lascio sfogare e poi gli dico che non mi reggo in piedi, che mi gira la testa, che faccio fatica a respirare. Lui è sempre più nervoso e mi risponde in malo modo. Perdo quindi la pazienza e gli dico ciò che pensavo sapesse già, visti i prelievi di sangue che mi avevano fatto e che avevo consegnato una cartella che pareva un tomo sulla storia egizia. Gli dico che sono talassemica e che ho 7.5 di emoglobina. Lui sbianca, ma ha ancora il coraggio di urlarmi contro, “perché non lo ha detto subito?” Vi risparmio la mia risposta! Esce e torna dopo nemmeno un minuto, urlando che dovevo andare immediatamente in sala operatoria.

Mi fanno un cesareo d’urgenza. In sala operatoria le urla si sprecavano. Il bambino aveva fatto la cacca e il liquido era nero. Per fortuna però  non ha subito danni. Dopo il parto mi lasciano 4 giorni digiuna, secondo loro l’intestino non funzionava. Pretendono però che io allatti….cosa impossibile visto che ho l’emoglobina bassissima e faccio fatica anche a muovermi per la debolezza. Mi dimettono dicendomi che devo tornare dopo 7 giorni per togliere i punti.

Mi presento puntuale dopo i 7 giorni. L’ infermiera prova a togliermi i punti, tira, tira, tira ma niente, i punti non vengono via. Il dolore è fortissimo. Svengo. Riprova, ormai sanguino e svengo di nuovo. Adirata mi dice di andare nel reparto dov’ ero ricoverata. Vado, mi visita un medico il quale decreta che i miei punti sono riassorbibili, seppur fatti con filo nero.

È sconvolto dal mio pallore e dallo stato della mia ferita sanguinante e parla con l’infermiera che lo assiste. Lei innervosita dalle critiche alla categoria si rivolge a me dicendomi:”scusa ma tu perché non hai detto alla collega che avevi punti riassorbibili? Lascio a voi le considerazioni e vi risparmio la mia poco cordiale risposta. Scusate se ho scritto così tanto ma leggendo i vostri racconti sono riaffiorati tanti ricordi e tanto dolore, fisico ma soprattutto emotivo….”

Francesca scrive da Roma:

Voglio lasciare anch’io la mia testimonianza del parto da incubo al policlinico Gemelli di Roma nel 2006.
Dopo 12 ore di travaglio, forzatamente a letto perche’ costretta dal personale a fare continui monitoraggi. Non ho potuto mai alzarmi,  se non quando mi sono vomitata addosso e rotte le acque. Ma giusto il tempo di asciugarmi poi di nuovo attaccata al monitor.
Ho dovuto implorare l’infermiera di controllare l’apertura perche ero certa che era il momento. Lei, molto scocciata ha controllato il monitoraggio e ha risposto che non c’era bisogno, secondo il monitor non euro pronta.
Ho cominciato ad urlare e le ho implorato di controllarmi, cosi lo ha fatto e si e’ resa conto che avevo ragione, cosi mi mando’ di corsa in sala parto. Il dottore si e’ solo affacciato sulla porta senza neanche entrare  per chiedere se fosse tutto ok all’ostetrica. Poii se n’e’ andato e io ho partorito tra atroci sofferenze, con l’ostetrica e un’ infermiera. Mi ha poi ricucita una praticante, che mi ha rovinato la vita perche’ ha fatto un disastro!

Poi mi hanno messa seduta su una sedia di legno senza un cuscino, appena partorito ancora dentro la sala parto. Faceva un male insoportabile stare su quella maledetta sedia, ero quasi nuda con addosso solo il camice di carta, mi sono congelata e mi lasciarono cosi, da sola, per oltre un ora, perche ancora non sapevano dove mettermi!! Ho cominciato a piangere disperata, chiamando aiuto, ma nessuno arrivava. Ovviamente la bimba non la portavano mai in camera. Dovevo andare io ad allattarla nella maternita’. Nessun dottore o infermiera si è mai  degnato di chiedere comemi sentissi. Nessun aiuto per  allattamento, depressione, ragadi etc. Fu un vero incubo! “

Per fortuna mamme, ci sono anche alcuni commenti di speranza.

Frida che scrive dall’Umbria, ci racconta la sua esperienza, bellissima all’ospedale di Spoleto:

Leggere tutte queste esperienze negative mi fa star male! Il parto è e dovrebbe essere l’esperienza più bella per una mamma, stiamo per mettere al mondo nostro figlio… e invece no, la medicalizzazione estrema, i protocolli assurdi della maggioranza degli ospedali la rendono un’esperienza terribile, da dimenticare, per tante, troppe donne.
Io sono stata fortunata ma molta della mia fortuna dipende anche dall’ospedale che ho scelto. Avrei dovuto partorire all’ospedale di Terni, ma i racconti delle amiche già mamme (episiotomie e cesarei non necessari, partoriente che non viene seguita nel travaglio, travagli lunghissimi a letto senza possibilità di muoversi, niente possibilità di scelta della posizione per partorire ma posizione supina obligata con anche piedi e braccia legati……) mi hanno fatto orrore e ho deciso di rivolgermi al vicino ospedale di Spoleto, un’eccellenza:  sala parto moderna con un grande letto da parto mobile e girevole, scelta della posizione… e già solo questo basterebbe.

Mi sono trovata a partorire in una sala tranquilla, ginecologo di turno, primario e personale presenti ma nascosti da un paravento e silenziosissimi, eravamo solo io, mio marito e la bravissima ostetrica di turno… che il giorno dopo mi ha detto che il mio è stato un parto belissimo. Dall’inizio del travaglio alla nascita sono passate pochissime ore, in questo lasso di tempo ho avuto la possibilità di muovermi, di assumere le posizioni per il travaglio apprese al corso preparto (cosa che in quasi tutti gli ospedali non fanno fare.. ma ti tengono a letto come se fossi malata, spesso anche sotto antibiotici come se fossi infetta!!!).

Il parto è stato bellissimo e naturale, nessun intervento se non la voce dell’ostetrica che mi guidava… mio figlio è nato in pochissimo tempo, grazie anche alla posizione che avevo scelto in maniera del tutto naturale. Avrei dovuto fare il parto in acqua e stavano preparando ancora la vasca quando ho iniziato a spingere! Mi sentivo al sicuro e completamente rilassata nonostante le contrazioni fortissime, mi sono dilatata in pochissimo tempo e ho fatto prestissimo. Ora, le persone che incontro mi dicono che ho avuto fortuna ad avere un parto veloce.. ma non si tratta affatto di fortuna: volontà, preparazione, scelta del luogo in cui partorire. Sono sicura che se fossi andata nell’ospedale della mia città le cose sarebbero andate diversamente. E dire che chiunque può andare in questi ospedali amici dei bambini (e delle mamme), ma in poche lo fanno. Forse  per disinformazione, per comodità o per abitudine… molte mamme non si sentono di provare, credendo che la prassi di medicalizzazione estrema del parto sia, appunto, prassi e in quanto tale vada seguita.

Ora, si forse avrò anche avuto un pizzico di fortuna, ma anche le due donne che hanno partorito dopo di me hanno avuto travagli brevi e parti veloci. Non farà statistica, ma io credo che il luogo giusto conti moltissimo, e chissà, anche loro si saranno sentite ben accolte come è successo a me?
All’ospedale di Spoleto si pratica anche il rooming in, il bimbo è sempre con la mamma giorno e notte tranne nei momenti di controllo del neonatologo e pediatra. Ti spiegano le cose basilari per la cura del piccolo e insegnano a lavare e cambiare il pannolino, alla mamma e al papà! Le osteriche vengono spesso a controllare che il bimbo si attacchi bene, e se c’è qualcosa che non va danno tutto l’aiuto e il sostegno che serve alla mamma finchè l’allattamento non è avviato. Io ho tenuto il mio bimbo sempre con me e attaccato ogni volta che lo chiedeva… la seconda notte è rimasto attaccato tutta notte.. e il 2 giorno avevo la montata lattea.
Ora il mio bimbo ora ha quasi 20 mesi e ancora allatto. Ma questa è un’altra storia”.

Jessica che scrive da Cagliari:

“Nell’ ottobre del 2008 ho partorito la mia prima  figlia Giorgia Due mesi prima del parto sono stata ricoverata all’ospedale  (all’epoca  San Giovanni di Dio, al Civile)…dove ho trascorso 2 mesi esatti perché c’erano  problemi. Tutto il reparto di ginecologia è  stato fantastico,  comprese le ostetriche. Tutte meravigliose. Mi hanno fatto sentire come a casa. Purtroppo non posso dire altrettanto dei medici e di alcune infermiere, soppratutto dopo il parto.  La mia bambina poi ha avuto problemi seri, oraè  disabile al 100%. Ancora adesso ringrazio le ostetriche per la pazienza che hanno avuto con me. Nel 2012 è nato il mio secondo bambino. Questa volta ho cambiato ospedale. Al Santissima Trinità  (Is Mirrionis).Mi sono sentita accolta!”

Questo post è in continuo aggiornamento.

Man mano che le mamme mi contatteranno attraverso i commenti, provvederò ad inserire le testimonianze. Siamo tante, tantissime. Scrivetemi mamme, le cose cambieranno, non solo per noi, ma soprattutto per le mamme che verranno.

Un abbraccio da mamma a mamma!

 

Annarita

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