Terrorismo. Come lo spiego ai miei figli?

Parlo con mio figlio

 Io non sono un’esperta. Sono semplicemente una mamma. Una mamma che ha paura del terrorismo e che cerca di difendere i suoi figli.

Noi non parliamo di fatti di cronaca in casa. Lo abbiamo fatto per una vita. Quando lavoravo per i quotidiani e mi occupavo di cronaca mio figlio,  che era piccolo, conosceva termini che non avrebbe dovuto conoscere alla sua età: morto, autopsia, incidente, incendio, bomba, droga, arresto e cose del genere.

Un giorno, quando aveva appena tre anni, ha preso una copia di un quotidiano in mano e ha detto: “Allora, vediamo un po’ chi hanno ammazzato oggi”.

Il mio sangue si è gelato. Forse non mi ero resa conto che tutto quel parlare di lavoro davanti a lui, lo aveva reso in qualche modo partecipe del mio mondo.

Adesso non mi occupo più di cronaca. Scrivo di altro e lui, a quanto pare, sembra aver dimenticato quei termini. Da un paio di anni a questa parte però le notizie di attentati, omicidi, tagliagole e kamikaze, sono all’ordine del giorno. Impossibile salvarsi. Non serve a nulla bandire i tg dalla scena televisiva familiare. Non serve nascondere i giornali o cambiare stazione alla radio che parla.

Tutti ne parlano e quindi capita, com’è capitato per la tragedia del Bataclan che, sempre mio figlio ( 7 anni appena), torni a casa da scuola dicendo che alcuni uomini cattivi dalla pelle nera hanno imbracciato dei mitra e ucciso tante persone. “Si chiamano terroristi mamma e ho tanta paura che possano arrivare anche qui da noi. Tu che ne dici, arriveranno anche a casa nostra?”.

“Non lo so – ho risposto io – ma tu devi stare tranquillo perché se arrivano mamma ti porta in un posto sicuro dove nessuno potrà mai farci del male. Noi abbiamo un nascondiglio segreto”.

Ma cosa dicono gli esperti in merito? Il garante dell’infanzia Vincenzo Spadafora dice di parlarne con i nostri figli, altrimenti cresceranno paurosi e intolleranti. Ma come si fa, per dirlo con parole sue: “A spiegare l’orrore e la paura senza pregiudizi? Noi adulti siamo davvero preparati per farlo?

Promuovere l’integrazione tra le varie etnie può essere sicuramente una buona idea, un lavoro che ogni famiglia e ogni insegnante a scuola dovrebbe portare aventi. Ma è sufficiente ad esorcizzare il terrore che sta prendendo il sopravvento su di loro e su di noi?

Dal telefono azzurro fanno sapere che bisogna accogliere domande e paure dei bambini. Nel loro video diffuso da Repubblica  si legge: “Bisogna accogliere domande e paure dei bambini, a partire da ciò che dicono. Chiedete di raccontare cosa ne pensano e se ne hanno già parlato con qualcuno. Bisogna prestare attenzione a sentimenti ed emozioni. Comunicate loro che è normalissimo provare sentimenti di ansia e paura. Bisogna aiutare a tornare nella routine, continuare la vita di tutti i giorni e ricordare loro che al mondo c’è ancora tanta bontà, anche negli atti più semplici. Bisogna tranquillizzarli e dopo averne parlato,  bisogna ricordare loro che sono al sicuro. Bisogna coinvolgerli e non ostacolare le loro iniziative, il loro desiderio di essere alturisti con atti di solidarietà e piccoli gesti simbolici che fanno riscoprire la forza dello stare insieme”.

Ma io non lo so se ho i mezzi per risolvere questa faccenda. Anche io ho paura. Sono  terrorizzata.

Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia Dinamica all’Università di Pavia e psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia è scampata all’olocausto. In un’intervista rilasciata a Repubblica ha dichiarato: “Conosco bene lo stato d’animo di un bambino messo di fronte alla guerra. Dobbiamo avere fiducia nella capacità dei nostri figli di superare anche questo momento, come hanno fatto altre generazioni prima di loro, in momenti anche peggiori”. Silvia  Vegetti Finzi è scampata alle persecuzioni naziste grazie ad una falsa identità.

Per lei esistono diversi modi di parlare ai bambini del terrorismo. Modi che differiscono anche in base all’età del bambino. Quando si tratta di bimbi che hanno meno di 5 anni bisogna rassicurarli, cercare di proteggerli e di invitarli al disegno. Disegnare, riportare le ansie sul foglio, curare l’aspetto visivo, aiuta anche a curare la paura.

I più grandicelli invece tra i 6 e gli 11 anni, hanno il diritto di sapere le cose come stanno e bisogna spiegare loro la teoria del buono e del cattivo.

Trattamento ancora diverso va riservato agli adolescenti: “A loro – ha dichiarato Silvia Vegetti Finzi –  bisogna dare più spiegazioni. È molto importante usare la carta geografica per far vedere ai ragazzini come questi gruppi partano da lontano, in questa Siria occupata, e spiegare che poche persone malintenzionate possono giungere da noi e la polizia sta facendo molto per difenderci. Se i ragazzini chiedono come è possibile che certe persone, nate e cresciute qua, diventino terroriste, bisogna spiegare che sì, sono tra di noi, ma che si sentono estranee, provano un disagio profondo, e che l’unico modo per superarlo è stabilire scambi di conoscenza: solo conoscendosi bene, non ci si sente più nemici”.

La polizia francese chiede via Twitter di tenere i bambini lontani dalle immagini violente.

Questi i consigli degli esperti.

Quello che faccio io? Io non sono un’esperta. Sono semplicemente una mamma. Una mamma che ha paura del terrorismo e che cerca di difendere i suoi figli, non solo dalla minaccia in sé, ma anche dalla violenza mediatica che il terrorismo sta generando.

Spengo la tv, spengo la radio, nascondo i giornali e cerco di distrarli da certi commenti o notizie, atroci perfino per le mie orecchie. Cerco di passare con loro la maggior parte del tempo e cerco di insegnare loro la tolleranza. Chiacchiero con persone diverse da noi, sorrido e sono gentile con gli altri. Spero che loro riescano a captare che le diversità tra le persone sono una ricchezza e non un limite. Sulla spiaggia ieri ho comprato dei libri molto carini. Parlano dell’Africa, parlano di altre culture e parlano di animali.

 

Libri africani

Cerco di superare la paura con il contatto fisico. Li abbraccio spesso, li coccolo. Li faccio sentire al sicuro. Non so se riesco a fare come dicono gli esperti.  Ci sono cose che non riesco a spiegare da mamma. Non riesco a dire a mio figlio che ci sono persone che vogliono uccidere altre persone. E’ un’idea incomprensibile e inaccettabile per me, figuriamoci per loro che sono così piccoli.

Al bimbo più grande, quando mi chiede informazioni sulla guerra, racconto che la guerra è una cosa atroce e che fa stare male tanti bambini e tanti genitori. Gli dico che la guerra uccide tutto e tutti. Che  separa le famiglie e distrugge ogni cosa.

Nella mia città, Roma, ormai i soldati in mimetica con i mitra puntati sono ovunque. L’altro giorno lui mi ha chiesto: “Mamma ma perché quei soldati hanno i mitra in braccio? Allora la guerra è arrivata anche da noi? A lui sono solo riuscita a dire che i signori della terra stanno cercando di far cessare le guerre che ci sono nel mondo per evitare che arrivino anche nel nostro paese. E nel profondo del mio cuore spero sia davvero così!

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di Annarita Carbone

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