Siracusa, mamma presa in giro e schernita perché allatta la bimba di due anni.

Allattamento al seno

Valentina è una giovane mamma, vive in Sicilia e allatta la sua bimba di due anni e mezzo. Qualche mese fa, dopo un urgente ricovero in ospedale della bambina, ha dovuto subire le prese in giro e le accuse dei medici e del personale sanitario di un ospedale in provincia di Siracusa.

 

La sua colpa? Quella di aver allattato la figlia.

E’ avvilita Valentina mentre racconta la sua storia: “Siamo arrivate in  ospedale perché Valeria (nome di fantasia), da diversi giorni aveva avuto episodi di vomito. Stava male, non mangiava e quando mangiava, anche pochissimo, vomitava. Io ho continuato sempre ad allattarla a richiesta e credo che questo l’abbia salvata dalla disidratazione completa. Purtroppo quando siamo arrivate in ospedale e anche durante il ricovero, i pediatri e le infermiere non hanno fatto altro che prenderci in giro per via dell’allattamento”.

Valentina, dopo il ricovero, con il morale a terra per le parole dei medici e la preoccupazione alle stelle  per la salute della sua bambina, ha inviato una segnalazione all’ufficio reclami dell’ospedale.

Nella lettera si legge:

L’accoglienza del personale sanitario è stata pessima. Nonostante le paure e preoccupazioni che avevo per mia figlia, le infermiere e i pediatri di turno sfottevano e prendevano in giro me e mia figlia perché allattata al seno. Questo avveniva ripetutamente e ogni volta che entravano in camera con frasi del tipo:

“Ancora al seno”?

“Ma sta scherzando signora”?

“La smetta di dare il seno così. La bambina deve andare a cercarsi il fidanzato”. 

Oppure, rivolgendosi all’altra bambina ricoverata in stanza che ha 7 anni: ” Lo vuoi pure tu già che ci siamo”?

Una mattina che non dimenticherò mai, era il 15 gennaio, la pediatra di turno, entrando in stanza esordisce dicendomi che dovevo smettere di allattare mia figlia perché l’avrei rovinata dal punto di vista psicologico”.

Personale sanitario non competente sulla fisiologia dell’allattamento.

Valentina è una mamma ben informata che conosce le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della salute in merito all’allattamento ma non è riuscita a difendere il suo cuore e il suo morale da quelle parole così forti che l’hanno toccata profondamente e che hanno anche scosso la bambina, visibilmente infastidita e turbata da certi giudizi.

Nella sua segnalazione Valentina ha ricordato che tutto il personale sanitario dell’ospedale è tenuto a supportare l’allattamento visto che il Ministero della Salute,  l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la SIP (Società italiana di Pediatria), sostengono l’allattamento al seno fino ai 2 anni e oltre se mamma e bimbo lo desiderano.

In più ha ribadito che il personale sanitario dell’ospedale non è al corrente del fatto che l’allattamento al seno oltre l’anno di vita contribuisce al benessere psico fisico, emotivo, cognitivo del bambino ma anche a quello familiare e sociale degli adulti.

 

La risposta dell’ospedale

Per tutta risposta, L’ufficio reclami scrive alla mamma dicendo: “Il ricovero della piccola si è reso necessario a causa della forte disidratazione della bambina. Nei giorni successivi al ricovero, il problema è stato quello del totale rifiuto della bambina ad alimentarsi determinato in parte dall’inappetenza ma in parte anche dal totale rifiuto della madre a proporre altri alimenti oltre al suo seno, basato sul convincimento incrollabile che il latte materno fosse tutto ciò di cui la figlia avesse bisogno. Il quadro era quello di una bambina di due anni e mezzo attaccata giorno e notte al seno della mamma e  a nulla sono valsi i consigli del personale medico ed infermieristico per garantire un’integrazione più consona all’età della piccola ed allo stato di emergenza in cui si trovava”.

Ma Valentina ribadisce di non essersi mai rifiutata di dare cibo solido alla bambina. “Mia figlia ha sempre mangiato tutto e succhia il latte della sua mamma quando vuole. Non mi sarei mai sognata di impedirle di mangiare o di evitare di offrire cibo. Hanno dichiarato il falso. Lo testimonia anche il fatto che, nella cartella clinica di mia figlia, non c’è alcun accenno né all’allattamento, né al fatto che io le impedissi di mangiare. Si sono semplicemente limitati a trascrivere patologia e terapia della piccola. Durante il ricovero avevo sempre la sensazione che ad ogni ingresso dei medici e del personale sanitario, mia figlia fosse spaventata e che volesse attaccarsi al seno per cercare conforto e consolazione”.

Adesso per fortuna la piccola Valeria sta bene e la situazione di emergenza è superata.

 

Valentina, da mamma attenta e premurosa qual è, continua ad allattare la sua piccola.

Tutto è bene quel che finisce bene si dovrebbe dire e invece le cose non stanno propriamente così.

Valentina era una mamma informata correttamente. Aveva tutte le informazioni necessarie per difendersi e continuare la sua strada. Sapeva di essere sul percorso giusto. Giusto  per lei e per la sua bambina ma sono tante le mamme che, fidandosi ciecamente della parola dei medici, si sentono inadeguate, pensano di sbagliare e interrompono l’allattamento, pur desiderando altro.

Cosa dicono le evidenze scientifiche

Secondo il recente rapporto Unicef “Ogni bambino è vita”, nel mondo muoiono ogni giorno 7.000 neonati. Per salvarli basterebbero, oltre al supporto di personale qualificato,  allattamento al seno, contatto pelle a pelle sin dalle prime ore di vita, acqua corrente e disinfettanti.

Per molte patologie, i medici hanno scoperto che il latte materno può salvare la vita dei bambini.

Inoltre anche la ricerca sul cancro ha evidenziato che allattare, non solo comporta benefici per i bambini ma protegge anche la mamma dal rischio di contrarre il cancro.

Firma anche tu la petizione per avere medici e personale sanitario informato sull’allattamento al seno.

La storia di Valentina è stata rilanciata anche sul sito Change.org  alla petizione Pediatri italiani informati su allattamento al seno.

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di Annarita Carbone