Seconda conferenza nazionale sull’allattamento. La Ministra Grillo confessa: “Ho dovuto dare a mio figlio il latte artificiale”.

Grillo allattamento

Non esiste consapevolezza sociale sull’allattamento – ha detto la Grillo durante la Seconda Conferenza Nazionale sull’allattamento che si è tenuta lo scorso 23 gennaio presso il Ministero della Salute. Le mamme sono lasciate un po’ troppo all’iniziativa personale. Al ritorno a casa dall’ospedale la donna è sola, e l’allattamento che è una delle cose più belle della maternità, rischia di trasformarsi in un momento critico”.

La ministra ha raccontato la sua personale esperienza di mamma dopo aver avuto il suo bambino nel novembre del 2018, cioè pochi mesi fa.

“Sono stanca e dormo poco – ha detto – ma sto cercando di non mollare perchè l’allattamento è una delle cose più belle, anche se a causa della cattiva informazione e della mancanza di assistenza, rischia di diventare una situazione che può mettere in crisi la mamma. Ho appreso grazie alle mie amiche o alle donne della mia famiglia quanto sia difficile reperire informazioni corrette su internet”.

E prima di lasciare la parola agli esperti e ai tecnici che hanno parlato in rappresentanza della comunità che lavora nel mondo dell’allattamento ha dichiarato: “Per essere qui oggi, lo confesso, e me ne rammarico, ho dovuto dare a mio figlio il latte artificiale”.

Lo stupore del pubblico si è fatto subito sentire e in più persone hanno suggerito alla ministra di portare con se il bambino in queste circostanze, proprio come hanno fatto alcune mamme prima di lei.

Quando la mamma deve allontanarsi dal bambino non è necessario ricorrere all’artificiale.

Quando la mamma che allatta è costretta per svariati motivi ad allontanarsi dal proprio bambino, ad esempio per motivi di lavoro, non è necessario dare il latte artificiale. Basterebbe provvedere a tenere in frigo una scorta di latte (che può essere tirato con il tiralatte) e somministrarlo al piccolo. Il latte artificiale dovrebbe essere utilizzato solo come salvavita e dato in casi del tutto eccezionali, ad esempio quando la mamma viene a mancare e non vi è latte umano (di banca) disponibile in ospedale.

In tutti gli altri casi sarebbe meglio non ricorrere a questo sostituto che è assolutamente deficitario rispetto al latte materno in quanto a nutrienti preziosi, anticorpi e tante altre proprietà.

Molte mamme pensano che possa essere complicato o difficile gestire l’allattamento quando si deve tornare a lavoro. Ma la gestione dell’allattamento può essere organizzata in maniera ottimale se si hanno a disposizione tutte le informazioni necessarie su cosa fare e come fare.

Ecco perché suggerisco sempre alle mie lettrici di leggere il libro di Giorgia Cozza dal titolo “Allattare e lavorare si può”, edito da La Leche League. Questo libro è acquistabile presso tutte le consulenti de La Leche League o tramite mandando una mail all’indirizzo info@lllitalia.org.

Gli obiettivi della conferenza.

L’impegno del Ministero della Salute è quello di investire il maggior numero di risorse possibile per aiutare le mamme con la figura di un’ostetrica che operi a livello territoriale direttamente in casa al ritorno dall’ospedale e con una App.

La App che sarà disponibile in un futuro abbastanza breve e che sarà probabilmente gratuita, avrà come scopo principale quello di guidare le mamme nel reperire le correte informazioni sul tema allattamento al seno.  “Queste informazioni – ha continuato la Grillo – dovrebbero essere patrimonio collettivo e invece si fatica a reperirle, nonostante la rete”.

L’impegno di proteggere e promuovere l’allattamento sarà condotto dal Ministero su due livelli: uno tecnico con l’aiuto di esperti del settore: operatori sanitari e professori universitari e l’altro politico con l’aiuto degli assessori alla sanità. “Perché il lavoro ministeriale – ha detto la Grillo- non può prescindere dall’impegno politico delle Regioni”.

Gli obiettivi di questa giornata sono stati due: fare il punto della situazione su monitoraggio ed epidemiologia del fenomeno e incentivare la formazione sia universitaria che pratica del personale medico. “Perché tutti i medici – ha spiegato Giuseppe Buonocore del Collegio dei professori di Pediatria di Siena – indipendentemente dalla disciplina, devono avere conoscenze e competenze di base in allattamento. Pertanto la teoria e la pratica dell’allattamento dovrebbero essere incorporate di routine nei programmi formativi”.

Due temi sui quali l’Italia è purtroppo molto indietro. I tassi di allattamento in Italia sono ancora estremamente bassi e variano da Regione a Regione. Attualmente non esistono dati raccolti con metodi precisi e strutturati. Solo 5 Regioni monitorano i tassi di allattamento e le regioni più virtuose in tal senso sono quelle in cui si investe di più per la formazione e per il rispetto delle linee guida Oms e Unicef e cioè il Veneto, la Toscana e il Trentino Alto Adige.

Attualmente in Italia ci sono 28 Ospedali amici dei bambini e 7 comunità amiche dei bambini. Vale a dire ospedali e comunità che intraprendono percorsi di promozione e sostegno dell’allattamento in base alle linee guida Oms e Unicef. Purtroppo sono solo 3 i corsi di laurea in cui si studia l’allattamento.

In Italia – ha spiegato Elise Chapin di Unicef – le strutture che hanno manifestato interesse ad abbracciare uno dei 3 percorsi promossi dall’Unicef (Ospedale amico dei bambini, Comunità amica dei bambini, Corsi di laurea) sono tutte concentrate nelle regioni che si trovano a nord di Roma. Nell’Italia centrale e nel sud c’è purtroppo grande carenza di interesse ed impegno in tal senso”. Solo la Campania e la Sicilia hanno dimostrato di aver attuato protocolli validi per quanto riguarda l’allattamento al seno.

Impatto sociale ed economico dell’allattamento.

L’allattamento non è un fatto privato della donna ma è un fattore che riguarda tanti campi: la salute, il sociale e soprattutto l’economia”. Sono le parole di Francesco Branca, direttore del NHD (Departement of Nutrition for Health and Development) dell’OMS di Ginevra che durante la conferenza ha mostrato dati interessanti. “Se davvero l’allattamento al seno fosse promosso, sarebbe una garanzia di salute sia nel medio e nel lungo termine. Perché l’allattamento ha un impatto forte sull’intera popolazione, non solo dal punto  di vista della salute ma anche dell’economia di un paese”.

Secondo i dati OMS si stima infatti che l’allattamento possa ridurre di oltre il 50% gli episodi di diarrea, e di oltre il 30% gli episodi di infezione delle vie respiratorie. Inoltre riduce l’ospedalizzazione e così anche i costi legati a queste patologie. In generale l’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi seguito poi fino ai 2 anni e oltre, potrebbe prevenire oltre 800mila morti l’anno. Perché le stime parlano chiaro. Secondo l’Unicef ogni giorno muoiono circa 7mila bambini a causa di problemi che potrebbero essere superati solo con l’allattamento al seno.

Nel lungo termine i benefici dell’allattamento sono ancora più sorprendenti – ha detto Branca”.  I dati riguardanti sovrappeso, obesità e diabete di tipo 1 e 2 mostrano quanto tali patologie vengano a ridursi quando si allatta al seno. L’allattamento al seno può ridurre anche del 10% il rischio di sovrappeso e quindi di obesità. Lo sviluppo cognitivo dei bambini allattati al seno è maggiore e ciò è stato documentato da diversi studi. Il quoziente intellettivo dei bambini allattati è in media di 5 punti più elevato rispetto ai bambini nutriti con formula artificiale. E più si allungano i tempi di allattamento, maggiori sono i benefici per il cervello. Perfino le performance scolastiche dei bambini allattati al seno risultano migliori.

I benefici riguardano anche la salute materna. Nella prevenzione di malattie come il cancro al seno ad esempio, l’allattamento previene circa 20mila morti all’anno. Se l’allattamento fosse quello ideale la cifra salirebbe ancora.

Attualmente i livelli globali di allattamento al seno mostrano un tasso che si aggira attorno al 41%. Tasso che addirittura si abbassa nei paesi a medio e alto reddito. Lo scopo dell’Oms è quello di arrivare entro il 2025 al 50%.

Una stima di quelli che sarebbero gli effetti sul reddito globale se si allattasse secondo i dettami OMS – conclude Branca – mostra che i governi potrebbero risparmiare circa 300 miliardi di dollari. Ma i trend non sono incoraggianti, specie se si guarda ai dati dell’industria dei sostituti del latte materno”.

Un settore che non solo non conosce crisi economiche ma che continua a gonfiare le sue tasche e che in questi ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale, soprattutto grazie alla vendita dei cosiddetti latti di proseguimento e crescita. Un’industria molto redditizia che nel 2020, si stima, potrà raggiungere introiti superiori ai 70 miliardi di dollari l’anno.

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Di Annarita Carbone

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