Sapore di Mamma

“Mamma, sei un gelato alla fragola” mi ha detto stamattina mio figlio. Mio figlio che ormai ha quasi 3 anni, dopo le sue belle e succose poppate mattutine, esprime spesso un giudizio.

E lo fa in un modo tutto suo: un sospiro di sollievo, un sorriso di soddisfazione, una carezza sul viso per dire grazie o  un mi piace col dito indice sulla guancia.

A volte mi fa capire che non gi piace, magari con una smorfia accompagnata da un bleah. “Questa titta (lui la chiama così) è piccante mamma. Dammi adda (altra). Adda titta sa di cioccolato”.

Che meraviglioso mondo deve essere quello dei bimbi che succhiano il latte della mamma. Quanti sapori, quanti profumi e quanto amore passa in questo scambio continuo. Che non è solo cibo e nutrimento, ma che è molto, molto di più.

E’ tenero il mio bimbo quando è al seno con i suoi occhi socchiusi, il suo viso rilassato, le sue carezze. Mi fa dimenticare tutto lo stress della giornata, le arrabbiature, le ingiustizie e anche le fatiche che faccio. Tutto viene spazzato via dalle sue manine appoggiate sul mio seno e da quegli occhi così vicini ai miei.

Ormai è alto. Le sue gambe sono lunghe. Quando sono seduta e si arrampica per succhiare, quasi non riesco a sostenerlo con il braccio. E’ pesante, ma lo lascio fare. Ha le scarpe quasi sempre sporche di fango o di terra e mi sporca i vestiti mentre succhia, ma io lo lascio fare. A volte sono stanca e vorrei riposare, ma lui vuole succhiare e si lancia su di me e io lo lascio fare.

“Ormai è grande – mi dicono gli altri. Se non smetti di allattarlo potrebbe avere problemi seri da grande. Sarà un bimbo disturbato, sarà gay, sarà troppo mammone, sarà insicuro, sarà, sarà, sarà!” A volte pur di non sentire tendo a nascondermi, o a evitare di allattare in pubblico. E quando lui mi chiede di succhiare, cerco di distrarlo in altro modo. Ma poi mi rendo conto di soccombere alla volontà degli altri e di non essere più libera di gestire, come vorrei, il mio rapporto con lui.

Quando sono centrata su me stessa, sui miei bisogni e su quelli di mio figlio, invece, me ne infischio di tutti e faccio come dico io. E lo allatto. Mi perdo nel nostro momento . Soprattutto la sera, prima di farlo addormentare. Guardo i suoi occhi da vicino, guardo quelle braccine che prima sembravano minuscole e che ora, in così poco tempo, sono diventate già grandi. Lo accarezzo, lo lascio accarezzarmi, lo lascio giocare con il mio “piccolo neo”, con i miei orecchini o mettere le mani sugli occhiali. Lo lascio fare perché tra poco tempo, pochissimo, sarà grande davvero e non potrà più sentire il sapore di mamma.

Se ti è piaciuto questo articolo condividilo con le tue amiche e metti Mi piace alla mia pagina Facebook.

 

Il mio blog, per la particolarità degli argomenti trattati non accetta sponsorizzazioni da parte delle multinazionali che ruotano attorno al mondo delle mamme e dei bambini. Con il tuo like contribuirai a far girare le mie inchieste e le mie idee.

Forse potrebbe interessarvi anche il mio articolo su Hamlet, la molecola anticancro trovata nel latte materno oppure  Allattare protegge la mamma dal rischio di contrarre il cancro .

Prova a leggere anche Maternità e allattamento, i libri della mia vita.

di Annarita Carbone

 

Condividi