Allattamento al seno. A Roma la prima Conferenza Nazionale.

Io che allatto

“L’allattamento al seno è un gesto naturale ma nella nostra società è diventato una pratica virtuosa”.

Giuseppe Ruocco, direttore generale del settore prevenzione del Ministero della Salute ha aperto con queste parole la Prima Conferenza Nazionale per la Promozione e Sostegno dell’Allattamento al seno (12 maggio – Ministero della Salute – Roma). Un evento che ha coinvolto oltre 400 persone tra operatori sanitari, operatori specializzati nel settore e mamme che con i loro bimbi hanno affollato le sale del Ministero. Dalle ore 10 alle ore 13 una carrellata di interventi: relatori, politici, rappresentanti delle associazioni e delle Regioni.

Tra loro anche il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha parlato alla platea come ministro e come mamma, facendosi portavoce dei sentimenti di molte delle mamme presenti in aula.

Beatrice Lorenzin è mamma di due gemelle e ha provato sulla sua pelle le difficoltà che la maggior parte delle mamme provano in una società come quella italiana. Ha puntato il dito contro il sistema che fagocita le mamme durante la gravidanza e l’allattamento. Un sistema che spesso non le sostiene abbastanza, lasciandole sole e a volte anche informandole nella maniera errata.

“Le donne sono portatrici di vita. Vanno aiutate – ha dichiarato il ministro. In merito all’allattamento bisogna sfatare i falsi miti e le informazioni scorrette che girano sia su internet che tra gli operatori del settore, troppo spesso non abbastanza preparati riguardo all’allattamento. L’assistenza alla mamma che partorisce deve continuare anche dopo l’ospedale, con l’aiuto della associazioni preposte”.

Con il cuore in mano, Lorenzin ha raccontato di quando è stata costretta a nascondersi nel bagno dell’aeroporto per allattare. “Bisogna uscire allo scoperto – ha dichiarato. Troppo spesso l’allattamento viene strumentalizzato. Ci sono dei tabu che dobbiamo abbattere perché l’allattamento non è un gesto volgare ma un atto di vita”.

La situazione italiana. Al contrario di quanto accade in altri paesi del mondo, come ad esempio negli USA dove è attiva una Breastfeeding Report Card, in Italia non esistono dati ufficiali realmente attendibili sul mondo dell’allattamento materno e anche se la maggior parte degli ospedali dichiara di essere a favore dell’allattamento al seno, in realtà poi solo il 6 % delle strutture italiane applicano le linee guida dettate dall’Oms e dall’Unicef. Il resto delle strutture attuano delle procedure ospedaliere che non favoriscono, anzi, ostacolano o addirittura compromettono l’allattamento al seno.

“I dati Istat relativi al 2014 – ha affermato Mario Silano (direttore ISS – Reparto Nutrizione e Salute) – sono deficitari per via dei molteplici errori procedurali. L’assenza di un monitoraggio oculato e corretto sui tassi di allattamento al seno non permette di acquisire dati importanti sulla salute della popolazione”

I pochi dati raccolti sono comunque scoraggianti. In Italia si allatta pochissimo. Vengono quasi i brividi a leggere i tassi di allattamento diffusi dal Ministero della salute, divisi per regioni.

 

Dallo studio, condotto dal neonatologo Riccardo Davanzo di Trieste, anche lui relatore della conferenza, è emerso che le mamme Italiane allattano poco o non allattano affatto. E che una mamma su due rinuncia all’allattamento al seno entro il terzo mese di vita. Mentre invece l’Oms e l’Unicef raccomandano l’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi di vita del bambino epoi, dopo lo svezzamento, anche fino ai due anni e oltre.

Solo nei territori in cui esistono gli Ospedali Amici dei Bambini Unicef i dati sono soddisfacenti. Anna Pedrotti dell’ospedale Santa Chiara di Trento è intervenuta presentando i dati del suo ospedale che nel 2014 ha ricevuto la certificazione OMS “Ospedale Amico dei Bambini”. Nella provincia autonoma di Trento infatti, il tasso di allattamento risulta più elevato che in altre zone d’Italia: 85% in ospedale e 60% alle dimissioni”.

“I genitori – ha dichiarato Pedrotti – hanno il diritto di essere informati correttamente e solo gli ospedali “Amici dei Bambini” danno questa sicurezza per ora. Abbiamo bisogno di politici consapevoli del fatto che le donne per allattare devono essere sostenute e informate correttamente”.

Chi può sostenere e aiutare le mamme ad allattare? Durante la conferenza, sia il Ministro Lorenzin che gli altri relatori hanno riconosciuto l’importanza delle associazioni e dei gruppi di sostegno. Nel mondo esistono oltre 7mila consulenti volontarie de La Leche League che operano ormai da 60 anni.  La Leche League Italia fa parte della CIANB (Coalizione Italiana per l’Alimentazione dei Neonati  e dei Bambini) e partecipa al TAS (Tavolo tecnico interdisciplinare per l’allattamento al seno). Per info su LLLItalia .

Sono loro ad occuparsi di sostenere, informare e aiutare le mamme ad allattare e lo fanno attraverso gli incontri mensili, il supporto telefonico e il sito internet.  Le consulenti de La Leche League sono mamme che hanno allattato almeno un figlio e avuto quindi diretta esperienza di allattamento. E questo, oltre al fatto di essere volontarie, le contraddistingue dalle altre consulenti in allattamento (IBCLC – au pair ecc). Il loro tirocinio dura circa due anni e comprende la lettura di una vasta bibliografia ed un esame finale con accreditamento, oltre naturalmente ad un continuo e periodico aggiornamento.

Carla Scarsi, consulente e responsabile delle Relazioni esterne dell’associazione ha parlato alla conferenza esprimendo concetti forti. “La mancata formazione degli operatori sanitari è a tutt’oggi un grave deficit. Abbiamo bisogno di università in cui nel corso di medicina si possa istituire almeno un esame sull’allattamento al seno e di giornalisti che utilizzino un linguaggio più adeguato quando si parla di questo tema così delicato. Utilizzare i social, promuovere una cultura dell’allattamento, diffondere le informazioni corrette e organizzare incontri tra mamme. Ecco cosa possiamo fare.

Sostegno, promozione e protezione  sono le tre azioni previste dal “Codice di commercializzazione dei sostituti del latte materno” che tra pochi giorni compirà 35 anni e che da sempre lavora al nostro fianco.  Purtroppo, a causa del mancato recepimento del codice da parte del legislatore, la società continua a considerare ancora normale che le mamme non abbiano latte, oppure considerano automatica la somministrazione di formule sostitutive. Dobbiamo fare rete e collaborare con gli ospedali e gli operatori sanitari per sostenere le mamme fin dall’inizio dell’allattamento”.

“Sogno di vedere delle pubblicità progresso come per il fumo e per l’alcool – ha continuato la Sarsi. Mi piacerebbe promuovere i baby pit stop in cui si può allattare liberamente perché l’allattamento è fisiologico ed è giusto che il bimbo mangi dalla sua mamma in ogni situazione”.

I dati de La Leche League e il sostegno da mamma a mamma. Nel 2015  più di 30mila madri si sono messe in contatto diretto con La Leche League telefonando oppure frequentando gli incontri mensili. Oltre 2 milioni i contatti sul sito internet.  L’arte dell’allattamento materno (uno dei libri editi da LLL) ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in svariate lingue facendo il giro del mondo.

Formazione universitaria. Purtroppo attualmente sono ancora molto pochi gli operatori sanitari che ricevono un’adeguata formazione in merito all’allattamento al seno. Solo l’università La Bicocca di Milano si è mossa per orientare la formazione delle ostetriche in tal senso e ha inserito nel piano didattico un corso di laurea per Ostetriche “Amico dell’allattamento” che sia in grado di attuare la giusta formazione per le ostetriche e educare gli operatori sanitari secondo gli standard dell’Unicef.

Le Banche del Latte. Il latte materno è la prima scelta per l’alimentazione dei neonati. Anche per quelli pretermine. Quando questo non sia disponibile o sia insufficiente, la prima scelta è il latte umano della banca pastorizzato. Già nel 2011 le linee guida WHO (World Healt Organization) sottolineavano come in mancanza di latte materno, la gerarchia biologica imponesse il ricorso alle banche del latte.

La Leche League sottolinea l’importanza della somministrazione del latte umano come alternativa al seno materno. “Il latte artificiale – si  legge sul sito de La Leche League Italia – è solo l’ultima delle possibilità che dovrebbero essere offerte alla mamma per nutrire il proprio bambino. Perché il latte materno, anche tirato e donato, è sempre preferibile anche alle migliori formule artificiali”.  La nutrizione artificiale, è deficitaria, incompleta e quindi inferiore al latte materno.

Enrico Bertino Vice presidente di AINLUD (Associazione italiana Banche del Latte Umano Donato) ha sottolineato durante la conferenza che “ Il latte materno può assicurare la protezione totale del neonato pretermine dalla colite necrotizzante e dalle intolleranze alimentari o allergie di vario genere”.

Un traguardo importante. L’accesso dei genitori ai reparti di terapia intensiva neonatale è finalmente realtà.  Durante la conferenza è nato il protocollo che ha sancito l’apertura dei reparti di Terapia Intensiva Neonatale 24h su 24. Nessuna mamma resterà più oltre il vetro. Nessun papà dovrà consolarla per il distacco forzato e doloroso che il protocollo ospedaliero le imponeva. Finalmente i membri del Tas (Tavolo tecnico interdisciplinare per l’allattamento al seno), il presidente della Sin (società italiana di neonatologia)  e l’Associazione Vivere Onlus hanno firmato il documento: “Promozione dell’uso del latte materno nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale e accesso dei genitori ai reparti”

Un documento rivoluzionario che ridurrà il gap già esistente tra le terapie intensive neonatali italiane e quelle del resto d’Europa dove già da svariati anni, l’accesso libero non solo è consentito ma è addirittura tutelato perché il contatto con la pelle della mamma e l’allattamento materno sono riconosciuti come portatori di benefici inestimabili. In Italia sono circa 40.000 i nati pretermine (tra la 28eisma e la 36esima settimana) e limitare l’accesso nelle Tin ai genitori vuol dire privare questi bambini delle cure necessarie per sopravvivere.

Martina Bruscagnin, presidente di Vivere Onlus ha provato sulla sua pelle cosa voglia dire avere un figlio ricoverato in terapia intensiva neonatale, oltre 13 anni fa. Dopo la firma del documento ha raccontato la sua storia e si è commossa pensando a quanto ha dovuto lottare per poter allattare la sua bambina.

L’obiettivo degli organizzatori per il prossimo anno sarà quello di portare sul tavolo di discussione dei risultati concreti. Noi mamme auspichiamo che alla conferenza partecipino anche i pediatri di base di tutta italia (spesso poco informati sul tema) e che possa esser dato maggiore spazio alle mamme che quotidianamente vivono sulla loro pelle i disagi della mancanza di informazione. Perchè come diceva Shakespeare: “Noi non veniamo dalle stelle o dai fiori ma dal latte materno”.

 

di Annarita Carbone

Condividi