La mamma non biologica potrà adottare la figlia della sua compagna. Sentenza storica del Tribunale di Roma.

stepchild Adoption

Lo Stato italiano ha riconosciuto ad una mamma non biologica il diritto di adottare la bambina della sua compagna.

La decisione è stata presa oggi 13 marzo 2017 dal Tribunale di Roma che  ha concesso a Rory Cappelli e alla sua compagna (madre biologica della bambina),  la “Stepchild adoption” (adozione del compagno/a gay).

Non è la prima volta in Italia. Già lo scorso anno il Tribunale di Roma si era pronunciato a favore della Stepchild adoption per un bambino nato  con madre surrogata all’interno di una coppia gay. E poi ancora altri casi a  Milano e Firenze.

Ma quella di oggi è la prima sentenza della Corte di Appello passata in giudicato senza che vi siano stati ricorsi dalla Procura nei termini prescritti, dopo la sentenza della Cassazione e altre quattro emesse dal Tribunale dei Minori e già passate in giudicato. Un percorso lungo, difficile e tortuoso seguito dalle avvocate  Titti Carraro, Silvia Menichetti e Cecilia Adorni Braccesi.

La mamma  si chiama Rory Cappelli. E’ una mia cara amica.

Quando ci siamo conosciute eravamo in ospedale. I nostri bimbi stavano nascendo. Il mio era nella pancia. La sua, nella pancia della compagna. Insieme avevano deciso di avere la bambina e così erano ricorse alla fecondazione eterologa in Belgio. Lei era emozionata e tanto tanto tesa. Siamo subito diventate amiche. Dopo le nascite dei nostri bimbi, lei è venuta in camera mia. Stringeva tra le braccia la bimba che la sua compagna aveva da poco dato alla luce.

Rory era preoccupata. Temeva per il futuro, suo e della bambina. “Lo Stato – mi  confessò – potrebbe togliermela da un momento all’altro. Dovrò lottare per vedere riconosciuti i miei diritti di madre e i suoi diritti di figlia”

E Rory ha lottato. Con la forza e la tenacia che la caratterizzano. Tanto che oggi, il Tribunale le ha detto si, sei mamma. E lo sei davanti alla tua bimba, davanti alla tua famiglia, davanti ai tuoi amici e anche davanti alla legge.

Rory ha condotto la sua battaglia sul piano legale ma anche sul piano culturale parlando più volte sul suo blog di Repubblica, della Stepchild adoption  Adesso ce l’ha fatta. Rory ha vinto la sua battaglia.

La dichiarazione della mamma.

“Vivevo nel terrore – confessa Rory Cappelli –  che mi potesse accadere qualcosa o che potesse accadere qualcosa a nostra figlia. Vivevo nel terrore di non essere in grado di fare nulla. Adesso con questa sentenza, per quanto non si tratti di un’adozione piena, per quanto si sia dovuto ricorrere ad avvocati e tribunali per veder riconosciuto un diritto fondamentale, adesso, dopo quasi quattro anni, posso finalmente respirare. La bambina che ho cullato, consolato, che ho visto crescere, che ha imparato a parlare anche insieme a me, che ho curato quand’era malata, che mi ha fatto commuovere perché con le sue manine mi faceva una carezza, la bambina che mi ha sempre chiamato mamma, adesso la mamma, l’altra mamma, ce l’ha per davvero, anche per lo Stato. Potrò stracciare la delega che mi permette di andare a prenderla a scuola. Potrò rifare i documenti, metterci anche il mio nome e partire con lei. Potrò esserle accanto senza che nessuno si possa domandare chi sono”.

Oggi tutti i media hanno gli occhi puntati su di lei. Il Tg 1 le ha riservato un servizio. Se vuoi ascoltare le parole di Rory in diretta clicca qui.

Un bel passo avanti per i diritti delle Famiglie Arcobaleno.

La battaglia è sicuramente vinta ma la guerra è ancora lunga da combattere. In Italia sono centinaia i bambini che vivono all’interno di famiglia omogenitoriali e  che non possono ancora veder riconosciuti i loro diritti.  Marilena Grassadonia, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno ha così commentato la sentenza: “Un nuovo passo in avanti, ma non dimentichiamo che la mancanza di una legge chiara che disciplini la genitorialità omosessuale nel nostro Paese impedisce a molti bambini nella stessa situazione di avere riconosciuti i loro diritti. Si sta creando nel Paese una situazione a “macchia di leopardo” che non è degna di un Paese civile. Segnaliamo in particolare che in alcuni Tribunali la situazione è bloccata da lunghissimi mesi e nessuna sentenza è mai stata emessa. La politica non dovrebbe ignorare che l’indeterminatezza delle leggi sta costringendo le nostre famiglie a una battaglia nei tribunali lunga e difficile per arrivare a ottenere tutele che la nostra Costituzione – come spiegato dalla Cassazione – già ci riconosce”.

 

L’orientamento sessuale non impedisce l’adozione.

La Stepchild adoption  esiste in Italia dal 1983 (L. 184/1983).  Sino al 2007, era ammessa solo per le coppie sposate ma poi il Tribunale per i minorenni di Milano prima e quello di Firenze poi, hanno esteso questa facoltà anche ai conviventi  omosessuali, ritenendo, in quei due casi, che fosse interesse del minore che al rapporto affettivo fattuale corrispondesse anche un rapporto giuridico, consistente in diritti ma, soprattutto, doveri.

Nel 2014 e nel 2015, il Tribunale per i minorenni di Roma,  ribadendo il principio giuridico consolidato e in linea con tutta la giurisprudenza italiana (dai Tribunali alla Cassazione) ed europea, ha stabilito che l’orientamento sessuale dell’adottante non impedisce l’adozione.

In entrambi i casi infatti, il Tribunale aveva verificato, con estrema attenzione, che la convivente donna della mamma biologica non solo aveva maturato un legame affettivo intenso con il minore, ma aveva tutte le carte in regole per poter essere un buon genitore anche sotto il profilo giuridico (visto che già lo era nella pratica di tutti i giorni); capacità genitoriali (sembra un’ovvietà) che non potevano certo essere invalidate dall’orientamento sessuale. (fonte Repubblica). Per leggere tutto ciò che c’è da sapere sulla Stepchild adoption clicca qui

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