Licia è nata in macchina. Il racconto commovente della sua mamma.

nata in macchina

Licia non ce l’ha fatta ad aspettare di arrivare in ospedale. E’ nata in macchina. In qualche posto sulla via Portuense. La sua mamma ci racconta com’è andata.

Ho incontrato Elena l’altra mattina, durante uno degli incontri dedicati all’allattamento che frequento da tempo.

Era bellissima con la sua bambina tra le braccia. Ha quasi 3 mesi e dorme beata. Si chiama Licia. Quando le ho chiesto: “Com’è andato il parto?” Lei mi ha risposto: “E’ stato un po’ rapido ma, tutto sommato, è andato bene”. Non avevo idea che quel “un po’ rapido”, nel linguaggio di Elena, sempre così discreta e delicata, volesse significare che la piccola Licia è venuta alla luce in macchina, in una fredda notte di febbraio.

E’ emozionata Elena mentre racconta la sua storia e le facce delle altre mamme che ascoltano il racconto sono sorprese, a tratti quasi incredule.

“Erano le due del pomeriggio quando ho iniziato a sentire degli strani dolori alla pancia. Immediatamente ho chiamato l’ostetrica che mi seguiva e che mi avrebbe seguito anche durante il parto. Le contrazioni non erano molto frequenti, quindi ho seguito il suo consiglio di restare a casa e cercare di rilassarmi. Avevo preparato tutto per andare in ospedale: la valigia con i vestitini, la cartellina con le analisi per la sala parto, le copertine. Insomma, tutto ciò che è richiesto ad una mamma che deve partorire”.

“Verso sera la situazione sembrava tranquilla – continua Elena – e l’ostetrica è arrivata con calma. Io e mio marito non siamo esperti quindi ci siamo fidati del consiglio di chi ci raccontava quanto lungo può essere il travaglio, specie al primo figlio. Alle 23, quando è arrivata l’ostetrica, avevo già rotto le acque e lei si è subito resa conto che la situazione era un tantino critica. Ci siamo messi in macchina tentando la disperata corsa verso l’ospedale ma la vita non aspetta in questi casi”.

 

La nascita

Licia è venuta alla luce alle 00.55, sul sedile posteriore dell’auto del suo papà. Il 18 febbraio scorso, con l’aiuto dell’ostetrica, Elena ha partorito all’altezza del civico 585, sulla via Portuense.

Il suo racconto è mozzafiato: “Mentre Licia nasceva – racconta con la voce tremante –  la macchina era in movimento. Cercavamo disperatamente di raggiungere l’ospedale. Non potevamo fermarci,  anche se in fondo ero sicura che non avremmo fatto in tempo.  E’ stato un attimo e Licia è venuta alla luce. L’ostetrica l’ha presa tra le braccia, l’ha appoggiata sul mio petto. A quel punto mio marito si è fermato. Avevo la mia bimba tra le braccia, proprio lì in mezzo alla città. Di notte”.

Un turbinio di emozioni, e di sguardi. “Lei mi guardava e si guardava attorno – continua emozionata Elena. Apriva gli occhi e sembrava chiedermi: Ma dove siamo? Poi ho incrociato gli occhi di mio marito nello specchietto retrovisore della macchina. Era commosso, emozionato e felice. Quasi immediatamente ha spinto il piede sull’acceleratore e la nostra folle corsa è ripresa. Arrivati in ospedale, prima di scendere, abbiamo avvolto Licia in un lenzuolo. Quando il medico di turno ci ha visti ha iniziato a urlare. E’ andato letteralmente nel panico. Urlava contro l’ostetrica, perché queste cose non si fanno. Vanno evitate.

Poi in sala parto hanno tagliato il cordone e portato via Licia per tutte le pratiche di routine. Io fremevo, volevo solo averla tra le braccia e stringerla forte. Finalmente, dopo un’oretta circa, l’ho allattata e ci siamo riunite.

Quando qualcuno mi chiede se ho avuto paura, io rispondo no. Perché in fondo, io e mia figlia ci siamo godute quel momento così unico senza l’interferenza di alcun medico. E’ stato un momento tutto nostro. Abbiamo fatto tutto da sole e mai, nemmeno per un attimo,  ho avuto paura. La lucidità e la presenza di mio marito sono stati fondamentali”.

 

di Annarita Carbone