Le mamme italiane allattano poco. Tutta colpa degli ospedali.

Allatto in ospedale

Abbiamo un triste primato noi italiane. Quello di allattare poco i nostri bimbi.

Lo dice il Ministero della salute che nel dicembre 2014 ha stilato un report sull’allattamento al seno in Italia.

Il documento è stato poi aggiornato al maggio 2015, cioè pochissimi mesi fa. Leggere quelle tabelle mi ha fatto venire un brivido lungo la schiena (Se vuoi scaricare l’interno documento di ricerca con le tabelle dei risultati ottenuti, clicca qui  ).

Dallo studio, guidato dal neonatologo Riccardo Davanzo di Trieste, è emerso che le mamme Italiane allattano poco o non allattano affatto. E che una mamma su due rinuncia all’allattamento al seno entro il terzo mese di vita. Di chi è la colpa?

Non certo delle donne, quanto più della scarsa assistenza che il personale delle strutture sanitarie riserva loro. Come ha spiegato Davanzo, ormai da anni alla guida del Tas  (Tavolo tecnico operativo sull’allattamento al seno del Ministero della Salute),  in un’intervista rilasciata al Corriere della sera all’inizio di quest’anno, “In molti punti nascita non si applicano le modalità organizzative e  i protocolli assistenziali che notoriamente favoriscono l’allattamento al seno”.

Se vuoi leggere la mia intervista a Riccardo Davanzo clicca qui.

Detto in termini più semplici, spiegare ad una mamma come attaccare il bambino, come incrementare la produzione di latte, come nutrire il proprio bimbo senza incappare in errori frequenti è troppo faticoso ed impegnativo per il personale spesso sottodimensionato  delle strutture sanitarie Italiane.  Troppo, troppo complicato. Più facile è  invece somministrare il latte artificiale o addirittura la cosiddetta glucosata (mix di acqua e zucchero).

I dati emersi dalla ricerca parlano chiaro:  sono solo 23 su 220 le strutture italiane Baby friendly, quelle  cioè che mettono la mamma ed il bambino in condizione di avviare l’allattamento al seno esclusivo. Eppure, sono poche e semplici le linee guida dettate dall’Unicef per entrare a far parte della rete degli ospedali Amici dei Bambini:

Ad esempio bisognerebbe  mettere il neonato a contatto con la madre pelle a pelle fin dai primissimi istanti dopo il parto per almeno un’ora e incoraggiarla a capire quando il neonato è pronto per poppare. Bisognerebbe  mostrare alla mamma come allattare e non somministrare al bebè alimenti o liquidi diversi dal latte materno. Inoltre è fondamentale promuovere il rooming-in sistemando il bimbo e la mamma nella stessa stanza, in modo che trascorrano insieme ventiquattr’ore su ventiquattro durante il ricovero in ospedale.

Ma gli operatori sanitari, per mettere in pratica queste piccole norme dovrebbero essere addestrati ed avere il tempo di dedicare più attenzione alle mamme. Perché imparare ad allattare richiede più attenzioni.

Dalla ricerca è emerso invece che, non solo le strutture italiane non sono attrezzate per supportare le mamme in questo modo ma che il più delle volte, non sono nemmeno in grado di fornire dati precisi. Difatti, come si legge nelle tabelle della ricerca:

–            più del 20% delle strutture sanitarie di Liguria, Abruzzo, Molise, Calabria, Basilicata, Umbria, Sicilia e Sardegna non sono state in grado di fornire i dati al ministero della Salute. Nelle Regioni in cui le donne che allattano al seno sono più numerose, come Piemonte, Emilia Romagna e Veneto,  c’è una differenza sostanziale da ospedale a ospedale, proprio perché  non vengono adottati protocolli regionali uniformi.

–            Una donna su due rinuncia all’allattamento materno esclusivo entro il terzo  mese di vita del bambino ed introduce il latte artificiale. L’Oms, invece, raccomanda di nutrire il bimbo solo con il latte materno fino al sesto mese e poi di proseguire con l’allattamento anche oltre, anche fino a due anni e oltre. E raccomanda anche di mettere la mamma in condizioni di allattare.

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=750&area=Salute%20donna&menu=nascita

Ma visto che tutto ciò non accade, in Italia, ancora oggi almeno una mamma su due  rinuncia all’allattamento esclusivo al seno già al terzo mese dopo il parto e inizia a introdurre il latte artificiale, ben sponsorizzato dalle multinazionali che lo producono e che mirano a sedurre i medici con benefits da sogno.

Perchè se l’allattamento parte bene durante i primi giorni di vita del bambino, molte mamme cadono nella rete dei pediatri che  iniziano a “consigliare” la fatidica aggiunta. Varie le scuse che si celano dietro questa prescrizione. Ne ho sentite di tutti i colori:  la mamma è stanca,  il bambino non cresce abbastanza o manifesta segni di intolleranza al latte materno. Ma non c’è bimbo che possa essere allergico al latte materno e non c’è alimento più prezioso del latte della mamma. Gli studi lo dimostrano.

E’ di qualche  anno  fa la notizia shock di 12 pediatri italiani arrestati con l’accusa di corruzione nella commercializzazione di latte artificiale. Altra vergogna tutta italiana.

Mentre cercavo di documentarmi su internet ho trovato questo bellissimo documento che mi ha commosso: https://www.unicef.it/Allegati/Allattamento%20e%20OSM.pdf

“Se si allattasse esclusivamente al seno – recita il documento –  si potrebbe dimezzare la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno e che soffre la fame. L’allattamento e cibi complementari di qualità contribuiscono in maniera significativa allo sviluppo cognitivo e alle capacità del bambino, per cui si potrebbe assicurare che in ogni luogo i bambini e le bambine siano in rado di portare a termine un ciclo completo di istruzione primaria”. Ma soprattutto – continua il documento – l’allattamento materno riduce il rischio di mortalità infantile. “Visto che riduce l’incidenza e la severità delle malattie contagiose, l’allattamento esclusivo potrebbe prontamente ridurre la mortalità infantile del 13%. Inoltre, circa il 50-60% della mortalità al di sotto dei cinque anni è causata dalla malnutrizione dovuta a cibi complementari e alimentazione inadeguati in seguito a pratiche subottimali di allattamento ed anche dal basso peso alla nascita. L’inizio immediato dell’allattamento al seno contribuisce a ridurre di circa il 20 per cento il rischio di mortalità neonatale, tuttavia solo il 39 per cento dei bambini nati nei paesi in via di sviluppo viene messo in condizione di essere allattato al seno entro la prima ora di vita”. Per cercare di migliorare la situazione, il Tas ha proposto di inserire la promozione dell’allattamento al seno tra gli obiettivi che i dirigenti devono raggiungere incrementando parte della loro busta paga oppure sensibilizzare i direttori generali degli ospedali con una sorta di bonus in soldi.

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di Annarita Carbone

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