Ho allattato la mia bambina adottiva. Ora aiuto altre mamme.

alattamento e adozione DAS

 

E’ un’emozione fortissima incontrare Hope. Una ragazza americana, dolcissima, dalla pelle chiara e la voce sottile, gentile.

Il suo racconto mi spiazza. Mi emoziona. Mi fa capire quanto il corpo e la mente di una donna siano straordinariamente legati da un unico fattore: il cuore!

Le mamme adottive possono allattare. Lo avevo sentito dire. Ma trovarmi di fronte ad una di loro mi ha emozionato tantissimo.

Voglio condividere con voi questo racconto. Leggetelo tutto di un fiato. E preparate i fazzoletti.

Seduta su quella panchina, di fronte al mare, in un  caldo pomeriggio di fine luglio, Hope mi racconta:

Stavamo cercando di avere un bambino. Io e mio marito lo desideravamo fortemente. Ma gli anni passavano e non succedeva nulla. Ogni mese la solita delusione. Poi è arrivata, come un fulmine la diagnosi di infertilità.
Un baratro nel quale ho rischiato di sprofondare. Un dolore quasi insopportabile che mi ha mandato in mille pezzi.

Ho raccolto tutto, ho ricucito i pezzi e ho tirato fuori la forza di reagire. Le nostre lacrime hanno lasciato spazio alla speranza. Nostro figlio sarebbe comunque arrivato.

Dove non arrivavano i corpi sarebbero arrivati i cuori. L’adozione era la strada. Eravamo d’accordo.

Volevo adottare e volevo allattare.

E’ possibile allattare anche se non c’è stata una gravidanza? Si chiama Lattazione indotta.

Avevo scoperto l’esistenza della lattazione indotta quando ho iniziato il mio percorso di doula. Anche se avevo informazioni molto limitate sull’argomento. Poi ho iniziato a documentarmi e ho scelto di seguire il  protocollo Newman – Goldfarb.

Le critiche per questa decisione così ardua non sono mancate. “Perché vuoi per forza allattare questo bambino? Mi dicevano le persone”.

Non era solamente un esigenza mia  personale. Volevo fortemente che mio figlio potesse usufruire dei nutrienti e dei benefici del latte materno.

Quando ho iniziato la preparazione, mia figlia non era ancora arrivata.

Ho fatto alcune sedute di agopuntura. Ho preso  delle erbe che potessero in qualche modo stimolare, indurre la lattazione. Poi ho iniziato a tirarmi il latte e piano piano, ho visto arrivare le prime gocce di quel meraviglioso, prezioso oro che abbiamo dentro.

Grazie a quelle goccioline ho iniziato a riacquistare la fiducia in me stessa e nel mio corpo. Fiducia che avevo perso a causa dell’infertilità.

E’ stato in quel momento che ho scoperto  il libro Breastfeeding Without Birthing scritto da Alyssa Schnell. Il libro che mi ha fatto capire l’importanza di aiutare altre famiglie adottive come la nostra in questo percorso di amore bellissimo.

 

Lattazione indotta

Tecnicamente, prima dell’arrivo della mia bambina riuscivo ad estrarre il latte 1 o 2 volte al giorno.

Poi è arrivata lei. Quando l’abbiamo portata a casa aveva solo una settimana. Si attaccava voracemente. Succhiava e, proprio grazie alla sua suzione, il latte ha iniziato ad aumentare.

Durante le poppate utilizzavo il DAS. Ogni attacco era una gioia. Raramente abbiamo usato biberon o ciuccio. Anche l’aggiunta di latte artificiale è servita solo di rado.

Mentre la allattavo pensavo: “Sto producendo latte come tutte le altre mamme. E questo mi rendeva felice!”

E’ stato in quel momento che la preoccupazione per la quantità di latte che sarei riuscita a produrre è sparita quasi totalmente. Mi interessavo solamente dello speciale legame che stavo costruendo con mia figlia..

L’ho allattata per due anni.

Curioso direi. Speravo di allattarla per pochi mesi e invece siamo arrivate a due anni.

Sono stata onorata di aver avuto il privilegio di allattarla nonostante non l’avessi fatta nascere nel  mio grembo. Lei è nata nel mio cuore e nel mio seno.

Oggi è una bimba di 4 anni forte e serena!

Non voglio negare che ci siamo state difficoltà.

Ad esempio sterilizzare con cura tutta l’attrezzatura per l’estrazione del latte è stato faticoso a livello fisico.

Dover affrontare il giudizio degli altri è stato pesante a livello morale.

Ma avevo mio marito. Con lui abbiamo affrontato tutto. Lui era il mio più grande fan e la mia principale fonte di incoraggiamento.

Ha nutrito nostra figlia in ogni modo: con il biberon, con l’alimentazione al dito, con l’amore.

E poi, dopo pochissimo tempo, la vita ci ha ripagato di tutte le sofferenze affrontate. Un giorno ho scoperto di aspettare un bambino.

Il mio corpo, forse proprio grazie all’allattamento e all’adozione, ha superato i suoi blocchi.

Abbiamo concepito e avuto il nostro secondo figlio.

A chi può rivolgersi una mamma adottiva che vuole allattare il suo bambino?

Se sei una mamma adottiva e vuoi intraprendere il percorso della lattazione indotta, puoi rivolgerti  alle consulenti in allattamento professionali IBCLC oppure  alle consulenti volontarie de  La Leche League, associazione  che ormai da 60 anni si occupa di aiutare e sostenere le mamme nell’allattamento.
Sul loro sito leggiamo:
“Se vuoi allattare un bambino adottato, è necessario innanzitutto concentrarsi più sull’aspetto psicologico dell’allattamento che sui vantaggi nutrizionali del latte materno. La produzione del latte, se si verifica, è un piacevole effetto collaterale rispetto all’obiettivo più ampio di costruire una felice relazione di allattamento.
La maggior parte delle mamme è in grado di produrre latte, anche in minima quantità. Molte madri adottive riescono ad indurre la lattazione usando un tiralatte ogni 2-3 ore, sia prima che dopo l’arrivo del bambino. Alcune ricorrono ad uno strumento chiamato SNS (Supplemental Nursing System, ossia sistema per l’allattamento con aggiunta, venduto in Italia come Kit per l’allattamento) prodotto da Medela e che consiste in una bottiglietta da riempire con latte artificiale e appendere al collo. Alla bottiglietta sono collegati due tubicini che si fissano accanto al capezzolo. In questo modo, il bambino riceve nutrimento a sufficienza e contemporaneamente stimola il vostro corpo a produrre latte. Infatti, quanto più il seno viene stimolato – da un tiralatte o dal bambino stesso – maggiore è la probabilità che riesca a produrre latte.
Se il bambino adottato è più grandicello, la questione si complica un po’. Alcuni piccoli sono ormai abituati a bere dal biberon e si rifiutano di poppare. Si tratta di bambini che forse non sono interessati a provare cose nuove. Ma ogni bambino fa storia a sé: non dovete far altro che provare e vedere come risponde il vostro bambino.
Come qualunque altra mamma che allatta, ricordate che alcuni farmaci sono incompatibili con l’allattamento: parlatene con il vostro medico curante. Inoltre usate la massima discrezione nell’affrontare l’argomento “allattamento al seno” con chi si sta occupando della vostra richiesta di adozione: ci sono persone comprensive e altre che potrebbero guardarvi con sospetto”.
 

Allattamento e adozione in Italia.

Hope, la mamma che ha condiviso con noi questa meravigliosa storia, vive in America, dove il pregiudizio sociale nei confronti delle mamme che allattano è meno spinto che in Italia. E dove le leggi, cercano di andare in contro alle famiglie adottive. Forse, anzi sicuramente, più che in Italia.

Alcune mamme temono che il loro gesto d’amore possa essere giudicato negativamente dagli altri.

Una mamma adottiva che ho conosciuto quando mio figlio era molto piccolo, (4 anni fa),  di cui per ovvi motivi non vi faccio il nome,  mi fece una confessione che mi lasciò davvero sconcertata.

“La notte – mi disse – quando la piccola piange, io la attacco al mio seno. Anche se non ho latte, vedo che lei si calma. Sente il mio calore, il mio odore, sente il contatto con la pelle, succhia e si addormenta. Ma per favore, non raccontarlo a nessuno. Ho paura che il giudice ci tolga la bambina per questo”.

Allattamento e adozione

 

Non tutte le mamme adottive sentono il bisogno di allattare il proprio figlio al seno. Anche con la nutrizione artificiale puoi ricreare lo speciale rapporto di amore che si crea tra una madre e un figlio. Le coccole, il contatto pelle a pelle, gli sguardi, possono rafforzare il legame tra di voi. Quando nutri il tuo bambino con il biberon, sussurragli parole dolci, accarezzalo e guardalo negli occhi. Il vostro amore, già immenso, si rafforzerà.

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Se anche tu sei una mamma adottiva e vuoi raccontarci la tua storia, commenta sotto questo post.

di Annarita Carbone