Gravidanza e allattamento: 14 donne incinte positive al test per glifosato

gravidanza e allatamento

L’inchiesta condotta dal mensile Il Salvagente  il 24 maggio 2017 ha svelato i dati della ricerca relativa alla presenta di glifosato nelle urine di donne in stato di gravidanza.

Le 14 donne romane che volontariamente si sono sottoposte al test  sono risultate tutte positive al glifosato, una sostanza attiva largamente usata nei pesticidi/erbicidi e cancerogena.  L’allarme è lanciato dal MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano) che spiega:

Se queste mamme sono risultate positive al test, certamente lo sono i loro bambini che ancora devono nascere e probabilmente lo siamo tutti noi!

glifosato in gravidanza

Stiamo parlando di una sostanza che lo IARC (OMS) ha dichiarato cancerogena sulla base dei test condotti in laboratorio. Una sostanza che agisce in particolare sui tessuti in crescita. Una sostanza venduta dalla Monsanto dagli anni ’70, ed utilizzata in tutto il mondo come erbicida, non solo nei campi coltivati, ma anche in aree urbane. Per questo i residui si trovano nel suolo, nell’acqua, nel cibo e nei nostri corpi!

I quantitativi

I quantitativi di glifosato riscontrati nelle analisi delle urine delle pazienti vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Non possiamo dire se siano molti o pochi perché non  esistono quantità massime consentite.

Maggiore indiziato: il cibo!

Patrizia Gentiloni, medico oncologo e attivista del Comitato scientifico dell’associazione medici per l’Ambiente Isde-Italia, in una intervista al mensile il Salvagente,

Le analisi  mostrano come il glifosato, almeno da noi, arrivi da ciò che portiamo in tavola e, dalla tavola, passi poi all’interno dei nostri corpi. Non solo attraverso la pasta, le farine e i farinacei  ma anche attraverso carne, latte e derivati. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti, infatti, sono costituiti da mais, colza, soia Ogm e resi resistenti al glifosato, per cui l’erbicida viene massicciamente usato e si accumula nella carne degli animali e nei prodotti derivati di cui poi ci nutriamo”.

Gli studi

Proprio quest’anno, (2017 ndr) uno studio condotto dall’Università indiana negli Stati Unitii ha dimostrato che dal 95 al 100% delle donne in stato di gravidanza analizzate mostrava residui di contaminanti chimici nel sangue. Coloro che vivevano in campagna, vicino a campi di mais o di soia, erano più a rischio.  Sempre negli Stati Uniti, un’analisi del 2016 dell’università di San Francisco ha trovato residui di questo diserbante nel 93% dei campioni di urina dei partecipanti.

L’indagine europea più recente risale al 2013 ed è stata fatta dall’università di Brema, in Germania. In questo caso sono stati presi in esame i campioni di urina di 188 volontari in 18 paesi ma fra questi non c’era l’Italia. E’ stata riscontrata la presenza di glifosato nel 43% dei casi”.

La ricerca effettuata dal mensile Il Salvagente mette in luce il fatto che le donne romane pur non vivendo in campagna, sono comunque risultate positive al test. Questo vuol dire che siamo tutti esposti.

I danni sull’uomo

L’oncologa Patrizia Gentiloni ha elencato i danni del glifosato sull’uomo, specificando:

“Al di là dell’azione cancerogena, legata soprattutto all’aumento di rischio di linfomi, il glifosato agisce anche come “interferente endocrino” alterando la sintesi di ormoni quali progesterone, estrogeni e testosterone e modifica la permeabilità delle membrane cellulari”.

Ciò vuol dire che, a causa del glifosato: “Si possono avere modificazioni del microbiota intestinale (in particolare lactobacilli e bifidobatteri), che sappiamo essere di fondamentale importanza per la salute dell’individuo. La sua presenza può favorire la crescita di agenti patogeni, induce uno stato infiammatorio e facilita l’insorgenza di allergie alimentari, intolleranza al glutine, deficit vitaminici etc.
Le specie di Lactobacillus e Bifidobacterium hanno la capacità di biosintetizzare acido folico. La loro distruzione da parte del glifosato potrebbe contribuire a una carenza cronica di acido folico. Gli effetti sono anche sulla salute riproduttiva: un recente lavoro scientifico lega questa molecola alla insorgenza dell’ovaio policistico”.

Il glifosato è presente nel latte materno?

Purtroppo la risposta è positiva. Se presente nel corpo materno, la sostanza potrebbe penetrare anche nel latte, proprio perché l’esposizione al glifosato avviene già in utero. Ma attenzione, non allattare i bambini non è la soluzione. Al contrario. Evitare di allattare sarebbe un grave sbaglio  e comprometterebbe ancora di più la salute del bambino.

 

Il latte materno ha il potere di combattere gli effetti nocivi delle contaminazioni da pesticidi

E dal MAMI precisano: “Gli alimenti per la prima infanzia come latti artificiali, liofilizzati e omogeneizzati non sono privi di contaminati. Tutt’altro. Per cui privando il bambino del latte materno si farebbe l’errore di privarlo anche di tutte le sostanze vive ed inimitabili in esso presenti che hanno il grande potere di mitigare i danni di questi contaminati e garantire loro il miglior stato di salute possibile”.

Quanto appena detto è confermato da un documento del 2013  dell’IBFAN che precisa: “L’allattamento al seno mitiga e minimizza gli effetti di una parte del danno causato dall’esposizione in utero. L’alimentazione con latte artificiale non ha questo effetto protettivo o mitigante. L’allattamento al seno, anche in ambienti contaminati, ha un tale impatto positivo sulla nutrizione, la salute e lo sviluppo del bambino che la maggior parte delle autorità sanitarie raccomandano che sia protetto, promosso e sostenuto”.

Proprio nel mese di aprile 2017, uno studio condotto dalla svedese Catharina Svanborg ha scoperto che il latte materno contiene una molecola capace di curare oltre 40 tipi di cancro. Se vuoi approfondire leggi qui:  Trovata nel latte materno la molecola che sconfigge oltre 40 tipi di cancro

gravidanza glifosato

 

L’Autorità alimentare europea, ha recentemente affermato che il glifosato non sia nocivo.

A marzo l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha classificato il glifosato come non cancerogeno. Un parere contestato da molti studiosi che vedono con preoccupazione la presenza di questa sostanza nel nostro organismo. (fonte Repubblica)

E la Gentiloni conferma: “Questo accade  perché si prende in esame il solo principio attivo e non il formulato commerciale, spesso molto più tossico come nel caso del glifosato; si guarda la singola molecola e non il cocktail di sostanze. I limiti sono stabiliti per gli adulti in buona salute, non tenendo conto degli organismi in accrescimento o delle frange più fragili della popolazione molto più suscettibili. Senza contare la “brutta abitudine” delle agenzie regolatorie a utilizzare gli studi prodotti dalle aziende e non la documentazione scientifica indipendente, cosa che ad esempio ha fatto la IARC (OMS)”.

Cosa possiamo fare per difenderci? – Diciamo stop al glifosato.

La Commissione Europea si appresta ad approvare l’utilizzo del glifosato per altri 10 anni, sulla base di pareri di scarso rigore scientifico sui quali pesano conclamati conflitti di interesse.

Ma possiamo ancora fermare la Commissione Europea e le lobbies dell’agroindustria se entro giugno l’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) contro il glifosato raggiungerà un milione di firme. Con le nostre firme chiediamo non solo lo stop al glifosato, ma la riforma delle procedure di autorizzazione di tutti i pesticidi, e una progressiva riduzione dell’uso degli stessi.

Un’agricoltura realmente sostenibile è possibile, se sconfiggeremo gli interessi delle multinazionali!

In soli 3 mesi ne abbiamo raccolte quasi 800.000, e da ora in poi ogni firma conta!

Firma la petizione.

Per questo la tua firma è importante, così come quella dei tuoi colleghi e amici.

E’ possibile firmare online, bastano pochi minuti e un documento valido.

Per vedere il video dell’inchiesta clicca qui

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di Annarita Carbone