Dieta Vegetariana e vegana in gravidanza e allattamento. Si può. Ecco le evidenze scientifiche


Cosa comporta la scelta di un’alimentazione vegetariana o vegana in gravidanza e allattamento?

Spesso abbiamo sentito dire che durante la gravidanza e l’allattamento bisognerebbe evitare di condurre un’alimentazione vegetariana o vegana e che bisognerebbe invece nutrirsi anche di proteine di origine animale. Questo perché una dieta completa potrebbe difendere sia la mamma che il neonato da una possibile carenza di vitamina B12 (oltre che dalla carenza di altri nutrienti importanti).

Un argomento delicato e spesso controverso che fa sorgere non pochi dubbi, soprattutto nella mente di una mamma che vorrebbe e prova a fare sempre del suo meglio per il bambino.

Talvolta nemmeno i medici che seguono la mamma durante la gravidanza sanno destreggiarsi bene nel marasma di informazioni spesso discordanti e confuse che emergono in merito a tale argomento.

Ma allora la mamma come deve comportarsi? Scegliendo un’alimentazione alternativa alla tradizionale (onnivora) potrebbe mettere a repentaglio la salute sua e anche quella del bambino?

Vediamo cosa dicono gli esperti.

Nel novembre del 2018 ho seguito un convegno organizzato dall’AICPAM (Associazione Italiana Consulenti Professionali in Allattamento Materno) e la prima sessione del convegno era appunto incentrata su questo argomento: “Dieta vegetariana e vegana in gravidanza e allattamento”.

Io stessa, avendo letto svariati studi in merito, sono rimasta molto sorpresa da quanto dichiarato gli esperti che studiano e che si occupano di analizzare i valori nutrizionali delle mamme e dei bambini che conducono una dieta alternativa.

 “In Italia – ha spiegato Valentina Rovelli del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano – il 7% della popolazione ha scelto una dieta vegetariana. Parliamo di quasi 5 milioni di persone che hanno scelto di approcciarsi ad una dieta vegetariana o vegana per questioni di salute ed è fuor di dubbio che tale scelta abbia dei risvolti positivi assolutamente incontrovertibili”.

Se ben pianificate ed equilibrate infatti, le diete vegetariane e vegane, possono essere appropriate per tutte le fasce di età, anche in gravidanza e allattamento e la crescita di bambini vegetariani o vegani risulta simile a quella di bambini onnivori. Al contrario invece, regimi vegetariani o vegani non controllati o non correttamente seguiti, possono esporre sia la madre durante la gravidanza e allattamento, sia il bambino al rischio di carenze di vario tipo.

Gli esperti raccomandano infatti di tenere sotto controllo tutti i nutrienti critici come la vitamina B12, la vitamina D, il ferro, lo zinco e lo iodio.

“Ciò vuol dire – continua la dottoressa Rovelli – che una delle cose fondamentali da fare, quando ci troviamo in situazioni particolari come gravidanza o allattamento, è individuare i fabbisogni specifici e valutare il corretto apporto per ogni singolo micronutriente”.

Ecco allora che l’accento va posto non tanto o non solo su cosa si mangia ma su come lo si mangia. Perché una dieta sbagliata, sia essa onnivora, vegetariana o vegana, è comunque un rischio per la mamma e per il bambino.

È questo il motivo per cui la ESPGHAN (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition) – ha sconsigliato e continua tuttora a sconsigliare la scelta di una dieta vegetariana o vegana in gravidanza, con la motivazione che quando si conduce un’alimentazione di questo tipo sale il rischio di condurre una dieta sbagliata e sballata dal punto di nutrizionale.

“Ma il rischio di condurre una dieta sbagliata a livello nutrizionale abbraccia a 360° tutti i tipi di diete, anche quella onnivora – ha precisato Antonella Sagone[1] durante il corso del convegno.  Ecco perché è fondamentale educare ad una corretta alimentazione, specialmente nella fase dell’introduzione dei cibi solidi, mantenendo l’allattamento al seno che noi sappiamo essere protettivo contro fenomeni come l’obesità”.

L’Italia detiene purtroppo il primato europeo per il più alto numero di bambini obesi e in sovrappeso già in età prescolare e secondo un’indagine svolta dal Ministero della Salute, più di un terzo dei genitori dei bambini non percepisce il problema. “Ecco perché – ha spiegato Martina Carabetta   – è importante la gradualità ed il rispetto delle capacità di autoregolazione del bambino che sono le basi per una crescita alimentare serena e gratificante”.

Al di là del tipo di dieta, l’introduzione dei cibi soliti dopo il 6° mese di vita (così come raccomandato dall’OMS) può essere effettuata senza stress se il cibo solido è proposto in complementazione e non in sostituzione del latte materno o del suo sostituto.

Tornando al tipo di dieta da condurre in gravidanza e allattamento, giusto per fare chiarezza e per far conoscere alla popolazione gli studi in merito a tale, delicato argomento, la SINU Società Italiana di Nutrizione Umana ha emanato un documento in cui spiega cosa si intenda per dieta vegetariana, quali sono i diversi tipi di dieta vegetariana e quali sono le raccomandazioni del gruppo di lavoro scientifico creato dalla SINU nel 2012 proprio in risposta al crescente numero di persone che abbracciano una dieta di questo tipo. Il documento integrale, di cui riporto qui un riassunto, è scaricabile sul sito della SINU[2].

In questo documento ho trovato informazioni interessanti riguardanti le diete vegetariane condotte durante la gravidanza e l’allattamento. “Un apporto proteico non adeguato della donna in gravidanza – si legge nel testo – comporta un minor peso alla nascita. Dai pochi dati disponibili, il peso alla nascita dei figli di madri che seguono una dieta vegetariana o Latto ovo vegetariana (LOV) non risulta significativamente diverso rispetto a quello dei neonati di madri onnivore[3]. Al contrario, il peso alla nascita dei figli di madri che seguono una dieta macrobiotica è significativamente inferiore all’atteso ed è stato associato ad un minore incremento ponderale delle madri durante la gestazione[4].

E in merito all’allattamento, il documento specifica che: “Il latte delle madri vegetariane è nutrizionalmente adeguato e i bambini allattati al seno da madri vegetariane ben nutrite crescono normalmente[5]. Il latte materno delle donne macrobiotiche ha invece un contenuto proteico inferiore a quello delle madri onnivore[6]. I neonati delle vegetariane crescono normalmente durante i primi sei mesi e le loro curve di crescita si situano all’estremo inferiore dei limiti di normalità – verosimilmente a causa della maggiore propensione delle madri vegetariane ad allattare al seno più a lungo”[7].

In merito alla vitamina B12 invece, il testo della SINU specifica quanto segue:

La vitamina B12 è presente negli alimenti di origine animale in piccole quantità. Alcune alghe contengono vitamina B12, ma la biodisponibilità varia da specie a specie e può essere molto bassa .

La biodisponibilità della vitamina B12 è condizionata da diversi fattori come ad esempio la presenza o meno di una glicoproteina prodotta dalle cellule parietali dello stomaco che è necessaria per l’assorbimento della B!2, oppure la presenza di alcune condizioni che interferiscono con l’assorbimento, come ad esempio la gastrite atrofica, oppure l’assunzione di alcuni medicinali come la metformina o gli inibitori di pompa protonica.

La biodisponibilità della vitamina B12 varia anche a seconda dell’alimento di origine animale. Per questo motivo le assunzioni alimentari di riferimento sono calcolate sulla base della stima che individui adulti sani, con normale funzione gastrointestinale, siano in grado di assorbire il 50% della vitamina B12 presente nella dieta. Secondo la European Food Safety Authority, solo il 40% circa della vitamina B12 introdotta con la dieta viene assorbita in persone sane .

Diversamente dalla forma contenuta negli alimenti, che deve essere scissa dalle sue proteine di legame per potersi legare al fattore intrinseco, le forme cristalline di vitamina B12 contenute negli integratori supplementi e negli alimenti fortificati sono libere e possono pertanto legarsi direttamente alla proteina R salivare e successivamente al fattore intrinseco per essere assorbite . Solitamente, quindi, la vitamina B12 negli integratori risulta molto efficace per correggere situazioni carenziali

Ma quali possono essere gli effetti di una dieta vegetariana o vegana a medio e lungo termine, soprattutto quando si parla di gravidanza e allattamento? E’ necessario integrare la dieta o mettere in atto alcuni accorgimenti particolari?

“Uno studio molto recente, del 2017 – spiega Valentina Rovelli – ha dimostrato il ruolo protettivo della dieta vegetariana rispetto a molte malattie come ad esempio le malattie ischemiche o il cancro o ancora le malattie vascolari”.

Durante periodi particolari della vita però è bene fare molta attenzione. “Se elimino un alimento dalla mia dieta – continua Rovelli – devo pensare bene a come sostituirlo o comunque integrarlo. Questo vuol dire che la scelta di una dieta vegetariana è assolutamente sostenibile anche durante la gravidanza e l’allattamento ma con l’indicazione A. Cioè attenzione a quanto possa essere inserito a fronte di questa scelta nutrizionale.

Ad esempio, una mamma che presenta già una carenza di vitamina B12 accertata dal medico dovrà fare molta attenzione ad integrare correttamente, con integratori o con i cibi giusti, questo tipo di vitamina.


Stessa cosa vale anche per il ferro e per altri micronutrienti importanti per la mamma e per il bambino.

“La cosa importante – continua Rovelli è quella di affidarsi a professionisti del settore esperti che sappiano dare alla mamma le giuste indicazioni in merito”.

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di Annarita Carbone


Note

[1] Antonella Sagone, Psicologa, Consulente IBCLC di Roma. Sessione “Alimentazione complementare senza stress” VII Giornata di Studio AICPAM. Roma, 16-17 novembre 2018.

[2] http://www.sinu.it/public/pdf/documento-diete-veg-esteso-finale-2018.pdf

[3]   King JC Physiology of pregnancy and nutrient metabolism. Am J Clin Nutr 2000; 71: 1218S-

[4] Ward RJ, Abraham R, McFadyen IR, Haines AD, North WR, Patel M et al.  Assessment of trace metal intake and status in a Gujerati pregnant Asian population and their influence on the outcome of pregnancy. Br J Obstet Gynaecol 1988; 95: 676-82. Thomas J Ellis FR The health of vegans during pregnancy. Proc Nutr Soc 1977; 36: 46A

[5] Craig WJ Mangels AR Position of the American Dietetic Association: vegetarian diets. J Am Diet Assoc 2009; 109: 1266-82.  Finley DA, Lonnerdal B, Dewey KG, Grivetti LE Breast milk composition: fat content and fatty acid composition in vegetarians and non-vegetarians. Am J Clin Nutr 1985; 41: 787-800

[6] Dagnelie PC, van Staveren WA, Roos AH, Tuinstra LG, Burema J Nutrients and contaminants in human milk from mothers on macrobiotic and omnivorous diets. Eur J Clin Nutr 1992; 46: 355-66

[7] Sanders TA Growth and development of British vegan children. Am J Clin Nutr 1988; 48: 822-5

 Van Staveren WA, Dhuyvetter JH, Bons A, Zeelen M, Hautvast JG Food consumption and height/weight status of Dutch preschool children on alternative diets. J Am Diet Assoc 1985; 85: 1579-84

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