Sono riuscita ad allattare. Ora aiuto altre mamme.

Oggi vorrei ospitare qui sul mio blog la commovente storia di Morena, una mamma speciale che è riuscita ad allattare, nonostante tutto.

Per me è stata un’emozione leggere le sue parole. Credo lo sarà anche per voi. Buona lettura!

Mia madre non aveva allattato…e io?

Quando sono rimasta incinta mi sono subito sentita dire: “Tanto vedrai che non allatterai. Hai l’anemia e sei troppo magra”.

Mia nonna non aveva allattato, “non aveva latte”, mi dicevano.

Mia madre non aveva allattato, “tu non ti attaccavi, non avevi voglia di ciucciare. Tuo fratello invece era troppo vorace e mi ha ferito subito il seno e non ho potuto proseguire”.

Con queste premesse l’allattamento a me è sempre parsa un’impresa orribile se non decisamente impossibile. Quindi, senza alcun motivo, ma solo in base a luoghi comuni, ero preparata al fatto che avrei usato latte artificiale, biberon, sterilizzatori, tettarelle. Di allattamento non sapevo niente se non che le donne della mia famiglia non mi avrebbero potuto aiutare e che in fondo non era una bella esperienza.

Eppure non mi volevo rassegnare a non allattare.

Io che già, per via della mia salute, mi dovevo rassegnare a non partorire naturalmente. Passi il cesareo, ma perché non provare ad allattare?

Quando 8 mesi e mezzo dopo è arrivata Ambrosia, io ancora custodivo gelosamente il desiderio profondo di nutrirla. E lei, appena uscita dalla mia pancia, ha pianto a malapena concentrata com’era a cercare, con tutte le sue apparentemente scarse energie, il mio seno. Era infatti una neonata molto gracilina, di appena 2.620 gr, diventati subito 2.420. Eppure, piccola e senza vedere, come tutti i neonati del resto, ha trovato il mio seno senza alcun aiuto. Semplicemente con estrema naturalezza. Siamo state insieme 2 ore e lei le ha passate a ciucciare dal mio seno ininterrottamente. A vuoto perché di latte non ce n’era come nella norma del resto visto che avevo appena subito un cesareo. Al San Camillo, dove avevo partorito, i bambini stavano al nido e venivano portati alle mamme ogni due ore per un’ora ogni volta.

“Scricchietta è piccola ma è perfetta”!

E Ambrosia passava tutta quell’ora a ciucciare, ciucciare, ciucciare. Sempre con gli occhi chiusi ma senza smettere mai.

E l’ostetrica, una donna meravigliosa di cui non ricordo il nome ma che ringrazierò sempre, mi diceva: “’Scricchietta’ è piccola ma è perfetta” e a me non sembrava vero perché intorno a me c’erano solo donne con problemi di allattamento.

Avevano il latte ma i bambini si attaccavano male, si addormentavano ciucciando il seno senza mangiare, ferivano i seni delle mamme.

‘Scricchietta’ invece ciucciava e basta. Ma il latte non arrivava, della montata nessuna traccia. Io contavo i giorni perché si dice che fino a 5 giorni dopo il cesareo non avere il latte sia normale (anche questo è un luogo comune ndr) .

Passati i 5 giorni, del latte nessuna traccia. Io ero ancora in ospedale, molto magra e debilitata per un post cesareo piuttosto duro.

Il rientro a casa. Quanti dubbi!

Al sesto giorno mi dimisero e tornai a casa. Ero molto preoccupata, non avendo latte come avrei nutrito mia figlia? Lei era già così piccola. Certo, esisteva il latte artificiale ma non sapevo neanche quanto avrei dovuto dargliene perché avevo sempre sentito dire che col latte della madre i piccoli si regolano da soli ma che il latte artificiale va dosato.

Alle dimissioni, in ospedale avevo chiesto sia alla pediatra sia all’ostetrica, non quella meravigliosa perché quel giorno non era di turno, quale fosse il miglior latte artificiale e quanto avrei dovuto dargliene, senza ricevere risposta. Mi sentivo solo dire che dovevo allattarla io. Ma come se il seno era vuoto? Sarebbe arrivato il latte? E quando? E soprattutto, dopo quanti giorni avrei dovuto capire che non sarebbe arrivato più?

Volevo fortemente allattare ma per questo desiderio non volevo che mia figlia non venisse adeguatamente nutrita. Tornai a casa nell’ignoranza e forse fu meglio perché se avessi avuto contezza sarei impazzita visto che mia figlia non stava mangiando. Ambrosia non apriva mai gli occhi, dormiva solamente.

Dopo un giorno così, chiamai il San Camillo e finalmente, visto che la bambina non si stava alimentando, mi dissero quanto latte artificiale dovesse prendere e ogni quante ore. Fui presa dal panico perché le grammature erano sostanziose e le somministrazioni frequenti; a conti fatti mia figlia stava morendo di fame. Forse per questo non apriva gli occhi, forse per questo non si svegliava. Eppure non piangeva mai. Mai. Emetteva un suono molto flebile, sembrava un pulcino che pigolava. Mio marito andò a comprare il latte artificiale, non avrei allattato ma non mi importava, mia figlia avrebbe potuto alimentarsi regolarmente e crescere sana. L’entusiasmo però durò poco!

Quando glielo proponevamo sembrava le dessimo fastidio. Lo sputava, le andava di traverso nel naso. Ambrosia continuava solo a dormire senza piangere. Provai a riattaccarla al seno ma dopo giorni e giorni di ciucciate energiche a vuoto, arrivarono le prime ferite. Riuscii a superarle in un paio di giorni.

Altri due giorni in cui Ambrosia era stata a digiuno. Senza latte artificiale, senza seno. Erano ormai passati 10 giorni ed ero disperata.

Il medico: “Lei non vuole allattare! Attacchi la bambina e basta”

Andammo al San Camillo, fummo ricevuti da una pediatra di nazionalità tedesca: “Lei non vuole allattare! Attacchi la bambina e basta!”. “Ma non ho latte” obiettavo. E la dottoressa, senza alcuna delicatezza, iniziò a spremermi il seno. Quando costatò che non usciva neanche una singola goccia di latte, rimase inorridita e mi guardò con disprezzo come se la colpa fosse mia. Uscii devastata.

Nei giorni a seguire, nonostante mi alimentassi regolarmente, ero sempre più magra. E poi si dice che dopo la gravidanza è difficile ritornare al peso iniziale. Io avevo preso solo 9 kg durante i 9 mesi  e li avevo persi tutti prima di ritornare a casa dall’ospedale.

Trascorsero altri 5 giorni senza che io avessi cognizione del tempo. Ambrosia continuava solo a dormire e a ciucciare dal seno vuoto. A un certo punto mia madre intervenne: “Devi vedere una psicologa o per la tua ostinazione tua figlia morirà”. Come se il mio non avere latte fosse dipeso da me.

 

Il latte arrivò e fu uno dei giorni più felici della mia vita.

Il 5 maggio, a ben 15 giorni dal parto, iniziai a sentirmi bagnata sul petto, sullo stomaco, sulla pancia, sulle gambe. Ero ancora al letto non essendomi minimamente ripresa dal cesareo. Con mio enorme stupore vidi del latte che usciva dai seni. Quando ci avvicinai Ambrosia, fu la prima volta in cui le vidi aprire gli occhi. Erano blu, come quelli di tutti i neonati.

Iniziò a ciucciare, questa volta bevendo latte. Lo ricordo tra i giorni più felici della mia vita.

Ambrosia smise di dormire sempre, e iniziò ad attaccarsi al seno ogni due ore, standoci mezz’ora ogni volta. Non piangeva mai in ogni caso, quando aveva fame semplicemente girava la testa di lato e apriva la bocca. Un gesto che io avevo imparato a conoscere.

L’allattamento fu per entrambe un momento meraviglioso, posso dire tranquillamente il più bello della mia vita. E durò ben 13 mesi.

I primi 6 in via esclusiva senza acqua o camomilla. Nient’altro che latte. Il mio.

Non male per una che non doveva allattare.

Allatttamento SAM

La natura ha fatto il suo corso

Io non so cosa sia accaduto, non so perché il latte non arrivasse, non so perché Ambrosia non volesse il latte artificiale, non so perché lei non aprisse gli occhi, non so perché poi il latte sia arrivato. So solo che lei mi ha aspettato. Senza patemi o stress. Semplicemente dormendo. Come se lei sapesse che io alla fine ci sarei riuscita “a fare il latte”.

Mentre io mi dannavo e colpevolizzavo, lei sembrava serena.

Passati i giorni, avviato con successo l’allattamento, quando ero più tranquilla, ho riflettuto.

Mia figlia è nata con cesareo il 20 aprile 2014, io avrei finito il tempo il primo maggio. Il latte è arrivato il 5 maggio, come se non avessi partorito il 20 aprile ma come se avessi avuto Ambrosia solo qualche giorno prima. Probabilmente è un caso. Ma è un caso che mi ha fatto riflettere su come la natura abbia fatto il suo corso.

Il mio impegno a favore dell’allattamento

Allattamento piazza di Spagna SAM

Dopo questa esperienza, che mi ha profondamente segnata, grazie a due colleghe giornaliste, ma soprattutto mamme meravigliose, come Annarita Carbone e Silvia Sfregola, ho iniziato a impegnarmi attivamente a sostegno dell’allattamento materno con campagne d’opinione e sensibilizzazione, flash-mob per la strada, sostegno ad associazioni impegnate nella diffusione di informazioni sul tema. Queste associazioni, composte da mamme e ostetriche per lo più, sono di enorme aiuto per le donne che si trovino ad affrontare la prima gravidanza non sapendo nulla, proprio come me.

All’ospedale non ho avuto una brutta esperienza per il parto, anzi, sono stata assistita egregiamente dal mio ginecologo di sempre. Ma le informazioni sull’allattamento, così come le strutture che aiutano ad affrontarlo, sono state inesistenti. Ecco che questo gap può essere efficacemente colmato dalle associazioni che si battono anche per maggiore attenzione al tema nelle strutture sanitarie.

Con una di queste associazioni ho girato i Castelli Romani in camper insieme ad altre mamme e a ostetriche per diffondere la cultura dell’allattamento materno, attirando anche l’attenzione del TgR Lazio. E ‘Io Donna’, il mensile del Corriere della Sera, ha pubblicato una mia foto mentre allatto Ambrosia.

Io Donna Allattamento

Ogni volta che guardo quella foto non riesco a non pensare: “Non male per una che…’tanto non allatterai mai’ ”.

 

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di Annarita Carbone