Allattare a tetta alta!

Allattare a lungo

Sono ormai ovunque. Nei supermercati, sulle panchine del parco giochi, per strada e in spiaggia. Le mamme che allattano bambini grandicelli sono sempre più numerose, a dispetto delle facce sorprese e sconcertate di chi proprio non ci può passare. “Allattare un bimbo grande è una cosa sbagliata”.

Questo è il concetto entrato nella nostra cultura da quando, a partire dagli anni 50 e poi di più negli anni 70, il femminismo più sfrenato ha coinvolto molte donne convincendole di dover riacquistare l’indipendenza dopo il parto. Ma l’allattamento non è egemonia del bambino sulla mamma. Non è schiavitù. Tutt’altro. Allattare è libertà. Libertà di girare ovunque senza doversi  trascinare dietro l’occorrente per preparare il biberon. Libertà di soddisfare i bisogni del bimbino e di calmarlo quando è nervoso. Libertà di continuare a dormire di notte mentre lui succhia e dorme avvolto nel calore della mamma.

“Se lo allatti troppo a lungo potrebbe viziarsi e poi sarà difficile staccarlo”, mi ripetono in continuazione.  “Il latte, dopo i primi mesi di vita del bambino, non è più nutriente. Anzi, diventa acqua”.

La peggiore che io abbia mai sentito è però questa: “Allattare un bambino troppo a lungo potrebbe causargli  problemi psichici ”.

Me lo ha detto un medico al quale mi sono  rivolta per un piccolo problema di salute.  Solo le mamme veramente determinate e che credono nell’allattamento materno ignorano questi luoghi comuni e vanno avanti a “tetta alta”. Ci sono invece altre mamme che, sulla scia di questi consigli e un po’ a malincuore, smettono di allattare. Allora perché lasciarsi intimorire e convincere da questi falsi miti?

L’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) si è pronunciata a favore dell’allattamento prolungato stabilendo che il latte materno, da solo, costituisce la fonte nutrizionale necessaria e sufficiente per i primi 6 mesi di vita del bambino e resta l’alimento più importante per tutto il primo anno e anche oltre.

“I motivi per cui si allattano bambini età superiore all’anno – spiegano dalla Leche League – sono  gli stessi per cui si allatta un neonato: è un modo di coccolarli, di rassicurarli e di calmarli. Le mamme allattano i figli più grandicelli perché ne capiscono i bisogni, vogliono dar loro conforto e sicurezza, perché apprezzano la vicinanza che crea l’allattamento, riconoscendone i vantaggi per la salute”.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che il latte materno non cambia la sua composizione per tutta la durata della lattazione. Non è vero che perde il suo valore nutritivo quando il bambino cresce. Anzi, mantiene inalterate tutte le proprietà, compresa quella immunologica che ha protetto il bimbo nei primi mesi di vita.

Il Tas del Ministero della Salute (tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno), rinnovato nel gennaio del 2015, ha riconosciuto l’importanza dell’allattamento al seno oltre il primo anno di vita elencando i benefici per lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino.

Se vuoi saperne di più vai sul link: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=3894&area=nutrizione&menu=allattamento

Allattare un bimbo grande significa creare con lui un rapporto di elevata complicità. Quando il bimbo chiede il seno e succhia, esprime in maniera palese la sua soddisfazione. Anche il neonato esprime il suo senso di appagamento e di benessere al seno ma con un bimbo grande i segnali che arrivano alla mamma sono diversi. Con i gesti compiuti, con la parola, con il comportamento, il bambino più grandicello ci trasmette un mondo d’amore. Lo stesso amore che noi gli trasferiamo con il latte.

“Alcuni tra i bambini fisicamente ed emotivamente più sani che ho incontrato nella mia carriera, sono quelli che sono stati allattai per anni”  – ha dichiarato William Sears (pediatra, padre di 8 figli e scrittore di numerosi libri di pediatria). I bambini più timorosi e attaccati alla mamma sono invece quelli che a cui è stato richiesto di essere troppo indipendenti troppo presto”.

“Un bambino allattato vede tutti i suoi bisogni di dipendenza soddisfatti – continuano dalla Leche League – ed è per questo che la vicinanza e la disponibilità della mamma attraverso l’allattamento è il modo migliore di aiutarlo a crescere. I bambini più grandicelli hanno il mondo intero da esplorare e l’allattamento fornisce loro un momento tranquillo e calmo nella loro vita in costante movimento”.

Io ho sperimentato sulla mia pelle questo tipo di beneficio.

Sto allattando Dario (23 mesi),  nonostante il parere contrario di familiari e amici che continuano a dirmi di smetterla. “Tuo figlio è troppo dipendente da te. Appena ti allontani inizia a cercarti”. Questo è quello che gli altri vedono e io sono felice così.

Sono felice che mio figlio mi cerchi quando non mi vede. Perché quando vado via lui lo sa. Se mi allontano da lui io lo avviso sempre. Mi abbasso, lo guardo negli occhi e gli dico: “Mamma va via per un po’. Torno presto. Tu resti qui e fai il bravo”. Certo, a volte piange ma dura poco.

Quando lo lascio con la babysitter o in una ludoteca, lui gioca ed è sereno. Mangia tutto e dorme. Se non fosse sereno non svolgerebbe tutte queste attività così importanti per lui. Sono convinta che questa sua sicurezza sia data dal fatto che, quando vuole, può venire dalla sua mamma e succhiare liberamente.

Diverso è stato con  Antonio (6 anni). Durante l’inserimento al nido, quando aveva 16 mesi circa, Antonio ha avuto alcuni problemi. Io ero molto presa dal lavoro e lui era spesso affidato alla tata o alla nonna. Cosa non gli piaceva affatto. Durante l’inserimento non voleva che io uscissi dalla classe e anche dopo qualche settimana, faceva un po’ di fatica a rilassarsi. Anche la notte si svegliava spesso. Le educatrici mi consigliarono di smettere di allattare ed io, spinta anche dalle pressioni esterne, mi feci convincere.

Da allora le cose peggiorarono molto. Antonio ha iniziato a manifestare ansia ed insicurezza. Anche ora ha sempre bisogno di mille attenzioni e, fino ad un anno fa,  non mi era possibile lasciarlo in una ludoteca o baby club con degli animatori. Quando ci provano si attaccava a me come una cozza allo scoglio e non c’era verso.

Questo per dirvi:  “I bambini decidono autonomamente quando smettere di succhiare, senza che questo pensiero diventi un’ossessione per noi. Tutti prima o poi perdono interesse per il seno e l’allattamento può proseguire finché il bambino non si senta abbastanza grande da non averne più bisogno” .

 

di Annarita Carbone

Condividi